INTERVISTA TC - Imolese, Atzori: “Triestina? Non mi sentirete piangere”

02.12.2019 22:30 di Sebastian Donzella Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
INTERVISTA TC - Imolese, Atzori: “Triestina? Non mi sentirete piangere”

Una lotta serrata per la salvezza. Con la consapevolezza che il recupero di mercoledì potrebbe portare per la prima volta l’Imolese fuori dalla zona retrocessione. TuttoC.com ha intervistato Gianluca Atzori, tecnico dei romagnoli, per analizzare il momento dei suoi e la sfida in programma con la Triestina. 

Salvezza diretta a due punti, retrocessione a tre. Classifica cortissima. 

“La squadra in campo sta dimostrando di potersela giocare con tutti. Veniamo da una serie di risultati utili positivi, cerchiamo di cavalcare quest'entusiasmo da qui alla sosta, anche se avremo un ciclo terribile con la Triestina mercoledì, il Padova domenica e, la prossima settimana, il Vicenza. Vediamo di raccogliere quanti più punti possibili perché con una classifica così corta puoi passare dalla salvezza alla retrocessione nel giro di 90 minuti”.

L’Ad della Triestina, Milanese, ha avuto parole di fuoco in merito ad alcuni episodi arbitrali. 

"Quella giuliana è una grossissima squadra con un organico di serie B. Non vorrei che quest'esternazione possa penalizzarci. Siamo una squadra che lotta, che sta attenta ai minimi particolari, che vince o perde le partite sul filo di un episodio. Non vorrei che qualcuno venisse influenzato da quelle parole, non lo reputo giusto. Non mi sono mai lamentato dei torti arbitrali e non mi avete mai sentito piangere. Chi fa questo sport sa benissimo che gli errori fanno parte del gioco, mi dispiacerebbe se un arbitro venisse influenzato dalle parole degli avversari”.

Visto il turn-over che entrambi attuerete, non vi spaventa la differenza tecnica?

“È inutile nasconderci, i loro panchinari potrebbero tranquillamente rappresentare una squadra titolare di Lega Pro. Parlano le carriere per loro. Sono tutti forti, questo lo sappiamo e deve farci drizzare le antenne. Perché contro le grandi squadre abbiamo dato il 120% e a volte l'abbiamo pure spuntata, come col Carpi. Mercoledì sarà una battaglia, dobbiamo fare punti assolutamente. Speriamo non ci vengano a mancare le forze".

Avete il peggior attacco del girone, il terzultimo della C. 

"I punti li fa chi la butta dentro. Lì davanti far gol significa vedere la porta, avere fame. Chi ha queste caratteristiche fa la differenza. In questo momento i numeri ci dicono che facciamo fatica a concretizzare quello che creiamo. La fortuna di tante squadre sono quei giocatori che ti risolvono la partita e mascherano i difetti che ha la loro manovra. Noi dobbiamo essere bravi a sopperire a questa mancanza anche con i calci da fermo, come fatto con la Sambenedettese ieri".

A livello personale, cosa si prova a lottare per la salvezza in C dopo aver allenato in A?

“Mentre ero a casa ho capito che l'unica cosa che volevo era allenare, guidare un gruppo di ragazzi verso un obiettivo. E se quest’ultimo si chiama salvezza in Serie C, va benissimo. Sono contento di essere al timone di una squadra che, seppur con tutti i suoi difetti, non cambierei con nessun’altra perché i ragazzi fanno tutto quello che dici tu, sono maniacali negli allenamenti e danno sempre il 300%. Io voglio fare l'allenatore, è indifferente se in A, in B o in C. Non mi va di stare a casa a guardare gli altri. Quando è venuta fuori l'ipotesi Imolese ho detto di sì guardando la forza della proprietà. Non è semplice trovare un presidente che ne capisca di calcio. Con lui, invece, c'è un bel confronto continuo”.

Salvarsi in A e salvarsi in C. Qual è la differenza?

"In C c’è meno tecnica e, di conseguenza, molto più agonismo. Tanta corsa e grinta, la differenza è tutta qui”.