INTERVISTA TC - Calcagno (AIC): "Con queste norme la C non partirà"

16.09.2020 17:50 di Sebastian Donzella Twitter:    Vedi letture
INTERVISTA TC - Calcagno (AIC): "Con queste norme la C non partirà"

L'AIC non molla. Nessuno scenderà in campo nella prima giornata di Lega Pro. Ad affermarlo è Umberto Calcagno, vicepresidente dell'Assocalciatori, ai microfoni di TuttoC.com.

La Serie C ha appena diramato i calendari della nuova stagione.
“Spiace dirlo ma con queste norme il campionato non partirà. Se non verrà eliminato il vincolo delle liste, i giocatori non scenderanno in campo. Nei primi giorni della prossima settimana la dichiarazione di stato di agitazione sfocerà nello sciopero per la prima giornata. Ci aspettiamo che non si arrivi a tanto”.

Qual è la situazione con la Lega?
"Non abbiamo alcun tipo di interlocuzione. La cosa triste è che ho appreso dai giornali delle liste a 22, nonostante il dialogo costante su altre tematiche nei mesi scorsi. C’è stato poco rispetto per l'intera categoria, ancor più dopo il mancato riscontro alle nostre istanze. Oggi abbiamo un'unica certezza: se la situazione non cambia, la prima giornata salterà".

Perché le liste a 22 non vanno bene?
"Non hanno senso di esistere. La Lega afferma che siano l’unica maniera per risparmiare: non capisco perché i presidenti debbano autolimitarsi. Nessuno gli ha mai imposto di tesserare più di 22 calciatori. Oltretutto chi ha più di un milione di euro di budget da anni deve comunque presentare delle fideiussioni aggiuntive; quindi nessuno fa più il passo più lungo della gamba e infatti solo un terzo dei club l’anno scorso ha superato tale limite. La realtà, quindi, è che c'è solo la voglia di limitare gli altri, di penalizzare i calciatori e quei presidenti che vorrebbero investire seriamente nel nostro mondo. Questa è la norma studiata dai club che vogliono competere alla pari con chi ha un budget di due o tre volte superiori, capite che non parliamo più di sport”.

Oltre alle liste c’è anche il minutaggio: adesso con 271 minuti complessivi in campo.
"Non abbiamo bisogno di spiegare tutti gli effetti distorsivi di tali norme ai calciatori perché li hanno ben percepiti. E li hanno compresi ancor più i giovani perché vedono che fine fanno gli amici cresciuti negli stessi settori giovanili di uno o due anni più grandi. Oggi la Lega Pro è una fabbrica di illusioni, non più di sogni. Non vogliamo prendere in giro centinaia di ragazzi che non avrebbero mai potuto ambire a una carriera professionistica  in situazioni normali. Non ci può essere formazione senza meritocrazia. Il dato di fatto inconfutabile è che 200 calciatori veri, con queste nuove norme, usciranno dal mercato. Non mi sembra giusto che stia a casa chi si è meritato una carriera da professionista sul campo, per colpa di norme che nulla hanno a che vedere con crescita sportiva dei giovani calciatori. Servono solo alle società per accedere alle contribuzioni relative al minutaggio". 

Quale sarebbe la soluzione?
"Basterebbe darsi una linea comune, programmare invece di affidarsi a provvedimenti che ogni anno stravolgono i precedenti e non permettono di pianificare alle società che attuano una vera politica dei giovani. Basta operazioni una tantum che non hanno a cuore le sorti della Serie C. Dovremmo affidarci a un programma pluriennale, del quale abbiamo discusso a lungo col presidente Ghirelli prima di questo colpo di mano".

In chiusura Trapani. Che non si allena e rischia tantissimo.
"Abbiamo monitorato la situazione sin dai primi giorni. Adesso gli organi di controllo federale accerteranno eventuali violazioni dei protocollo sanitari, senza i quali nessuno tornerà ad allenarsi. Dobbiamo tutelare prima di tutto la salute dei tesserati e di tutte le persone che fanno parte del gruppo squadra".