Folgore, Criscitiello: "In C il sistema non genera profitti, vanno inventati"
La Brianza festeggia la prima storica promozione in Serie C della Folgore Caratese, arrivata con un pareggio contro la Real Calepina dopo che il risultato di Chievo Verona-Castellanzese aveva già consegnato il traguardo ai brianzoli. Il presidente Michele Criscitiello ha commentato l’impresa anche ai microfoni di QS - Il Giorno: «Grandissima emozione, grande entusiasmo, consapevolezza dei nostri mezzi. Non è stato un risultato casuale, molte volte le promozioni arrivano per la cosiddetta “stagione perfetta“. Noi lo abbiamo fatto con infrastrutture, pazienza, organizzazione e non andando all-in nella singola annata. Questo alla lunga ci ha premiato. È servita perseveranza, pazienza, voglia di fare, perché non sapevamo se avremmo raggiunto il risultato. Quest’anno è successo, forse, dopo il pre-campionato in cui meno me l’aspettavo».
Sui tre ingredienti fondamentali della promozione: «Tenacia, gruppo e la qualità dei ragazzi: abbiamo puntato sulle persone prima che sui calciatori. Abbiamo indovinato tutto riguardo allo staff tecnico, inesperto ma compatto. C’era il giusto mix tra giovani e meno giovani. Abbiamo avuto pochi momenti bui: quando ci sono stati abbiamo gestito tutto con grande equilibrio».
Sul momento di svolta della stagione: «Sicuramente a Verona, quando abbiamo vinto 4-1 contro il Chievo. La settimana precedente avevamo cinque lunghezze di vantaggio sulla prima concorrente, allo scontro diretto siamo arrivati a +8 e grazie alla vittoria in Veneto abbiamo allungato fino al +11, dominando la partita».
Sul futuro della squadra in Serie C: «Ancora è presto per dirlo. Ci saranno sicuramente molti innesti di categoria. Gente con cui potremo fare plusvalenze, calciatori da poter rilanciare. E poi chi si è particolarmente contraddistinto. Sarà comunque una squadra giovane, con un pizzico di esperienza che ovviamente deve esserci in Serie C».
Criscitiello ha poi analizzato il contesto economico della Serie C: «Dopo la partita contro la Real Calepina, domenica scorsa, ho detto che un occhio ride e uno piange. L’occhio ride per l’ego, la voglia sportiva, la forza di aver vinto un campionato. L’altro piange perché sappiamo che in Serie C non c’è un equilibrio economico. Ci sono sessanta presidenti e tutti perdono soldi, non credo ci siano sessanta imprenditori deficienti. Possono sbagliare in cinque o sei, ma il problema generale è il sistema che non genera profitti». «E quindi i profitti vanno inventati. Noi, tra centro sportivo e stadio, qualcosa abbiamo tirato fuori dal cilindro. Dobbiamo farlo ulteriormente. Faremo un grandissimo settore giovanile, per esempio. È già pronta la Sportitalia Academy, che sarà la figlia della Folgore Caratese, creando così un doppio vivaio dal quale poter attingere». «Certamente dobbiamo trovare giocatori forti, perché a questo punto l’unico modo per fare calcio sostenibile è prendere giovani, valorizzarli e provare a venderli. Quest’anno lo abbiamo fatto con due Over, Arpino e Caldirola, prima in estate e poi in inverno. Plusvalenze su gente di 32 e 35 anni, importantissime per la categoria. E nemmeno ce lo aspettavamo».
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