Gregucci a TLP: "L'Alessandria e Salerno meritano la Serie B. Se c'è un progetto valido potrei allenare anche in Lega Pro..."

Gregucci a TLP: "L'Alessandria e Salerno meritano la Serie B. Se c'è un progetto valido potrei allenare anche in Lega Pro..."TMW/TuttoC.com
© foto di Federico De Luca
sabato 4 giugno 2011, 11:00Interviste TC
di Nicolò Schira

Alessandria-Salernitana vale un posto nella finale Playoff del Girone A di Prima Divisione, ma oltre alla conquista di un pezzo di Serie B per la vincitrice potrebbe rappresentare anche una concreta possiblità di evitare un tracollo finanziario dato che entrambe le contendenti navigano in acque societarie agitatissime. Per analizzare meglio questa sfida, nonchè parlare a trecentosessanta gradi del mondo del calcio, abbiamo interpellato in esclusiva un doppio ex come il mister ex Vicenza, Atalanta e Sassuolo, Angelo Gregucci che da calciatore ha indossato la maglia piemontese per un quinquennio, mentre da tecnico ha guidato i campani nella stagione 2004/05 dove plasmò e lanciò nel grande calcio talenti del calibro di Raffaele Palladino e Cristian Molinaro arrivati poi negli anni successivi addirittura in Nazionale.

Alessandria-Salernitana: due piazze che ha nel cuore, partendo dai grigi come li vede in questi Playoff?

"A livello d'organico l'Alessandria ha tutto per fare bene ed arrivare in fondo. Dopo tante annate tribolate i grigi e la piazza meritano la soddisfazione di ritornare in un palcoscenico importante e prestigioso come la Serie B. Vedendo anche la continuità che hanno avuto nell'arco della stagione si meritano questo traguardo, poi non vi posso negare di essere un tifoso dei mandrogni data la lunga militanza in maglia grigia che ho effettuato da calciatore".

Anche a Salerno, seppur vi sia stato appena un anno, ha lasciato un pezzo di cuore...

"Salerno è una piazza meravigliosa in tutti i sensi. Città stupenda, pubblico fantastico e caloroso, tifoseria appassionata: ci sono tutti gli ingredienti ideali per fare calcio ad altissimo livello. Infatti come tradizione calcistica e mentalità Salerno merita e può ambire anche alla Serie A, purtroppo però negli ultimi anni i dirigenti che hanno guidato la compagine granata non si sono mostrete all'altezza della piazza che assolutamente è di altissimo livello. Porto ancora nel cuore i ricordi di quell'annata bellissima nella quale giocammo un ottimo calcio lanciando giovani del calibro di Coppola, Molinaro e Palladino".

Lei è sempre stato un tecnico abile nello scovare e valorizzare i giovani: come mai negli ultimi anni il calcio italiano ha subito una netta involuzione rispetto agli altri paesi europei?

"La risposta è semplice. Oggi nel calcio non si punta sui giovani per scelta, ma soltanto per necessità perchè inserire un giovane può permettere ad una società di risparimiare sul monte ingaggi. I giovani invece devono essere cresciuti e plasmati secondo il dna di un club. Non è affatto un caso che il Barcellona avesse otto-nove elementi della cantera fra campo e panchina a Wembley, perchè l'obiettivo del club blaugrana è quello di portare i propri giovani alla finale di Champions League, non di vincere a tutti i costi. Chiaramente se i giovani vengono cresciuti bene, arrivano anche i risultati sportivi che però in Spagna sono secondari. Al primo posto infatti c'è il progetto e non programmi societari aleatori come accade nel nostro calcio".

In vista della prossima stagione l'ha contattata qualche società?

"Per adesso - devo essere sincero - non ho ricevuto ancora alcuna offerta in particolare".

Ma qualora la cercassero da Lega Pro accetterebbe un'eventuale proposta o aspetta la chiamata di qualche club di A e B?

"Non ne faccio assolutamente una questione di categorie, bensì di idee e progetti. Se ci fosse un progetto ambizioso ed accattivante anche dalla Prima Divisione lo prenderei sicuramente in seria considerazione".