Poggibonsi, Graziani si presenta: "La salvezza? Non è semplice, ma io ci metterò tutto il mio lavoro"

05.03.2014 11:20 di Valeria DEBBIA  articolo letto 1360 volte
Archimede Graziani
Archimede Graziani

Archimede Graziani è il nuovo allenatore del Poggibonsi ed è stato presentato nella sala stampa dello Stadio Stefano Lotti, alla presenza del Presidente dei Leoni Antonello Pianigiani e del Direttore Sportivo giallorosso Giuseppe Cianciolo: "Desidero innanzitutto ringraziare chi mi ha preceduto per il grande lavoro che ha fatto ed auguro a Tosi le migliori fortune. Oggi (ieri, ndrè il mio primo giorno qua a Poggibonsi e non voglio sentire paragoni con chi ha lavorato qui prima di me. Io parlerò e sarò responsabile di quello che succede da oggi fino alla fine della stagione" ha esordito il neotecnico, come riportato dal sito ufficiale uspoggibonsi.it.

Sulle armi da utilizzare per centrare la salvezza, Graziani è stato chiaro: "Fondamentali saranno i nostri tifosi perché senza di loro noi possiamo fare poco. Quando sono venuto qua a Poggibonsi da avversario sono rimasto favorevolmente impressionato dalla gradinata giallorossa ed in queste ultime e decisive otto gare il pubblico deve essere dalla nostra parte per darci una grande mano. I nostri tifosi devono essere quelli che capiscono la nostra situazione e magari qualche fischio vediamo di rimandarlo alla prossima stagione, adesso non serve. Mi auguro di riuscire a salvare questa squadra, non è semplice, ma io ci metterò tutto il mio lavoro".

Per giudicare appieno la rosa dei Leoni il tecnico ha ancora bisogno di tempo: "Oggi guarderò per la prima volta come lavorano i ragazzi e da domani (oggi, ndr) saprò dire certamente qualcosa in più. Un'idea del gruppo me la sono fatta, ma me la tengo per me ed è un'idea molto chiara anche grazie ai colloqui che ho avuto con il direttore Cianciolo".

A livello tattico sottolinea: "Non parlo di tattica ma di idee: io voglio dare un'idea di calcio alla mia squadra. Più idee abbiamo e più saremo bravi, viceversa meno idee avremo e meno saremo bravi. Ma è importante sottolineare che le idee si coltivano con il lavoro quotidiano, anche se il tempo a disposizione per coltivarle è adesso ristretto".

La tesi finale del corso Master per allenatori di Prima Categoria Uefa Pro di Graziani è intitolata "Le competenze comunicative dell'allenatore di calcio": inevitabile quindi chiedergli se la sua comunicazione guarda più a Zeman o a Mourinho? "La comunicazione è un veicolo importante sotto tanti punti di vista. Io qua devo trovare delle motivazioni per la squadra ed in questo sono bravo. In questo momento dobbiamo esser bravi a parlare poco di calcio per far star sereni i giocatori. Dobbiamo vivere in maniera serena queste otto domeniche perché è il momento clou della stagione. Zeman o Mourinho? Io sono Graziani e faccio il Graziani".

L'ex Mantova spiega cosa rappresenta Poggibonsi per la sua carriera: "Nelle società nelle quali ho lavorato e che mi hanno dato degli obiettivi, questi sono sempre stati raggiunti mentre quando gli obiettivi non erano chiari ci sono sempre stati problemi come è normale che sia. Io, grazie ai presidenti che mi hanno dato fiducia, ho avuto tante tappe importanti nella mia carriera e Poggibonsi spero che sia uno step lungo, mi piace l'ambiente e sono rimasto colpito in positivo dai tifosi giallorossi. E per quanto lo conosca ancora poco, a pelle mi sento di dire che si sta creando un buon rapporto anche con il Presidente Pianigiani".

Non manca infine un accenno alla sua carriera: "Da giocatore ho fatto tanta Carrarese, Olbia e poi un grosso infortunio al ginocchio mi ha fermato. Nel frattempo sono diventato insegnante di educazione fisica ed ho praticato altri sport che mi hanno permesso di conoscere ancora di più l'attività fisica. Durante l'Isef sono anche diventato allenatore e poi mi sono specializzato con il Master di cui abbiamo parlato poco fa. A livello di allenatore ho fatto tanta gavetta in Interregionale ed in campionati inferiori che mi hanno dato ed insegnato tanto. Nei Pro ho vinto un campionato a Mantova, una piazza dove se conquisti il secondo posto è una sconfitta e dove avevo a che fare giornalmente con cinque/sei giornalisti ed altrettante televisioni. Da lì è nata la mia idea di tesi".