Potenza, Tisci si gode il primato: "Siamo dentro la centrifuga e ci vogliamo stare"
Ivan Tisci, allenatore del Potenza, ha commentato in sala stampa la terza vittoria consecutiva per 4-2, lo stesso punteggio già visto contro la Cavese, arrivata nonostante un momento di difficoltà sul 2-2 del Picerno: "Non voglio assolutamente spegnere questo entusiasmo, nemmeno nei vostri confronti: anche voi godetevi queste situazioni quando accadono, perché nel calcio sappiamo com'è questa lavatrice, che quando gira può capitare di tutto. Dico sempre che quando la centrifuga ti butta fuori c'è qualcosa che non va: adesso siamo dentro questa centrifuga e ci vogliamo stare. Sono contento per tutti, per questa gente che oggi ha dato fiducia a questi ragazzi. Prima della partita avevo detto solo una cosa: pensare che ci sia lo stadio pieno dopo sette giornate, all'ottava, vi deve rendere orgogliosi - io lo sono, più ancora della classifica e del miglior attacco del girone. Secondo me tutta questa gente viene a vedervi e riempie lo stadio perché si sta chiedendo come ci siamo arrivati, perché vede una squadra che lotta, corre, prova a divertire anche nella sofferenza, resta sempre in partita e non molla mai. Ho chiesto ai ragazzi di godersela, senza cambiare nulla di quello che stiamo facendo: è vero che è un derby, ma non dobbiamo viverlo come una partita diversa dalle altre. Forse avevo ragione nel dire che i derby vanno giocati per essere vinti, e credo che oggi lo abbiano fatto, contro una squadra che va sottolineato sia venuta qui con coraggio, senza speculare, provando a giocarsela botta a botta quando poteva. Siamo stati bravi fino al 2-0 a concedere praticamente nulla verso la nostra porta, poi il calcio è questo. Godetevela voi come è giusto che sia: io cercherò di farlo il meno possibile, perché devo mantenere l'equilibrio giusto, ma è chiaro che sono felice, non voglio nasconderlo".
L'errore di Cucchietti sul gol del Picerno, il secondo in due partite dopo quello con la Cavese, ha riportato l'attenzione sulla gestione dei momenti delicati di un portiere spesso decisivo in passato: "Ho un rapporto diretto con tutti i ragazzi, ed è stato lui stesso, a fine partita, a venire da me in maniera simpatica dicendomi che ci aveva provato in tutti i modi a complicare le cose ma non c'era riuscito: gli ho detto che non era successo assolutamente nulla. Il portiere è la massima espressione del giocatore il cui errore viene sempre sottolineato, perché se sbaglia lui c'è il gol. Cucchietti lavora sempre bene in settimana, ha l'esperienza per continuare ad allenarsi bene: fa parte del percorso di tutti, così come può capitare a un attaccante che attraversa un periodo senza gol, magari sbagliandone uno impensabile, per poi tornare decisivo. Per il portiere vale lo stesso discorso. Il fatto di essere un grande gruppo si vede anche da questo: dopo il gol, tutti si sono rivolti a lui dedicandogli il risultato, l'ho abbracciato a fine partita. Sono cose che magari voi non vedete, ma per me sono molto importanti, perché vuol dire essere squadra, essere gruppo. Sono sereno e tranquillo: so che è dispiaciuto, perché sa di aver commesso un errore, ma fa parte del percorso, ci lavorerà di più e sono certo che, come già fatto in passato, ci darà tante soddisfazioni che cancelleranno questi piccoli inciampi".
Difficile trovare un vero punto debole in una squadra che non è mai sembrata davvero in difficoltà nemmeno sul 2-2, e qualcuno ha chiesto se il Potenza abbia già toccato il proprio massimo potenziale, anche dal punto di vista tattico: "Questo mi fa alzare ancora di più l'attenzione nei loro confronti, e loro lo sanno: sono un martello, continuo a dire che quando un allenatore ha la fortuna di lavorare con un gruppo coeso, con qualità tecniche e umane, non può permettersi di sedersi e pensare che tutto vada bene da sé. Questo è il momento in cui, con lo staff, dobbiamo continuare a spingere sui dettagli, perché le partite hanno tante sfaccettature e il campionato potrebbe anche portarci, spero di no, a un momento in cui non riusciamo a capitalizzare tutto quello che creiamo. Questa squadra ha il coraggio di andare avanti, di creare, e bisogna continuare a capitalizzare: oggi ha segnato Loiacono su palla inattiva, un aspetto su cui spingo tantissimo da quando sono arrivato, sia in fase offensiva che difensiva, e i ragazzi stanno lavorando benissimo, insieme al mio staff che ci lavora tutta la settimana. Sono contento di tante cose, so che dobbiamo ancora migliorare su diversi aspetti che analizzeremo durante la settimana, ma vedo sempre questa voglia di migliorarsi: quando fischio la fine dell'allenamento, c'è gente che fa fatica ad andare via dal campo e chiede di fare qualcosa in più. Non siamo arrivati alla perfezione, che forse nel calcio non esiste: a volte viene dettata anche dai risultati, perché dopo il 2-2 c'è stato un momento umano in cui l'inerzia si è spostata un po', ho visto i miei ragazzi lasciare forse un po' più il pallino agli avversari, ma senza abbassare la testa, con il coraggio di ripartire. Se guardate da dove nasce il terzo gol, parte da Cucchietti, con una costruzione dal basso fatta bene, con le rotazioni che sappiamo fare, fino ad arrivare nella loro area di rigore e segnare: tante cose positive, ma anche tante su cui lavorare ancora".
Uno schema su calcio d'angolo, alla base della traversa di Petrungaro, è passato quasi inosservato nella concitazione di una gara con sei gol e un'espulsione: resta comunque la sensazione che proprio l'imperfezione di questa squadra, capace di reagire nei momenti di difficoltà, sia il suo tratto più affascinante per i tifosi, e qualcuno ha chiesto dove nasca quella scossa a centrocampo: "In ogni annata, in ogni gruppo, ci sono sempre giocatori con caratteristiche più trainanti, che possono essere anche leader silenziosi: leader e capitano, per me, sono due figure diverse. Quest'anno ho fatto scegliere la fascia ai ragazzi stessi, perché in questo gruppo c'erano più capitani potenziali, tutti con caratteristiche importanti. Ci sono sei, sette giocatori che in allenamento, nel pre-gara e soprattutto in partita hanno quel qualcosa in più da trasmettere: sono trainanti, gli altri e i giovani gli vanno dietro, e anche chi gioca meno continua a spingere in allenamento, tenendo alto il livello generale. Dobbiamo continuare a lavorare su questo, sapendo che possono arrivare anche momenti in cui le cose girano meno bene - incrociamo le dita, se volete. Per me è fondamentale avere quasi sempre tutti a disposizione: oggi Castorani non era al top perché aveva avuto una forte contusione, gli esami avevano scongiurato problemi ma per due giorni non si era allenato al cento per cento, quindi lo consideravamo all'ottanta, novanta per cento. Oggi ho la possibilità di avere tanti giocatori al massimo, ed è giusto sfruttare al meglio questa rosa: arriveranno momenti, spero di no, in cui per qualche squalifica o acciacco dovremo forzare qualcosa, magari utilizzando un giocatore anche all'ottanta per cento. Questa è la grande forza di questi ragazzi, e lo spirito con cui vivono la settimana e le partite".
Dopo aver dominato il primo tempo salvo poi subire il pareggio, lo stato d'animo in panchina ha ricordato quanto vissuto a Barletta, quando la squadra seppe reagire in una situazione simile: "Sono uno che odia le negatività, cerco sempre pensieri positivi. Di fronte agli avversari non ho mai avuto la sensazione, non dico paura perché è una parola che non mi piace - paura di cosa? La cosa peggiore che poteva capitarci, perdere, non è successa. Paura bisogna averne di altre cose nella vita. Stavo riflettendo con il mio secondo, abbiamo sempre il nostro tempo per capire cosa fare per vincere, e credo che questo arrivi anche ai ragazzi. È chiaro che negli ultimi venti minuti abbiamo dovuto fare un passo indietro, perché giocare in dieci contro undici non è mai semplice in nessuna categoria, tanto meno in questa: meno male che avevamo il doppio vantaggio. Ma quei venti minuti finali me li tengo stretti, per come sono entrati Jacopo Murano e Franzolini, con l'atteggiamento giusto: ci siamo disposti con un 4-4-1, l'unica scelta possibile per togliere ampiezza e dare compattezza alla squadra, e lo hanno fatto benissimo - anche Manfredonia ha dato una buona mano, non credo abbiamo concesso grandi occasioni. È chiaro che in quella situazione ti schiacciano, ma quei venti minuti mi fanno capire ancora di più quanto questi ragazzi volessero portare a casa il risultato: il modo in cui festeggiavano ogni pallone sventato o mandato fuori sono segnali che devono portarsi dentro. Tante cose positive, ma anche alcune da sottolineare e migliorare".
Sulla scelta di schierare Bura dal primo minuto e sull'episodio dell'espulsione di De Marco, che lo ha fatto innervosire visibilmente in panchina: "Mi piace usare il sorriso, perché voglio lasciare le persone sorridenti, quindi cerco di trasmetterlo il più possibile. Sulla scelta di Bura: potresti chiedermi perché l'ho tenuto fuori qualche settimana fa, quando nessuno meritava di restare in panchina - era rimasto fuori dopo la partita di Salerno per una scelta legata al tipo di gara, non perché meritasse di uscire, visto che veniva da prestazioni importanti e anche da un gol decisivo. Oggi faccio le scelte in base alla partita che ho davanti: contro questo avversario, e anche per le rotazioni che cerco di fare sapendo che stanno tutti bene, ho pensato di utilizzarlo, e ha risposto presente. Ho scelto Ghisolfi non perché avesse fatto doppietta col Barletta: il mio dubbio era tra lui e Castorani, e probabilmente se Castorani non avesse avuto quel problema sarebbe partito lui, magari con qualcuno a chiedersi come si potesse non far giocare chi aveva segnato. In questo momento, con quello che ho a disposizione, devo cercare di sbagliare il meno possibile, scegliendo il meglio per iniziare e finire la partita anche in base alle caratteristiche dell'avversario. Spero non arrivino momenti in cui le scelte saranno obbligate, sarà diverso. Oggi ho detto ai ragazzi che siamo partiti con questi perché, grazie a loro, ho la possibilità di scegliere il meglio possibile: mi stanno dando ragione, non sono solo bravo io insieme al mio staff a scegliere, sono loro a darmi ragione. Su De Marco: mi sono arrabbiato perché mi dispiaceva vederlo continuare a dire che non aveva toccato nessuno - rivedendo l'immagine, non c'è stato nulla di plateale, sono sincero. Ma il regolamento è chiaro, lui lo sa, non bisogna caderci: oltre a penalizzare la squadra ha penalizzato se stesso, e ora rischia di saltare qualche giornata. Mi sono arrabbiato per questo, perché era inutile continuare a dire di richiamare la review su un episodio già rivisto da loro. Pensavo già al fatto che avremmo dovuto far fronte a una situazione regalata: questo mi dispiace, ma sono cose che fanno crescere, servirà anche a lui. Gli tireremo le orecchie, e vedremo che multa gli daranno".
Il recupero di trenta metri di Petrungaro proprio sull'azione del gol di Kanoute, con l'intera squadra che poi è andata a consolarlo nonostante lo sforzo generoso, resta uno dei dettagli più significativi della serata: "Un dettaglio molto importante: a fine primo tempo mi sono soffermato proprio su questo, dicendo ai ragazzi che stavamo facendo una grande partita, ma mi dispiaceva regalare situazioni quando non era il caso - gli altri sono già bravi di loro, se le devono conquistare le occasioni, perché a noi nessuno sta regalando nulla: le situazioni che creiamo, le ripartenze, le palle inattive, i ragazzi se le costruiscono lavorandoci. Ho detto a Petrungaro che deve imparare a distinguere le zone di campo: quella rossa, nella nostra fase difensiva, quella gialla intermedia, e quella verde davanti, dove dico sempre che sono liberi di esprimere il proprio talento, provare le giocate, puntare l'uomo, perché devono fare la differenza. Nella zona rossa bisogna ragionare in maniera più attenta. Ha fatto un recupero straordinario, che non è nemmeno qualcosa che chiediamo esplicitamente - chiediamo solo di essere partecipi, e lui lo è stato molto. Gli servirà per il futuro: dopo quel recupero, con la gente che aveva già iniziato ad applaudire, ha rimesso ingenuamente la palla in campo invece di metterla fuori, chiudendo l'azione. Ma questo non toglie che stia facendo una grande partita: quello che i compagni hanno fatto nei suoi confronti, andandolo a consolare, è esattamente quello che continuo a dire di loro, c'è grande stima reciproca, ed è un segnale bellissimo per il futuro".
Chiudendo sulla domanda se manchi davvero qualcosa a questo Potenza per fare il salto di qualità, magari già guardando al mercato di gennaio: "Oggi ho la sensazione che non manchi nulla, nemmeno a me come allenatore, a livello di organico: ne sono contento, l'ho sempre detto. Con i direttori, che sapete essere Peppe e Alessio, abbiamo cercato di costruire un gruppo con le caratteristiche morali e tecniche per fare un certo tipo di percorso, un certo tipo di calcio, e oggi devo dire che hanno avuto ragione loro: sto cercando di plasmarlo nel modo migliore. Faccio fatica a dire cosa possa mancare a questo gruppo. Capisco che la domanda guardi anche al futuro, anche se siamo lontani e ci sono ancora tante partite: prima di aggiungere qualsiasi cosa a questo gruppo, ci penserò molto, ma lo dico e lo confermo a prescindere dalle prossime partite, perché sappiamo che a volte si possono fare delle scelte sbagliate. Io non etichetto mai nessun giocatore, anzi cerco sempre di tirare fuori il meglio da ognuno: se in futuro dovesse arrivare qualcuno, dovrà stare molto attento a come si inserisce in questo gruppo, che credo sia disposto ad accogliere chi arriverà, ma sarà anche difficile trovare chi possa fare meglio di chi abbiamo già in casa, perché a oggi non manca nulla sotto nessun punto di vista. Ci sono giocatori con poco minutaggio finora, ma sono certo che torneranno utili: ricordatevi queste parole".
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati
