Campobasso, Calabrese evoca Turner: "Come il pittore nella tempesta, superiamo i nostri limiti"

Campobasso, Calabrese evoca Turner: "Come il pittore nella tempesta, superiamo i nostri limiti"TMW/TuttoC.com
© foto di Nicola D'Elisiis
Oggi alle 21:45Girone B
di Valeria Debbia
Il vice allenatore rossoblù analizza l'1-1 con la Torres e il quinto risultato utile di fila: «Dobbiamo affrontare le difficoltà dall'interno per crescere e ritrovare il successo in casa».

Quinto risultato utile di fila per il Campobasso che, però, contro la Torres, non riesce ad andare oltre all'1-1. In sala stampa - in considerazione della lunga squalifica inflitta a mister Mangia - è il vice Davide Calabrese ad analizzare la prestazione dei lupi molisani.

Mister, siamo a ottobre e soprattutto in casa si continuano a vedere partite molto simili: il Campobasso crea tanto, domina a lungo, non concretizza e poi viene punito da un episodio. Cosa bisogna fare per invertire questo trend?

«Sicuramente è stata una partita molto simile a quella contro il Pineto. Nel primo tempo abbiamo creato tanti presupposti per andare in vantaggio. Già al quinto minuto Bifulco si è trovato a tu per tu con il portiere, poi è successo altre due volte con Prado. Abbiamo creato quattro o cinque situazioni nitide, oltre a qualche conclusione dalla distanza con Stoppa, senza però riuscire a concretizzare. Poi siamo riusciti a segnare su palla inattiva e loro non avevano mai subito un gol in questo modo. Eravamo stati bravi a sfruttare quella situazione. Nello spogliatoio avevamo detto che un singolo episodio avrebbe potuto cambiare l'inerzia della partita e così è stato. Nel secondo tempo è venuta fuori una gara più sporca. Loro, sia nel primo sia nel secondo tempo, hanno cercato molto le verticalizzazioni alle spalle della nostra linea difensiva. L'avevamo preparata così, l'avevamo analizzata e sapevamo che avrebbero potuto crearci difficoltà. Poi abbiamo preso gol su un calcio d'angolo che, secondo me, è molto dubbio. Non voglio cercare alibi, ma Papini lascia sfilare una palla su cui probabilmente subisce anche fallo. Ho sentito il quarto uomo dire che non c'era corner, mentre l'arbitro lo ha assegnato. Da quell'angolo è nato il pareggio. Alla fine stiamo commentando un pareggio arrivato in questo modo. Erano due squadre che arrivavano da quattro risultati utili consecutivi e volevamo dare continuità, possibilmente con una vittoria da regalare ai nostri tifosi, che attendono il successo casalingo dalla prima giornata. È vero, questo copione si sta ripetendo e ci stiamo lavorando. Però sono convinto che, continuando a creare così tante occasioni, alla lunga arriverà anche una percentuale realizzativa più alta. Ne sono certo».

La sua espressione sembra più delusa per la prestazione che per l'episodio del pareggio. Forse il Campobasso non è più riconoscibile come nelle prime giornate e manca un po' di qualità. Inoltre, perché avete sostituito Stoppa?

«Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, questa è una squadra che ha qualità. Dobbiamo sicuramente avere maggiore continuità nella gestione del pallone, che deve diventare un'arma in più per noi. Abbiamo avuto un netto predominio nel primo tempo, anche se potevamo essere più continui. È vero che abbiamo sbagliato diversi passaggi e controlli, concedendo qualche ripartenza, ma nel complesso non ricordo particolari occasioni create dalla Torres, a parte il tiro dalla distanza nel finale del primo tempo. Stoppa ha praticamente sempre giocato ed è uno dei giocatori con più minutaggio. Davanti abbiamo calciatori di qualità che si allenano sempre al massimo. Non abbiamo alcun problema a effettuare cambi perché sappiamo che chi entra può darci lo stesso contributo di chi parte titolare. Non è una questione tecnica. Era una scelta legata alla necessità di avere più brillantezza, maggiore aggressività in pressione sui loro centrali e una migliore copertura del campo».

C'è amarezza perché la partita ricorda molto quella con il Pineto. Il Campobasso crea, produce gioco, incontra una squadra forte come la Torres ma poi si ritrova ancora una volta a recriminare. È una questione di concentrazione?

«Avevamo detto proprio questo nello spogliatoio: queste sono partite in cui gli episodi fanno la differenza e cambiano l'inerzia dell'incontro. Noi eravamo riusciti a farlo con il gol di Corbo su calcio d'angolo, sottolineando ancora una volta che la Torres non aveva mai subito una rete da palla inattiva e siamo stati i primi a riuscirci. Nel secondo tempo abbiamo concesso un po' più di campo, perso qualche distanza e loro sono venuti fuori. La Torres è una squadra importante, molto forte in entrambe le fasi. È tra le migliori per transizioni offensive e, statisticamente, attaccanti come Scotto e Di Stefano sono tra quelli che tirano di più in porta. Detto questo, oggi tutta questa loro predominanza non l'ho vista perché i nostri ragazzi sono stati molto bravi a limitarne le qualità. Resta l'amaro in bocca, perché volevamo conquistare i tre punti, però diamo continuità ai risultati. Questo è il quinto risultato utile consecutivo. Adesso ci aspetta una trasferta molto impegnativa contro il Ravenna. Da martedì prepareremo quella sfida, analizzeremo con calma la gara di oggi e lavoreremo sugli aspetti da migliorare».

Il Campobasso ha tanti giocatori offensivi di qualità che amano ricevere il pallone sui piedi. C'è la volontà di sviluppare maggiormente il gioco sulle corsie esterne per avere soluzioni offensive differenti?

«Sì, anche se ogni partita richiede una strategia diversa. La Torres è una squadra che lavora molto bene nei duelli individuali. Oggi, rispetto ad altre volte, abbiamo cercato maggiormente la profondità sia per gli attaccanti sia per il trequartista che si inseriva tra i centrali. Contro squadre che difendono così forte uomo contro uomo, questa è spesso la soluzione che può creare maggiori problemi. Sugli esterni avevamo anche qualche difficoltà. Cristallo e Coccia si erano fermati durante la settimana per problemi fisici e siamo stati costretti ad adattare Celesia, che comunque ha disputato una buona partita. Quando è uscito Pierno, abbiamo inserito Cristallo, recuperato praticamente in extremis in mattinata, e poi anche Coccia, perché Papini aveva un problema alla spalla».

Nel secondo tempo la squadra è sembrata imbottigliata centralmente. Si può lavorare maggiormente sulle fasce per rendere il gioco più arioso?

«Le corsie esterne sono zone che noi cerchiamo già di occupare con il terzino, con la punta che viene a lavorare lateralmente e con il trequartista. Contro una difesa a cinque non è semplice perché ci si trova spesso di fronte al loro quinto di centrocampo, ma è una situazione che prepariamo e sviluppiamo attraverso movimenti codificati, coinvolgendo anche la mezzala opposta. Per quanto riguarda gli episodi arbitrali, ribadisco che non voglio cercare alibi. Dobbiamo essere bravi ad avere quella giusta resilienza emotiva che consenta di affrontare le difficoltà che si presentano durante la partita. Questo è sicuramente un aspetto sul quale possiamo migliorare. C'è una storia che mi piace ricordare. Riguarda il pittore britannico William Turner, straordinario paesaggista famoso per le sue tempeste marine. A differenza di altri artisti che osservavano la tempesta dalla spiaggia, lui  convinse il capitano di una nave a portarlo in mare aperto e si fece legare per quattro ore all'albero maestro per viverla dall'interno. Ecco, noi dobbiamo fare un po' la stessa cosa: essere disposti ad andare oltre le nostre qualità e le nostre caratteristiche, affrontando le difficoltà dall'interno, per superare i nostri limiti e riuscire a fare meglio degli altri».