Tomei, l’uomo del '10': Ascoli in B tra lezioni, identità e un popolo che spinge

Tomei, l’uomo del '10': Ascoli in B tra lezioni, identità e un popolo che spingeTMW/TuttoC.com
Francesco Tomei
Oggi alle 08:40Primo piano
di Valeria Debbia

Il numero 10 come filo rosso di una stagione irripetibile. Dieci le giornate di squalifica, dieci le vittorie consecutive nel girone di ritorno, dieci i gol segnati nei playoff che hanno riportato l’Ascoli in Serie B. E dieci, curiosamente, anche il giorno di nascita di Francesco Tomei, l’allenatore che ha guidato i bianconeri alla promozione.

Nell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, Tomei racconta la sua annata con lucidità e gratitudine, partendo da ciò che più lo ha colpito: il legame tra la città e la squadra. “Questo è un popolo particolare. Ascoli vive il calcio trasmettendo il tifo dal papà al figlio e al nipote”, dice il tecnico, che ammette di non aver mai visto un ambiente simile nelle sue esperienze in giro per l’Italia.

La lezione delle squalifiche - Il “10” che ha segnato di più la sua stagione, però, è quello delle giornate di stop. “È stata una lezione. Da lì in poi sono cambiato, ho capito che dovevo migliorare anche sotto questo aspetto”, spiega Tomei, ricordando l’episodio della bottiglietta lanciata per stizza e interpretata dall’arbitro come gesto ostile. Paradossalmente, quella punizione gli ha offerto una nuova prospettiva: “Veder la partita dall’alto è molto meglio. Dalla tribuna ho avuto tutto sotto controllo e questo mi ha aiutato”.

Identità, gioco e consapevolezza - Il suo Ascoli ha convinto per idee e coraggio, anche nella costruzione dal basso, spesso al limite del rischio. Una scelta precisa: “Penso che il calcio vada in quella direzione: per dominare la partita lo devi fare partendo dal basso, dal portiere”.

La forza del gruppo è stata la chiave: “La squadra ha preso consapevolezza, divertendosi e crescendo, quelle cose che vorresti non finissero mai”.

E quando il campionato è sfumato all’ultima giornata, niente drammi: l’Ascoli ha trasformato la delusione in energia, arrivando ai playoff con la stessa identità e una nuova fame.

La gestione emotiva e la scuola pescarese - Tomei rivendica l’importanza del lavoro sulle emozioni, soprattutto nella fase decisiva della stagione: “Pensi all’aspetto emotivo e a recuperare la gente”. Un approccio maturato anche grazie agli anni accanto a Eusebio Di Francesco, con cui condivide origini e formazione nella “scuola pescarese” degli allenatori.

Il futuro e una promessa - Ora è tempo di festeggiare, senza dimenticare che la Serie B richiederà un altro salto di qualità. Ma prima, Tomei chiede una pausa: “Adesso godiamoci la festa. E fatemi fare un po’ di vacanza”. Magari più di dieci giorni, concede sorridendo: “La famiglia lo merita”.