Zola: "La C è il motore della riforma. Ora serve una rivoluzione culturale"
Gianfranco Zola guarda al futuro del calcio italiano partendo dalla base, quella che conosce meglio: il mondo della Serie C. In un’intervista a Tuttosport, l’ex fuoriclasse del Cagliari e del Chelsea ha ribadito il valore strategico della terza serie, oggi al centro della riforma ideata insieme al presidente di Lega Pro Matteo Marani.
“Ci stiamo provando. Non è perfetta, ma nulla lo è: è un modo di iniziare, la differenza la fanno i club”, spiega Zola, sottolineando come il nuovo modello premi le società che investono in strutture, tecnici qualificati e giovani del vivaio. Un cambio di passo che richiederà tempo: “Ci vorrà tanto lavoro: non è un percorso di uno o due anni”.
La rivoluzione culturale della C - Per Zola, la riforma non è solo tecnica ma soprattutto culturale. “Perché non può farlo una piccola realtà di Serie C o D? Il principio è finanziare in maniera capillare perché i ragazzi crescano giocando a calcio”. Un approccio che richiama l’esempio del tennis italiano, rinato grazie a un investimento diffuso e strutturato.
Playoff da record e responsabilità crescenti - La stagione appena conclusa ha confermato la vitalità della categoria: “I playoff hanno visto crescere del 30% gli spettatori e del 37% gli incassi. È un grande risultato, che dà responsabilità: ora bisogna aumentare ancora la qualità”.
Numeri che certificano il ruolo centrale della C nel panorama nazionale, non solo come trampolino per i giovani ma anche come movimento capace di generare entusiasmo e partecipazione.
Seconde squadre e tutela delle piazze storiche - Zola affronta anche il tema delle seconde squadre, oggi al centro del dibattito: “Esistono in Spagna da 40 anni. È importante il principio: se aiutano a migliorare il movimento azzurro, ok”. E aggiunge un passaggio significativo: “Abbiamo chiesto un’attenzione particolare per le piazze storiche della C nelle riammissioni”.
Il lavoro con Marani - Infine, Zola conferma il suo impegno diretto nel progetto della Lega Pro: “Sono contentissimo di aver dato la mia disponibilità a lavorare con Matteo Marani e tutto il suo gruppo. Stiamo cercando di lavorare per il sistema e il nostro percorso non è finito”. Un messaggio chiaro: la Serie C non è più solo un campionato, ma un laboratorio decisivo per il futuro del calcio italiano.
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