Scarcella dopo l’esclusione del Rimini: “Il club non è mai stato davvero mio”

Scarcella dopo l’esclusione del Rimini: “Il club non è mai stato davvero mio”TMW/TuttoC.com
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Oggi alle 13:45Girone B
di Laerte Salvini

Nell'intervista concessa ai colleghi di TMW, Giusy Anna Scarcella interviene dopo l’ufficiale esclusione del Rimini dalla Serie C e la revoca dell’affiliazione FIGC, ricostruendo le tappe principali di una gestione che definisce segnata da ostacoli continui. “La strada del Rimini, quando sono arrivata, era già in salita”, esordisce.

Scarcella spiega perché aveva scelto di acquistare il club: “La bozza di bilancio non era disastrosa, c’erano crediti da riscuotere. Il calcio garantisce visibilità e pensavo fosse un’opportunità”. Ma sin dall’inizio, racconta, si è trovata di fronte “una guerra al massacro”, con contestazioni che avrebbero allontanato sponsor e investitori.

Il tema del sequestro delle quote, sottolineato da TMW, ha reso tutto più complicato: “Il Tribunale ha nominato un custode giudiziario. Il Rimini, di fatto, non è mai stato mio: non potevo partecipare alle assemblee, mentre tutti volevano dirmi cosa fare”. A fine agosto la decisione di mettere il club in vendita: “Ho fatto tutto ciò che potevo, anche economicamente. Ho chiesto aiuto al sindaco, ma non ho mai ricevuto risposta”.

La trattativa con il gruppo legato a Nicola Di Matteo sembrava aver risolto la situazione, fino al nuovo blocco: “Il preliminare era firmato, loro hanno pagato il dissequestro, ma gli avvocati di Rota si sono opposti. Io ero convinta che il club fosse venduto”. Nel frattempo, racconta Scarcella, custode e sindaco unico “avevano già presentato istanza di fallimento senza avvisarmi, mentre stavo perfezionando la cessione”.

La conclusione è amara: “Dire che ho gestito il club è una supercazzola. Tornassi a luglio, non prenderei nemmeno la squadra dell’oratorio. È stato un percorso disintegrante: il calcio non mi appartiene”.