Dolomiti Bellunesi, in campo nel derby con la "Quarta squadra"
Prima del fischio d’inizio, nel derby veneto contro l’Arzignano Valchiampo, ecco che il campo diventa qualcos’altro: uno spazio condiviso. Allo stadio Zugni Tauro di Feltre, la scena non è solo per chi segna o per chi difende. È anche per la “quarta squadra” della Dolomiti Bellunesi.
Ragazzi con disabilità intellettiva e disturbo dello spettro autistico, entrati in campo uno accanto all’altro. Senza fretta. Senza bisogno di dimostrare nulla. Solo con addosso una maglia nuova, la loro. Personalizzata. Un segno concreto, reso possibile dal contributo dell’azienda Amonn, attraverso l’impegno di Alessandro Losso.
Non è una passerella. Non è un gesto simbolico da consumare in pochi istanti. È un passaggio preciso nell’identità del club. Perché questa è una formazione a tutti gli effetti: si allena, cresce, condivide. È affiliata alla Sport ASSI e rappresenta un’estensione naturale di un progetto che ha deciso, fin dall’inizio, di non fermarsi ai confini del rettangolo verde.
Accanto ai ragazzi, ci sono pure il presidente Paolo De Cian, il componente del consiglio d’amministrazione Matteo Roncalli e Flavio Mares per Confindustria Belluno Dolomiti. Non davanti, non dietro. In mezzo. Come si fa quando si vuole dare un segnale chiaro: esserci, prima ancora che rappresentare. E allora il punto non è cosa succede dopo. Il punto è quello che è già successo.
Perché in un tempo in cui lo sport rischia spesso di ridursi a numeri e classifiche, la Dolomiti Bellunesi sceglie un’altra direzione: sceglie di allargare il campo. Di renderlo accessibile. Di trasformarlo in un luogo in cui ognuno possa trovare il proprio spazio. Senza etichette, senza sovrastrutture.
Sorrisi, senso di rappresentanza, passi condivisi. Il calcio, in fondo, è questo quando torna alla sua origine: un linguaggio semplice, capace di mettere in relazione le persone. E così, mentre la partita ufficiale si prepara a iniziare, quella più importante è già andata in scena. Senza cronometro. Senza risultato. Ma con un significato che resta. E non si dimentica.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
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