Trapani (per ora) salvo ma con un'altra penalizzazione: un compromesso che lascia aperte domande sul futuro
E alla fine dal TFN è arrivata la sentenza Trapani. Non l’esclusione che in tanti davano per certa, non il rinvio che qualcuno temeva, ma una sanzione che, ancora una volta, lascia l’amaro in bocca e un punto interrogativo gigantesco sul futuro del club granata e dell’intero girone C.
Il Tribunale Federale Nazionale ha deciso: niente radiazione, niente esclusione dal campionato (nonostante la Procura l'avesse chiesta), ma altri 5 punti di penalizzazione (che si sommano ai 15 già inflitti in stagione, per un totale di 20, facendo scivolare la squadra siciliana a quota 23, al penultimo posto, a +1 dal Foggia e a -1 dal Siracusa) più ammende e inibizioni per Antonini, Giacalone e Oddo. Una "via di mezzo" che conferma quanto avevamo scritto ieri notte dal nostro direttore Ivan Cardia: questa vicenda non era (e non è) uguale alle altre. È più complessa, più tecnica, più legata a un’interpretazione della normativa tributaria su cui il Trapani ha già avuto ragione in altre sedi. La sospensiva della Corte Tributaria rende la decisione ancora più discutibile.
Il collega Nicola Binda, dalla sua storica penna della Gazzetta dello Sport, aveva parlato chiaro già in mattinata su TMW Radio: esclusione probabile, regole da applicare senza sconti, ferita inevitabile ma giusta. Binda - e non solo lui - ha sempre difeso il principio che chi non rispetta le norme deve pagarne le conseguenze, e in un campionato che ogni anno perde pezzi per proprietà non all’altezza ha tutto il diritto di essere critico. Ma questa volta il Tribunale ha scelto un’altra strada. E il precedente che si crea è clamoroso, come ha scritto la stessa firma della Rosea nel suo post. La Procura ricorrerà, è scontato. Le motivazioni diranno di più. Ma il dato di fatto è uno solo: il Trapani resta in vita.
Antonini, come suo stile, non si è trattenuto. Ha esultato («la squadra non poteva essere esclusa»), ha ringraziato gli avvocati Rodella e Cassì, ha promesso battaglia in tutte le sedi per riavere i punti e ha mandato un messaggio poco elegante ma chiarissimo a chi lo dava già per morto. Ha ragione su un punto: la società è - per ora - salva. Ha torto nel sottovalutare che 20 punti di penalizzazione (tutti per la stessa vicenda legata all’ex commercialista) sono un macigno che rischia di affossare sul campo ciò che i tribunali hanno salvato (non per niente sembrerebbe essere a rischio persino la panchina di Salvatore Aronica). E ha fatto bene a lanciare un appello ai tifosi della Curva: «Ora conta solo salvare la categoria». Un passo indietro, serenità, unità. Parole sacrosante, anche se arrivate dopo mesi di comunicazioni spesso sopra le righe (così come lo è stato anche l'ultimo intervento social, appunto).
Non è una proprietà fallita economicamente, non è una gestione allegra. È una battaglia di principio su crediti tributari sospesi da una Corte di Giustizia. E la giustizia sportiva ha deciso di non spingersi fino in fondo. Bene così? Ma ora tocca al campo.Il Trapani ha sette giornate per fare un campionato diverso da quello che aveva preparato a giugno. Come accennato, Aronica è in bilico (le sette sconfitte nelle ultime otto partite pesano come macigni), la rosa è stata stravolta a gennaio, la Curva è divisa. Antonini ha poi parlato di un nuovo innesto importante «che mi ha voluto bene e vuole bene a Trapani» e che ha svelato essere Bes Balla («È carico a mille e domani torna da noi»). Servirà tutto: punti, carattere, unità.
La Serie C è piena di proprietà serie che fanno sacrifici enormi. Il 90% delle società dimostra ogni giorno che si può fare calcio dignitoso, molte di esse anche senza soldi a palate. Le poche mele marce non possono continuare a macchiare l’immagine di una categoria nobile e dura. Il Trapani intanto è vivo. Ma il campionato è ancora ferito. E la stagione, a sette turni dalla fine, resta con un enorme punto interrogativo. Come temevamo. Come avevamo previsto.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
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