LA SERIE C DA PALESTRA DEL TALENTO A PANTANO. QUESTO REGOLAMENTO UCCIDE LA CRESCITA DEI GIOVANI. DA PROSPETTI A FUORI ETA' NEL GIRO DI POCHI MESI. LA TERZA SERIE NON È UN CAMPIONATO UNDER23

Classe 1975, ex attaccante col vizietto del giornalismo. In carriera ha vestito, a suon di gol, le maglie di Pisa, Ascoli, Reggina, Napoli e Lecco.
 di Gianluca Savoldi  articolo letto 2656 volte
LA SERIE C DA PALESTRA DEL TALENTO A PANTANO. QUESTO REGOLAMENTO UCCIDE LA CRESCITA DEI GIOVANI. DA PROSPETTI A FUORI ETA' NEL GIRO DI POCHI MESI. LA TERZA SERIE NON È UN CAMPIONATO UNDER23

Lo "sport" si differenzia dal “gioco" in primis per lo spirito competitivo che lo caratterizza a prescindere dal fatto che venga praticato a livello professionistico o per puro diletto. Persino in uno sport closed skills c’è competizione. Prendiamo il nuoto per esempio: si è principalmente in gara con sè stessi (battere il proprio record significa superarsi), con le diverse specialità (ognuna richiede stili e performance diversi) e al tempo stesso con gli avversari (la cui presenza indirettamente condiziona i propri risultati, tempi, qualificazioni, podio etc). Negare la competizione è negare lo sport. Il calcio è uno sport open skills di squadra: le situazioni sono imprevedibili per la presenza di diversi fattori climatici (e di campo) ma soprattutto per la presenza di ben undici avversari e dieci compagni le cui azioni e interazioni si concatenano in un ciclico causa/effetto che determina infinite varanti e questa è la cosa che lo rende particolarmente affascinante. Nel calcio ci sono più gare nella gara stessa, più del nuoto per esempio: c’è il diretto avversario, il cosiddetto duello, l’avversario (o gli avversari) intesa come squadra in quella partita, ci sono i compagni di squadra. Ebbene sì, la competizione con i compagni per il posto in squadra perchè il coach sceglierà i migliori per la partita. I migliori in base a cosa? Al fattore campo (climatico), alle caratteristiche degli avversari, alle caratteristiche del modello tattico (quindi in relazione agli altri elementi del reparto e dei reparti), alle condizioni psico-fisiche individuali. L’allenatore, che non ha in tasca ricette universali per qualsiasi elemento,  squadra, avversario, ha come mezzo migliore per accompagnare i suoi nel processo di crescita LO STIMOLO. La scelta della formazione titolare è uno degli stimoli più importanti che ha a disposizione. In primo luogo perchè grazie al merito i suoi si impegneranno al massimo per giocare dal primo minuto (e quindi cercheranno di superare sè stessi ed i compagni durante la settimana migliorando le proprie performance) ma, oltre allo stimolo intrinseco che la scelta della formazione trasmette al team, potrà fare in modo che la sua scelta diventi un messaggio diretto ai singoli elementi (ti stai allenando male torna ad allenarti meglio, continua così hai la mia fiducia i risultati arriveranno,etc etc). Non tutti i giocatori sono uguali ed ognuno va gestito in modo completamente diverso dall’altro. E il modo migliore di gestire un giocatore oggi può essere quello sbagliato domani. Togliere il merito significa CONDIZIONARE il coach nella scelta della formazione quindi FALSARE un campionato. Togliere dalle mani del coach lo stimolo della meritocrazia vuol dire impedire ai giocatori di crescere. come nella vita...
Più che la primavera, la nostra C è sempre stata la vera gavetta per giocatori che hanno la  strada sbarrata verso il ruolo di titolare. Avete capito bene GAVETTA. Non CULLA, BAMBAGIA. Nella nostra Serie C, ricca di piazze importanti, il giovane forgiava il carattere, faceva esperienza, migliorava, grazie allo stimolo della competizione con gente affamata che si aggrappava a quel posto a quella maglia per mantenere la famiglia (perchè giocare in C è sempre stato un privilegio ma non di certo economico). È nella nostra C in cui ho visto giocare personalmente giocare per merito (e non per regola) Di Natale (Iperzola, 209 gol in serie A,) Signori (Leffe, 188 gol), Toni (Lodigiani, 155), Filippo Inzaghi (Leffe, 156), Montella (Empoli, 141) e via discorrendo…
Con il regolamento attualmente in corso si è creato un grosso equivoco sia nei club che nei giovani calciatori. Da un lato i club sono sotto ricatto economico e basano la sopravvivenza sul minutaggio, dall’altro i ragazzi si trovano a giocare senza essersi realmente guadagnati il posto e le loro aspettative salgono. Così facendo abbiamo creato anche dei TIFOSI DI SERIE C costretti ad assistere ad uno spettacolo povero di valori e di qualità. Si dice spesso che i giocatori oggi sono senza bandiera ma è impossibile per loro crearsi bandiere se devono cambiare spesso club per regolamento se sopra i 23 anni. Età sopra la quale ragazzi super coccolati e messi in campo per ragioni economiche (invece che per merito) si trovano improvvisamente penalizzati perchè over. Da giovani protetti a fuori età penalizzati. Nel frattempo si erano anche illusi di essere bravi magari e avevano messo da parte studi e lavoro (perchè fare i professionisti in serie C è un bell’impegno lavorativo).
O si fa una under 23 vera (come va fatta) oppure non si fa. Queste vie di mezzo sono inutili e dannose. Che poi le seconde squadre in Italia già esistono e si chiamano Primavera sulle quali invece varrebbe realmente la pena di intervenire drasticamente per ciò che concerne i limiti di età. Un 98 in primavera, oggi come oggi, a meno che sia già (realmente) nel giro della prima squadra, non ha senso...