FRA TRE LITIGANTI CHI GODRÀ ALLA FINE? PROBABILMENTE UN QUARTO. INTANTO ATTORNO TUTTO CONTINUA A CROLLARE, MA "È IL CAPITALISMO, BELLEZZA"

 di Tommaso Maschio  articolo letto 1695 volte
FRA TRE LITIGANTI CHI GODRÀ ALLA FINE? PROBABILMENTE UN QUARTO. INTANTO ATTORNO TUTTO CONTINUA A CROLLARE, MA "È IL CAPITALISMO, BELLEZZA"

Cosimo Sibilia, presidente della Lega D, Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, e Damiano Tommasi, presidente dell'AIC. Questi i nomi dei primi tre candidati alla poltrona di numero uno del calcio italiano. Nella riunione tenutasi ieri a Firenze presso la sede della Lega Pro infatti non è arrivata la fumata bianca con la convergenza delle tre componenti sullo stesso nome e quindi si andrà sparpagliati alle elezioni per la FIGC, ognuno portando le proprie istanze e i propri programmi per provare a convincere Lega A, ancora senza padrone, e Lega B, di Mauro Balata, a convergere su uno dei tre con l'ipotesi da non scartare che alla fine fra i tre litiganti non la spunti un nome esterno (Alessandro Costacurta?) che sparigli le carte in tavola.

Con l'attenzione rivolta alla politica del pallone e alle elezioni intanto in Serie C tutto continua a scorrere inesorabilmente con il solito fuoco incrociato a Vicenza fra proprietà e squadra che fa da preludio a un ormai inevitabile fallimento in corso dei berici. Ieri ha parlato il tecnico Nicola Zanini spiegando che ormai si è all'emergenza anche nella gestione ordinaria della vita (leggasi affitto o spese per il cibo) dopo cinque-sei mesi senza vedere uno stipendio (si parla di 1000-1500 euro al mese, non milioni di euro), oggi invece sarà la volta dei giocatori che daranno la loro versione dei fatti nonostante dalla società sia arrivata l'imposizione del silenzio stampa, ultimo tentativo di Fabio Sanfilippo di allungare l'agonia e non gettare una maschera che ormai non sta più su neanche incollandola. Uno scontro totale che alla fine non vedrà alcun vincitore, ma solo tanti perdenti a partire dai tifosi biancorossi che già in tempi non sospetti lanciavano grida d'allarme rimaste inascoltate, come troppo spesso è accaduto e accade in altre piazze, da chi dovrebbe vigilare e arginare certe derive.

Parafrasando un film di oltre cinquant'anni fa (L'ultima minaccia di Richard Brooks) in cui il protagonista interpretato Humphrey Bogart proferiva la famosa frase: “È la stampa, bellezza! La stampa! E tu non ci puoi far niente! Niente!”, potremmo ben sostituire la parola stampa con capitalismo per rendere bene l'idea dell'ineluttabilità del ripetersi di certe situazioni fallimentari. Senza controlli adeguati, senza regole stringenti infatti il sistema non si autoregola affatto, ma produce solo differenze, scava solchi ancor più immensi e inghiotte storie, blasoni e passione senza neanche chiedere scusa.