Ds AlbinoLeffe: "I ragazzi bravi giocano per merito, non per obblighi di regolamento"
Antonio Obbedio, direttore sportivo dell'Albinoleffe, è stato ospite di 'A TuttoC', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, che ha offerto un'analisi approfondita sull'avvio di stagione della squadra.
Direttore, che bilancio traccia di questo avvio di stagione dell'AlbinoLeffe?
«È un avvio che rientra abbastanza nelle aspettative. Abbiamo affrontato tanti cambiamenti, a partire dall'inserimento di nuovi giovani fino al cambio di allenatore. Era prevedibile una partenza altalenante, con risultati positivi alternati ad altri meno soddisfacenti. Fa parte del percorso di rinnovamento che abbiamo intrapreso e che richiede inevitabilmente un periodo di adattamento».
La vittoria sul campo del Cittadella, fin lì a punteggio pieno, è stata una svolta?
«Credo sia stata una vittoria meritata. Abbiamo disputato un primo tempo di altissimo livello e, a mio avviso, avremmo potuto anche chiuderlo sul 3-0. Invece si è arrivati all'intervallo soltanto sull'1-0 per un episodio che considero piuttosto dubbio. Nella ripresa il Cittadella ha avuto una reazione normale per una squadra del suo valore, ma a parte un paio di situazioni non abbiamo sofferto particolarmente. È stato un successo importante e meritato».
Quanto conta, a livello mentale, una prestazione del genere?
«Molto. In queste settimane ho insistito parecchio con i ragazzi, cercando di far capire loro che devono compiere ulteriori passi avanti, soprattutto dal punto di vista dell'autoconsapevolezza. A volte non si rendono conto del loro reale potenziale. Fortunatamente ho a che fare con una squadra intelligente, applicata e disponibile al lavoro. Mi auguro che questa vittoria serva a capire che possiamo fare qualcosa in più del semplice compitino».
L'AlbinoLeffe continua a essere un punto di riferimento nella valorizzazione dei giovani. Come procede il lavoro di integrazione tra Primavera e prima squadra?
«La scorsa stagione la Primavera ha conquistato un risultato straordinario vincendo il campionato di Primavera 2 con una rosa composta interamente da ragazzi del territorio. È stata un'impresa che resterà nella storia del club e, probabilmente, anche del calcio giovanile italiano. Quest'anno il passaggio alla Primavera 1 comporta difficoltà molto maggiori, ma allo stesso tempo offre ai ragazzi un percorso di crescita più completo sotto il profilo tecnico, tattico e mentale. Da parte nostra continuiamo a seguire la stessa filosofia: portare in prima squadra i giovani più meritevoli e avere poi la pazienza di aspettarli. È questo l'aspetto più importante».
Tra i nuovi arrivati, che tipo di giocatore può diventare Desogus?
«Quando ho saputo che non rientrava nei piani del Cittadella ho pensato subito che potesse essere molto funzionale al nostro gioco. Parliamo di un ragazzo che possiede qualità tecniche importanti ma che, a mio parere, nel corso della carriera non sempre ha trovato il contesto giusto per esprimerle. È un ragazzo molto sensibile e bisogna sapersi approcciare nel modo corretto. La continuità che gli è mancata finora è un tema comune a tanti calciatori di talento. Con lui servono fiducia e pazienza. Ha fatto di tutto per venire qui e credo abbia trovato l'ambiente ideale per compiere quel salto di qualità che le sue caratteristiche meritano».
A proposito di giovani, quanto conta il lavoro di valorizzazione nel calcio italiano?
«Tantissimo. Io continuo a sostenere che i giovani bravi non hanno bisogno di obblighi regolamentari per giocare. Devono scendere in campo perché se lo meritano. L'AlbinoLeffe lo dimostra ogni anno. Personalmente ho accolto con favore la rimozione dell'obbligo dei giovani in Serie D: quando un ragazzo ha qualità, gioca indipendentemente dalle regole».
Durante la sosta per le nazionali sono arrivate anche le convocazioni di due ex AlbinoLeffe come Zoma e Doumbia. Che soddisfazione è?
«La soddisfazione più grande è averli visti crescere all'interno del nostro percorso. Abbiamo avuto la pazienza di aspettarli e gestirli nel modo corretto. Ricordo che qualche anno fa erano entrambi in panchina in una partita di campionato e oggi li vediamo in Nazionale. Significa che il lavoro svolto è stato quello giusto».
Resta però il rammarico di non averli visti affermarsi prima nel massimo campionato italiano?
«Sì, perché secondo me esiste ancora un certo pregiudizio nei confronti dei giocatori che arrivano dalla Serie C. Spesso all'estero sono più rapidi nel coglierne il potenziale. Basti pensare a Zoma, che aveva richieste da diversi club stranieri, o a Doumbia, sul quale alcuni dirigenti hanno creduto subito. In Italia, a volte, bisognerebbe avere più coraggio e più visione».
In questo senso ha apprezzato il lavoro del ct Mancini?
«Assolutamente sì. Ha fatto una scelta coraggiosa, dando spazio a giovani che magari altri non avrebbero preso in considerazione. Le prestazioni gli stanno dando ragione. Il problema è che in Italia manca spesso la pazienza: si giudica un ragazzo dopo una sola partita, mentre i giovani hanno bisogno di tempo per sbagliare, crescere e maturare».
Un ultimo pensiero sul modello AlbinoLeffe?
«Il merito principale va al nostro presidente, che anni fa aveva già capito quanto fosse importante investire nei settori giovanili e nelle strutture. Noi speriamo di essere un esempio per altre società. Prima ancora che sui giocatori, bisognerebbe investire nei vivai e nelle infrastrutture. Solo così si costruisce un percorso sostenibile e duraturo».
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