Top & Flop di Pro Sesto-Renate
La capolista se ne va, la vicecapolista frena, la terza frana. E fu così che la terza gara della settimana (quella che gli allenatori temono di più, per mille e più motivi) è risultata quella decisiva e più foriera di suggerimenti che aprono il campo a quelle che un domani potranno essere vere sentenze. Come sempre. E' la terza a proferire parole di verità. E allora è (usiamo ancora il "forse") vero che la Feralpisalò ha qualcosa in più (determinazione, uomini, capacità di leggere la gara e di gestire l'intera stagione), che il Pordenone ha dato già tutto e che la Pro Sesto è lì, cocciuta, volitiva, con un cuore che forse sta già andando oltre le proprie possibilità tecniche. Lo suggerisce questa mini-striscia di pareggi che sanno di incompiuto, lo sottolinea ancora una volta questo 0-0 di rabbia repressa contro un Renate oggi desideroso, soprattutto, di non perdere nuovamente. E soprattutto di non perdere male. E' uno 0-0 che non piace a tutti: i punti , uno per parte, hanno ognuno un proprio peso specifico. Il Renate torna a respirare aggrappandosi all'ultimo vagone di un treno playoff che stava lasciando la banchina di Meda, la Pro Sesto è il Filippo Ganna della domenica calcistica. Un secondo posto che vale, tanti complimenti e la consapevolezza di aver raggiunto una nuova dimensione. Eppure i rimpianti, ospiti sgraditi a tavola, invadono di prepotenza lo spazio dei rispettivi pensieri: ieri, se avessi seguito Van der Poel in quegli otto metri in cima al Poggio; oggi, se avessi segnato in quell'ultimo metro che separa da una porta. Ah, se avessi...
Vediamo ora coloro che, a nostro avviso, sono risultati essere i migliori e i peggiori nel match disputato questa sera allo Stadio "Ernesto Breda" di Sesto San Giovanni.
TOP:
Capelli, Corradi, una vittoria almeno "ai punti" (Pro Sesto): è uno 0-0 che avrebbe almeno un vincitore morale perché nel secondo tempo si è giocato, di fatto, ad una sola porta. Nella prima parte intraprendenza soprattutto sulla destra con Capelli, ma è nella ripresa che la Pro Sesto ha mostrato almeno di avere ambizioni di più alto respiro. E' soprattutto Corradi l'ispiratore della manovra offensiva, e questo è il primo motivo per cui l'ex di tantissime squadre strappa una sufficienza abbondante. L'altro riguarda la fattura con la quale calcia i ventimila calci d'angolo, mai concretizzati ma non per colpa di un suo sinistro impreciso. Il mezzo punto in meno è per una mira nei tiri da lontano che presentava obiettivi fuori fuoco. Qualche fraseggio...a metà da parte di D'Amico quando è entrato e un centrocampo più manovriero degli avversari completano il quadro. Ai punti non c'è storia, nascondere questa verità sarebbe da stupidi. Ma, come sempre, vince chi segna, non chi palleggia di più. E tuttavia, pur non vincendo resta l'idea, da una parte, di una squadra più che interessante (alla fine non è un progetto di lungo termine ma una squadra assemblata -con giudizio e competenza- nell'arco di relativamente poco tempo), dall'altra di una compagine che sta già, probabilmente, conoscendo il punto di massimo rendimento e alla quale è onestamente difficile chiedere ancora di più. ANCORA UN PAREGGIO, MA E' L'IDEA PIU' FRESCA DI QUESTA STAGIONE
L'attenzione e il sacrificio (Renate): innanzitutto, come rubrica vuole, un nome. Chiaro, secco, puntuale. Furlanetto. Se il tabellino resta inoperoso e i led accesi rimangono quelli del minuto 1, lo si deve al portierino scuola Lazio che prima rimedia ad una semi-frittata di Possenti chiudendo su Sgarbi e poi si distende sul colpo di testa di Marzupio (buona la prova del difensore locale) negando il vantaggio locale. Esordire così in campionato (curiosamente l'esordio tra i professionisti era stato quest'anno in Coppa sempre contro la Pro Sesto) con questa personalità non è usuale. E non è facile soprattutto per un portiere la cui leva è solo "on/off", "campo sempre/panchina sempre", mai vie di mezzo, mai ingressi a piccoli morsi, mai piani di rientro da dosare con il bilancino. Un campionato intero a guardare, poi dentro una partita nella quale ti giochi tutte le fiches: fare il portiere è roba per pochi! Pur nel contesto di un Renate molto lontano dai suoi standard, tornare a casa (anche in bicicletta, stasera il chilometraggio lo concede) con uno 0-0 è positivo. Niente scoppole da metabolizzare e l'idea di aver almeno tenuto la concentrazione per tutto l'arco della partita, con una prova di sacrificio che copre le falle laddove i meccanismi non scivolano via come nelle serate migliori. Si riparte da qui, dopo altre due settimane un po' balorde: è un Renate ancora limitato, eppure è vivo. L'IMMAGINE DEL BRODINO FUNZIONA SEMPRE
FLOP:
Una quantità immorale di calci da fermo non sfruttati (Pro Sesto): Tre pareggi da "vorrei ma non posso", quest'ultimo in particolare. Una squadra performante, un bel mix di vecchie volpi e giovani rampanti, un gruppo che si sta abituando a "fare la partita" perché è da questo gruppo che ci si aspetta il pallino del gioco in mano. Questa di per sè è già una vittoria, ma l'appetito vien mangiando e la personalità di questa squadra non basta più. Ed è qui che forse i tempi non sono ancora maturi, è qui che l'intensa settimana che conta tre turni traccia un piccolo solco (4 punti, poco ma un po' più di niente) tra la Feralpisalò e la Pro Sesto, tra un gruppo che sa come e quando vincere (pur con qualche pericolosa amnesia) e una squadra che sbatte contro un muro, raccogliendo troppo poco proprio nella settimana in cui i frutti dagli alberi devono cadere. E' mancato il colpo vincente negli ultimi metri, è mancato quel gol che separa il trionfo dai complimenti degli avversari. Senz'altro in questa serata. Forse, a partire da questa serata, in questa intera, seppur bella, stagione. MANCA UN METRO
Uno 0-0 da leggere alla luce delle difficoltà del periodo (Renate): le stesse considerazioni di cui sopra. Bene il risultato, bene la prova a tratti anche stoica, ovviamente soprattutto nella fase difensiva (fase che ha caratterizzato, peraltro, l'80% dell'intero bilancio nerazzurro). Ma è un Renate ben lontano da quello apprezzato almeno fino alla seconda decade di gennaio. L'atteggiamento è piaciuto, il modulo un po' meno e questo esperimento senza numero 9 (con l'avvento, di fatto, di un 3-5-2) non offre punti di riferimento alla difesa avversaria ma nemmeno per i compagni, vista la crisi di identità degli esterni Malotti e Anastasia oggi unici terminali in avanti. Questa modifica tattica ha portato sicuramente a una maggiore compattezza ma anche un po' di confusione in avanti, sublimata pure attraverso una ripartenza ghiottissima (ma qui la firma colpevole è dei subentrati) sciupata nel modo più sciagurato possibile. Ma forse, oggi, la consegna era soprattutto "non prenderle". Ed è comprensibile. Obiettivo raggiunto. Quanto sia salutare un cambio tattico sulle partite a venire, in questo punto della stagione, è però tutto da chiarire. Passaggio delicato, saranno giorni di riflessioni insistite. I RISULTATI SONO SEMPRE DA CONTESTUALIZZARE
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