IL FATTO DELLA SETTIMANA - LA COPPA ITALIA: PALCOSCENICO SNOBBATO DALLE GRANDI DOVE LE PICCOLE COSTRUISCONO FAVOLE. NOVARA ED ENTELLA SULLE ORME DI PORDENONE, ALESSANDRIA E NON SOLO

08.12.2018 00:00 di Valeria Debbia Twitter:    Vedi letture
IL FATTO DELLA SETTIMANA - LA COPPA ITALIA: PALCOSCENICO SNOBBATO DALLE GRANDI DOVE LE PICCOLE COSTRUISCONO FAVOLE. NOVARA ED ENTELLA SULLE ORME DI PORDENONE, ALESSANDRIA E NON SOLO

Settimana di Coppa Italia quella che si va chiudendo: un trofeo spesso snobbato dalle grandi, che investono poco su queste gare, affrontandole con le seconde linee e rimediando a volte figuracce non indifferenti. E' il caso ad esempio del Genoa, eliminato da una mai doma Virtus Entella, andata due volte in vantaggio, vistasi recuperare solo dal dischetto e capace di portare i rossoblù ai rigori all'ultimo respiro, fino a completare l'opera proprio da quegli undici metri fatali. Ma non possiamo dimenticare il Catania, che contro il Sassuolo ha sfoderato una prestazione gagliarda, seppur sfortunata e influenzata negativamente da due soli errori difensivi che hanno regalato il passaggio del turno agli emiliani, non rendendo del tutto giustizia alla gara positiva degli etnei. O il Sudtirol, che ha dovuto soccombere solo agli episodi e alle decisioni arbitrali - tra cui un fuorigioco dubbio e un rigore non dato - a cancellare i sogni di gloria degli altoatesini contro un Torino troppo modesto per apparire vero. Solo la sorte ha invece voluto che una tra Novara e Pisa avesse in un certo senso il cammino spianato verso gli ottavi di finale, visto che queste due squadre di C si sono ritrovate a doversi scontrare fra di loro. Chi si aspettava una gara dai contenuti poveri è rimasto deluso: ne è uscito un 3-2 ricco di reti di pregevole fattura, di ribaltamenti di fronte, fino al colpo di scena finale.

Ma le rappresentanti della Lega Pro sono abituate a regalarci storie di questo genere in Coppa Italia: gli ultimi 10 anni ce ne hanno raccontate parecchie. Partiamo dal raggiungimento degli ottavi di finale da parte del Pordenone nell'edizione della scorsa stagione (Matelica, Venezia, Lecce e Cagliari hanno dovuto soccombere sotto i colpi dei neroverdi, che si sono arresi solo ai rigori all'Inter a San Siro), poi ricordiamo la favola Alessandria nell'edizione 2015/16: sfida dopo sfida i grigi sono riusciti a conquistare la semifinale, dove in un doppio incontro pieno di adrenalina hanno ceduto il passo solo al Milan, dopo aver eliminato nell'ordine AltoVicentino, Pro Vercelli, Juve Stabia, Palermo, Genoa e Spezia.

E ancora prima, spulciando gli almanacchi degli ultimi dieci anni, analizzando quindi anche il periodo in cui la Lega Pro era divisa tra Prima e Seconda Divisione, sono state Frosinone, Lumezzane, Novara, Padova e Ravenna (in realtà tutte esponenti della terza serie, nessuna della quarta, allora pur presente) a deliziare i palati dei propri tifosi: il Frosinone nell'edizione 2013/14 arrivò al quarto turno, dopo aver sconfitto L'Aquila, Modena e Cagliari, soccombendo solo all'Avellino. Un passo ulteriore quello di Lumezzane e dello stesso Novara nell'edizione 2009/10 vista la qualificazione agli ottavi: i rossoblù - ora spariti dal panorama professionistico - cedettero il passo solo all'Udinese, dopo essersi sbarazzati di Fano, Gallipoli, Ancona e persino dell'Atalanta. Gli azzurri riuscirono a concedersi il lusso di varcare il tempio del 'Meazza' per affrontare il Milan, che li eliminò, non prima di aver fatto fuori - calcisticamente parlando - Pescina VG, Modena, Parma e Siena. Chiudiamo con l'edizione 2008/09 dove a risplendere furono le stelle di Padova e Ravenna, entrambe eliminate al quarto turno: i biancoscudati ad opera del Catania (prima però avevano fatto lo scalpo a Pontedera, Piacenza e Chievo), i giallorossi ad opera del Genoa (dopo aver combattuto e battuto con Castellarano, Rimini e Palermo).

Insomma la realtà è che dalla terza serie c'è stata una indubbia progressione continua, laddove invece non solo le cosiddette big di A e di B ma un po' tutte le squadre di categoria superiore si sono adagiate, ritenendo la Coppa più un intralcio ai piani di campionato che un trofeo da conquistare per poi poterlo sfoggiare nel proprio palmares. Mentre per le società di Serie C diventa il palcoscenico ideale dove far (ri)conoscere i propri sforzi. D'altronde chi ha mai detto che una squadra di C non può eliminare una di A?