ESCLUSIVA TLP - Lei non sa chi sono io : Carlos França (Cuneo)
Da cinque anni siamo il riferimento per chi lavora ed è appassionato di terza serie. Addetti ai lavori o semplici curiosi, ogni giorno su TuttoLegaPro.com migliaia di persone seguono le vicende delle sessanta società che partecipano alla prima stagione della "Lega Pro" unica.
Non ci siamo fossilizzati su questo mondo e abbiamo spaziato nel massimo campionato dilettantistico, quella serie D che domenica ha visto i suoi semafori diventare verdi e dare il via ai nove gironi di cui è composta, dedicando ad esso uno spazio del mercoledì sera dove viene fatto il punto della situazione, girone per girone.
L'impegno partito lo scorso anno viene ribadito in questo, anzi cercando di raddoppiare la visibilità. Da qui l'idea di creare una nuova rubrica: "Lei non sa chi sono io".
Abbiamo deciso di affidarci ad un vezzo italico: l'arroganza e la supponenza. Inserito nel contesto di queste interviste esclusive, l'intenzione è quella di far conoscere il mondo della D con quelli che ne sono gli attori principali, siano essi calciatori o allenatori.
Per questo primo appuntamento, ci siamo focalizzati su un giocatore i cui numeri sono spaventosi: 129 partite in D e 76 reti segnate. Se questi numeri non vi provocano nulla, aggiungiamo la media realizzativa: 0.59 a partita. Quisquilie, diceva Totò.
Carlos França, brasiliano dello Stato di San Paolo, trentaquattro primavere e vederlo correre sul campo ci si stropiccia gli occhi: un vero indemoniato che salta, tira, contrasta.
Domenica ha ricominciato da dove non aveva mai finito: il gol. Tripletta alla Novese e "Paschiero" di Cuneo, la sua attuale squadra, stregato dalle magie di questo brasiliano.
Prima di arrivare in Italia, Carlos ha affrontato una partita di quelle che non vorresti mai giocare: un brutto male alla spina dorsale lo ha sfidato. La vittoria dopo tanti mesi è arrivata e nonostante lo scetticismo dei medici è riuscito a tornare in campo a due anni di distanza.
Arrivato sei anni fa in Italia, ha bazzicato sempre il dilettantismo, anche se quest'estate un approccio con il Barletta c'era stato ma non si è concretizzato.
In questa intervista esclusiva concessa ai microfoni di TuttoLegaPro.com ci ha confidato tra le altre cose, la sua fede in Dio e il suo amore per...la carbonara.
Carlos, da quanti anni sei in Italia?
"Questo che ho iniziato è il mio sesto anno".
Prima eri in Brasile.
"Ho fatto il settore giovanile nel San Paolo e nel Santos. In quest'ultima squadra sono arrivato alle soglie della prima squadra. Loro mi hanno dato in prestito ad alcune squadre in A2, campionati equiparabili alla serie B italiana, fino al 2004. Ho fatto un anno nei Chicago Fire, club americano. Non la prima squadra, ma quella B. Mia moglie era di lì e ho provato questa avventura".
E arrivi in Italia.
"No, prima di venire qui sono stato fermo due anni. Ho avuto un tumore alla spina dorsale che mi ha fermato sul più bello. L'aiuto di Dio e la mia forza di volontà hanno fatto sì che io avessi una seconda opportunità".
Dopo due anni ritorni in campo.
"Ti posso dire che sono rimasto spiazzato all'inizio: non ci credevo più".
E arrivi alla Caperanese in Eccellenza ligure
"Sì, ho fatto tanti provini, ma il mio scopo principale quando sono venuto qui era quello di prendere la cittadinanza italiana. Ho i nonni originari di Terni. Tra le tante squadre che mi hanno provinato, la Caperanese (adesso Chiavari calcio in D, ndr) ha creduto in me. Dopo aver sconfitto il tumore, nella stagione 2008/09 ho giocatore le ultime sei partite di quell'anno. Per poi trasferirmi in America perché c'era la mia fidanzata, ora mia moglie (Carlos ha due figli, ndr)".
Sei nato attaccante?
"No, prima di arrivare in Italia io ero terzino sinistro. Il classico fluidificante alla brasiliana con i piedi buoni".
Chi ti ha spostato da terzino ad attaccante?
"Costanzo Celestini alla Caperanese ha creduto in me e vedendomi giocare mi ha detto che dovevo giocare davanti".
Alla tua prima stagione da protagonista nel nuovo ruolo, con la Caperanese subito fai numeri da urlo: ventotto partite e altrettanti gol.
"Devo ringraziare Costanzo Celestini che mi ha spostato in questa posizione e mi ha reso un giocatore più completo".
Quando Celestini ti ha spostato in attacco tu come hai preso la sua decisione?
"Devo dire che ho accettato di buon grado la sua decisione e gli ho detto che ero a sua disposizione. I fatti gli hanno dato ragione. E' stato per me un maestro, non solo nell'ambito sportivo, ma anche come uomo. Ha saputo sfruttare al massimo le mie caratteristiche".
Da sei anni che sei in Italia e con questi numeri nessun club professionistico ti ha cercato?
"Ti posso confidare che l'unica volta in cui c'è stata una cosa concreta è stata quest'anno. Mi ha cercato il Barletta tramite il nuovo presidente, Giuseppe Perpignano, che mi ha avuto con sé lo scorso campionato a Bogliasco. C'è stato anche un tentativo di mister Marco Sesia, ma come dico sempre: le nostre decisioni vanno fatte di comune accordo con la mia famiglia. Cerchiamo di essere guidati dal Signore. Essere il centro della sua volontà e lo ringrazio per quello che mi succede ogni giorno, calcio o meno".
Soltanto il Barletta?
"Ho fatto cinque anni a Chiavari, ma con l'Entella solo qualche rumors prima di passare in D, ma niente di concreto. Il Signore ha voluto così e sono felice lo stesso".
Dopo due stagioni a Bogliasco con quarantacinque gol in sessantacinque partite, arriva la chiamata del Cuneo. Quando c'è stato il primo contatto con la dirigenza biancorossa?
"Non ricordo il giorno, però era inizio luglio. La loro intenzione di disputare una stagione da protagonisti, unita alla voglia di rialzarsi dopo due retrocessioni consecutive, mi ha convinto ad accettare".
Come ti trovi a Cuneo?
"Molto bene, la città mi ha accolto benissimo e la mia famiglia è felice".
Un po di saudade ce l'hai ancora?
"No, ormai siamo abituati. I miei figli sono nati qui e contiamo di rimanere ancora qualche anno".
La vostra ambizione per questo campionato?
"Vincere e tornare nei professionisti. La società ha profuso un enorme sacrificio e sono convinto che ce la possiamo giocare con le altre cinque-sei candidate alla promozione diretta".
Chi sono le avversarie più temibili?
"Quest'anno il campionato è più difficile dei precedenti. L'eliminazione della Seconda Divisione ha migliorato il livello delle squadre e se ne avvantaggia la competizione. Direi che vanno tenute d'occhio OltrepoVoghera, Acqui, Sestri Levante, Bogliasco. La Lavagnese che ogni anno fa bene e ha vinto 5-1 contro il Bra".
Sabato contro il Bra: subito derby.
"I tifosi sono già in trepidazione e in città non si parla d'altro".
Con l'allenatore del Cuneo, Riccardo Milani, come va?
"Mi trovo molto molto bene con lui. Abbiamo lavorato molto in questi quarantacinque giorni, tra ritiro e inizio di stagione. E' persona molto competente che sa metterti a tuo agio".
Per un tifoso di un club di Lega Pro che non ti conosce, prova a presentarti.
"Io sono un mancino un po' atipico. Di solito chi usa il sinistro, con il destro non calcia mai, mentre lo scorso anno ho fatto cinque gol anche con il destro. Sono bravo anche di testa e tecnicamente me la cavo. Ho segnato anche su punizione".
Un gol che sogni di fare?
"In rovesciata l'ho fatto a Legnago. Un gol da centrocampo a beffare il portiere sarebbe fantastico".
Un pregio e un difetto degli italiani?
"Bella domanda, non ci avevo mai pensato. Credo che la sincerità sia un pregio enorme dell'italiano. Un difetto? Forse parlare ad alta voce, discutere animatamente ma per me non lo è poi così tanto, visto che ho radici italiane".
Anche tu amante della pastasciutta?
"No, io sono un amante dei condimenti, quindi ti dico la carbonara: ci vado pazzo. Quando sono stato a Firenze per fare i documenti per la cittadinanza ho mangiato la famosa fiorentina accompagnata dai crostini imbevuti di quei sughetti così saporiti. Ho apprezzato molto la trippa che trovo molto buona. E la pizza che mi fa impazzire".
Da brasiliano ami il caffè?
"Buonissimo. La maggior parte dei chicchi vengono dal Brasile, ma non so come fate voi italiani a farlo così buono".
Brasile-Germania 1-7...
"Una brutta serata. Devo dire che se al posto del Brasile ci fosse stata l'Italia, non avrebbe perso con quel punteggio. Conoscendo la mentalità italiana, si sarebbe rintanata in difesa e al massimo avrebbe perso per 4-1, ma non in quel modo. Questo Brasile non aveva i mezzi tecnici per vincere il Mondiale. C'erano due soli giocatori che superavano tutti: Thiago Silva e Neymar. Abbiamo avuto fior di giocatori nel passato, ma attualmente non siamo a quel livello".
Hai pianto anche tu?
"Pianto no, però ero molto dispiaciuto per la brutta figura fatta".
L'Italia per un brasiliano è sempre l'eldorado?
"Certamente. Per un ragazzo che gioca a calcio il sogno è di andare a giocare in Italia con la maglia di Juventus, Inter, Milan, Roma o Napoli. Inoltre il vostro è l'unico campionato che possiamo vedere liberamente, senza bisogno di pay tv".
Ultima domanda: a fine carriera torni in Brasile?
"La volontà c'è di tornare un domani nel paese dove sono nato. Credo che con l'aiuto di Dio farò la scelta giusta nel momento opportuno. Mi ritengo una persona fortunata ad aver vinto una battaglia come quella contro il tumore. In quel periodo mi sono avvicinato al Signore e ho compreso appieno la sua enorme forza. Tu pensa che i medici erano scettici, invece li ho smentiti. E' un dono di Dio il fatto che io sia tornato a giocare e segnare. Devo soltanto ringraziarlo".
Appuntamento con la prossima intervista con il protagonista di "Lei non sa chi sono io": giovedì 18 ore 10.
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