SERIE C, LA RINASCITA. "C" COME... CHE BELLO!

Nata nello stesso anno dei "Simpson", pensando che questo non sia un caso.
Collaboratrice di TuttoC.com e TuttoMercatoWeb.com, se capita anche in radio e tv. Appassionata di calcio, quello vero.
18.04.2019 00:00 di Claudia Marrone Twitter:    Vedi letture
SERIE C, LA RINASCITA. "C" COME... CHE BELLO!

Una nuova Serie C. Che bello!
Lo speravo, da tanto. Perché sono da sempre legata a questa categoria, che mi ha fatto muovere i primi passi nel mio lavoro, che ancora consente di creare rapporti umani utili ad arricchirti umanamente e professionalmente. Una serie bistrattata da tutti, come fosse un disonore occuparsene o giocarci, ma una serie ora pronta a tornare ai fasti di un tempo.
Il percorso sarà lungo, ma la Lega Pro è pronta ad affrontarlo. Probabilmente anche con l'appoggio di una rigenerata FIGC, Gravina conosce bene il panorama della Serie C e di certo non sarà di ostacolo alla sua crescita.

Della nuova riforma ne ha già parlato il mio collega Tommaso Maschio nell'editoriale di ieri, ma non posso esimermi dal dare anche il mio parere in merito. Pure se non richiesto... certo, “non richiesto” no così tanto, il direttore mi obbliga a pubblicare l'editoriale!
E veniamo quindi al dunque. La vera grande novità, che scatenerà una serie di reazioni a catena, è quella dell'addio ai limiti nella lista over: in parole semplici, giocherà di nuovo chi merita e no chi ha una carta di identità nei limiti (limiti che per altro erano bassi, a 24 anni non si può essere considerati vecchi). Mossa di non poco conto, perché da qui potrebbe partire un grande effetto domino, come detto, che risolleverà non solo la Serie C ma probabilmente tutto il calcio italiano.
Con squadre più esperte, il campionato di terza serie diventerà sicuramente più competitivo, è di solito l'amalgama “giovani-vecchi” a rivelarsi vincente, e con un tasso tecnico più elevato non solo si guadagnerà maggiore appeal, ma si avrà anche una crescita più solida dei giovani meritevoli che andranno a confrontarsi anche sotto il profilo umano con chi può formarli in modo anche diverso da un allenatore. Non solo, questo aspetto unito alla riduzione del numero dei prestiti, obbligherà tutti i club a investire maggiormente nei propri vivai (non è che devono solo crescere i talenti delle big di Serie A) e di conseguenza nelle strutture, andando a creare anche una certa scrematura tra proprietà più lodevoli e meno lodevoli, per quanto poi situazioni “Matera style” - per citarne una -, non dovrebbero più vedersi grazie alla black list federale stilata dalla Federazione stessa e alla modifica dell'articolo 49 del NOIF, che va a premiare club virtuosi in chiave ripescaggio: certo, retrocedere per poi essere magari subito ripescate non è il massimo, ma le storture di questa stagione sono sotto gli occhi di tutti, occorre solo arrivare quanto prima alla fine e mettersi tutto alle spalle. Ma non finisce qui: trasversalmente può questo essere un incentivo allo sviluppo concreto delle Squadre U23, poiché i club di A, non potendo più contare su “allevamenti intensivi" di prestiti, prima di salutare possibili talenti andranno forse a investire sulle Seconde Squadre. Non che sarà subito tutto funzionale, ma diamoci del tempo, la Spagna o la Germania vittoriose dei Mondiali hanno insegnato che alla lunga la programmazione paga: il tutto e subito – che credetemi, piacerebbe tanto anche a me nella vita – non funziona.

Risvolto della medaglia. Con meno prestiti e valorizzazioni, senza limiti alle liste over, club che hanno fatto della gioventù (anche valorizzata) la loro forza, dovranno cambiare strategie. E probabilmente per alcuni di essi sarà un problema, perché non tutte hanno il Giovannini di turno.
Per chi non lo sapesse, Paolo Giovannini è il DG del Pontedera, uno dei club che ha fatto veramente da fucina alle categorie superiori, sia per valorizzazione dei giovani dei vivai altrui sia per scoperta di elementi che ora calcano tranquillamente i campi della B (Settembrini del Cittadella, Arrighini del Carpi, Bartolomei dello Spezia per citarne alcuni). I costi di gestione adesso dovranno sicuramente essere diversi, ma non sarà questo un problema per una società sana, e non credo nemmeno sarà un problema costruire un proprio vivaio giovanile, che in realtà già c'è con grandi risultati e deve solo essere implementato: Giovannini non ha mai sbagliato un giovane, e neppure una scommessa proveniente dalla Serie D, tutto sta nel dare loro nuova collocazione. E starà tutto nello scegliere giocatori esperti che non faticheranno ad accettare la proposta di una società che si è garantita, con il duro lavoro, la stima di importanti squadre.
I problemi magari saranno per chi Giovannini non lo ha, ma potrebbe essere questo un modo anche per ridare valore alle figure dei direttori sportivi. E magari anche delle aree scouting, ancora troppo emarginate nella cultura sportiva italiana.

Questa Serie C mi piace sempre di più, ma è ovvio che l'entusiasmo va smorzandosi quando viene ricordato che oggi il campionato non si giocherà solo sul campo, con il Girone A impegnato nel turno pre pasquale, ma anche in tribunale: la Lucchese, infatti, dovrebbe conoscere l'esito della vicenda legata alla fideiussione, che è poi, a oggi l'ultimo problema del club. Perché il vero problema è che ai dipendenti hanno provato a togliere quella dignità che invece loro non si sono mai fatti togliere, lottando con le unghie e con i denti: qualche volta mi sono presa delle sonore tirate d'orecchio per aver difeso troppo la squadra, per aver fatto passare da “eroi” un gruppo di folli che invece di abbandonare la barca ha deciso di starci sopra, ma come si fa a non stare dalla parte di questi ragazzi? Che è l'esatto opposto a quella di una proprietà malata che merita la radiazione dal calcio. Ma i dipendenti non c'entrano. Sono due storie quelle che racconta la Lucchese, ultima delle disastrate (il Cuneo pare essersi risollevato).
Viene difficile adesso pensare a un'estromissione del club dalla categoria, dopo oggi mancherebbero due giornate al termine, e una revisione completa del girone di ritorno dovuta alla possibile cancellazione del club dalla categoria, creerebbe non pochi squilibri sia nella lotta al vertice che in quella alla salvezza, quasi a margine di un campionato che di problemi e alterazione ne ha subite fin troppe. Certo, tutto a discapito dell'Albissola, club sano che non ha brillato solo sul campo: come sempre, un qualche rovescio della medaglia c'è.
E nessuno parteggia per nessuno, ora più che mai, con le nuove riforme, voglio guardare avanti. Alla nuova Serie C. Come "C" di CHE BELLO!