Il rischio calcolato di non schierarsi: la Lega Pro ha fatto una scelta diversa

Il rischio calcolato di non schierarsi: la Lega Pro ha fatto una scelta diversa TMW/TuttoC.com
Oggi alle 00:22Il Punto
di Ivan Cardia

In settimana sono state ufficializzate le candidature di Abete e Malagò per la presidenza della FIGC. La Lega Pro, in maniera anche coerente con la propria storia recente, ma non scontata - considerando che è l’unica componente ad aver scelto questa posizione -, ha evitato di schierarsi. C’entrano ovviamente dinamiche politiche, e posizioni non così semplici da sintetizzare in una lega che mette insieme tante realtà diverse. Ho l’impressione, peraltro, che una maggioranza, magari non così ampia ma maggioranza, di presidenti simpatizzi comunque per l’ex presidente del CONI, ma questo si vedrà e resta in ogni caso un unicum nel panorama federale, come del resto la Serie C è anche sotto tanti altri aspetti.

Non schierarsi presenta ovviamente anche un rischio, calcolato: al vincente non si potrà far presente il proprio appoggio, ammesso che poi serva a qualcosa. Allo stesso tempo, l’approccio è idealmente il migliore, l’unico che abbia messo al primo posto i contenuti e non i nomi. Anche nei confronti con i due candidati, anziché chiedere mari e monti, la Lega presieduta da Matteo Marani ha fatto presente delle questioni molto concrete, e non in numero irrealizzabile. È, per vari motivi, l’unico modo serio di approcciarsi a un - piccolo o grande che sarà - ribaltone, che se non si affronta parlando di problemi concreti non ha senso immaginare: pur avendo sostenuto che Gravina dovesse dimettersi anche per questioni di forma, è evidente a tutti che non sia colpa sua se non siamo andati ai Mondiali, e soprattutto che questa sia al massimo la punta e non l’iceberg intero.

La diversità della Lega Pro, ben rappresentata dalla coerenza profonda di questa scelta, ha ragioni storiche, alcune molto attuali. Cuscinetto tra professionismo e dilettantismo - pur se formalmente fa parte del primo - è una lega che tutti sprimacciano per stare più comodi. Dall’alto e dal basso, è spesso catalogata come il problema, anche se è ovvio che non lo sia. La stessa questione della riduzione dei club professionistici, tornata d’attualità, spesso si risolve surrealmente all’idea di tagliare la C. Ignorando un fatto, e cioè che sia stata l’unica in passato a essersi autoridotta. Uno spirito di servizio mai riconosciuto, che l’accompagna tuttora, basti pensare alla rinuncia in termini di peso elettorale fatta un paio di anni fa. Schiacciata dai problemi degli altri, nel tempo ha introdotto le uniche vere novità del calcio italiano in era recente, basti pensare ai playoff. O a quello che offre adesso: riforma Zola, Var a chiamata (ok, FVS…), salary cap. Ecco, non sarebbe male se, anziché sganciare accreditamenti elettorali come se fosse necessario prendere una posizione, a volte senza neanche sapere cosa comporti, anche altre componenti si facessero portatrici di riforme e proposte concrete. E poi magari si discute di chi le deve portare avanti.