LEGA PRO, SERIE C. IL NOME CAMBIA, I PROBLEMI NO. CHI FALLISCE, CHI E' APPESO AD UN FILO. QUANTO DOVRA' DURARE?

Siciliano, palermitano, tifoso del Palermo. Classe '85, dal giornalino scolastico al giornalismo di professione il passo non è breve, ma a volte lo si fa. Le step successivo è TuttoC.com
 di Dario Lo Cascio Twitter:   articolo letto 2468 volte
LEGA PRO, SERIE C. IL NOME CAMBIA, I PROBLEMI NO. CHI FALLISCE, CHI E' APPESO AD UN FILO. QUANTO DOVRA' DURARE?

Alzi la mano chi non è stato felice alla notizia che la Lega Pro sarebbe tornata a chiamarsi Serie C. Magari però qualcuno, e le mani saranno sicuramente di più, si è illuso che col cambio di denominazione sarebbe cambiato qualcosa in terza serie. Ma alla fin fine si è rivelata, per utilizzare un'espressione ultimamente inflazionatissima, soprattutto in ambiente calcistico, una banale operazione nostalgia.

Cosa è cambiato in questa stagione di Serie C? Nulla. Anzi, sembra che vada anche peggio. Già da quest'estate le prospettive erano tutt'altro che rosee. Si voleva tornare a 60 squadre, non ci si è arrivati neanche vicino. Ci si è accontentati di 56, ma poi è stato giustamente ripescato il Rende, e si è arrivati a 57. E allora via alla formula con l'amato/odiato turno di riposo per tutti e tre i gironi.

Poi il caso Modena. Qualcuno aveva sentenziato che non sarebbe più accaduto qualcosa del genere, che una squadra professionistica non sarebbe più scomparsa a stagione in corso. E' successo, proprio quando la Serie C è tornata a chiamarsi Serie C. Come può una società professionistica, con cent'anni di storia, scomparire così? Come lo si può permettere? Come, dopo che era già successo a Parma, Fiorentina, Napoli e così via. 

Poi le cessioni, perfezionate, avviate, appena abbozzate, si sono susseguite. Arezzo, nel primo caso, Vicenza, nel secondo, Akragas, nel terzo. Spesso vicende alla stregua di pantomime di bassa qualità, non ce ne vogliano né cedenti né tantomeno acquirenti. Ma quando una società viene ceduta a stagione in corso si ha sempre la sensazione che si sta lasciando una barca che affonda, che la progettualità è solo un vocabolo da usare in sede di presentazione.

Vigileremo, ha detto Gravina, presidente della Lega Pro, su queste cessioni. D'accordissimo, ma quando vigili dopo che già qualcosa di sbagliato è avvenuto forse ti sei perso un pezzo. E la colpa chiaramente non può essere attribuita al solo Gravina, alla sola Lega Pro. Continuiamo a veder scomparire società, a vedere cessioni più o meno trasparenti, identità che cambiano proprietario ogni due o tre anni. Il professionismo, anzi, il Professionismo, non può avere quest'immagine. E per cambiare, non basta cambiare il nome. L'influenza non si cura con una mentina.

Si parla tanto di cambiare il calcio italiano, dopo il fallimento della Nazionale. Ma ci chiediamo questo "propositivismo" (concedeteci il probabile neologismo) di facciata quanto ancora dovrà durare, dalla Nazionale alla Serie C e anche più giù. Quando, invece delle chiacchiere, invece delle minacce verbali, invece di trovarci a rammaricarci di fronte ai casi Modena, si farà realmente qualcosa.