INTERVISTA TC - Rende, Nossa: "Non si può ripartire a porte chiuse"

03.04.2020 17:00 di Marco Pieracci   Vedi letture
Devis Nossa
© foto di Andrea Rosito
Devis Nossa

Devis Nossa è uno dei calciatori più esperti della Serie C. Il 35enne difensore bergamasco è ripartito dal Rende dopo la salvezza sul campo centrata lo scorso anno con la maglia dell'Albissola. Quella con la formazione calabrese è la sua sedicesima stagione consecutiva in terza serie, interrotta a causa dell'emergenza sanitaria: “Per chi è abituato a stare in campo e fare gli allenamenti - confessa a TuttoC.com - diventa tutto pesante però bisogna fare di necessità virtù. Sono combattuto, non sono riuscito a tornare a casa perché il girone C è stato fermato per ultimo. Ho familiari e amici a Bergamo in una situazione al limite che nel futuro porterà delle ripercussioni anche sul piano psicologico mentre qui al sud la percezione del problema è diversa”.

La ripresa dei campionati può essere una strada percorribile?
“Se noi parliamo a livello di sport in generale è giusto riprendere per dare alla gente la possibilità di avere un nuovo inizio verso la normalità ma non si può ricominciare a porte chiuse perché questo non farebbe altro che allontanare ancora di più le persone. Se si ragiona esclusivamente in termini di interessi economici si fa un torto a chi sta perdendo lavoro e familiari senza neppure poterli salutare. Bisogna essere realisti e chiedersi se il calcio è sport o business. É un messaggio forte che dobbiamo dare. Non posso sentire il Ministro dello Sport che parla di calcio e poi il presidente della Lega di Serie A che dice che il calcio rappresenta l’1% del PIL del Paese. Allora chi facciamo pagare il Ministro dell’economia? Lo sport ha dei valori ed in base a questi adesso è il momento di restare fermi, per rispetto non solo di chi sta morendo ma anche delle persone che stanno continuando a lavorare negli ospedali. Non penso che ripartire possa dare loro uno sfogo. Lo sfogo ci può essere facendo le cose fatte bene e ripartendo quando sarà il momento a porte aperte dando a tutti la possibilità di accedere agli stadi. Se tutto si riduce esclusivamente a una questione economica non va bene. Tutti in questo momento stanno perdendo qualcosa in termini di introiti, anche gli operai e in più stanno morendo delle persone. É arrivato il momento di decidere se il calcio fa parte dello sport o dell’economia”.

Il taglio degli stipendi sarebbe una misura efficace?
“Se io rinuncio a una percentuale del mio stipendio non salvo dal fallimento il mio presidente o quelli della Serie C. Il taglio degli stipendi è un gesto che avrebbe un significato più morale che materiale. Un presidente di Serie C non salva la sua azienda tagliando gli stipendi ai giocatori perché questa avrebbe problemi a prescindere visto che l’economia del Paese è ferma. In Serie C gli stipendi non sono allo stesso livello della Serie B e soprattutto della Serie A. Di conseguenza bisogna fare delle distinzioni importanti. Basta guardare le cifre: ci sono società come la Juventus che potrebbero salvare una categoria intera con una piccola parte dei soldi risparmiati attraversate la riduzione degli ingaggi”

Favorevole alla cassa integrazione?
“Va benissimo, però se applichiamo la cassa integrazione allora non possiamo giocare. Sarebbe un controsenso. In questo modo un giocatore guadagnerebbe meno e sarebbe aiutato dallo Stato e questo può anche essere giusto però a quel punto non si può scendere in campo perché vorrebbe dire giocare venendo pagato dallo Stato. La cosa più semplice sarebbe aspettare di vedere come evolve la situazione. Come si può pensare anche solo di organizzare una partita: servono le forze dell’ordine che non possono essere occupate, le ambulanze col personale sanitario e così via. Sono tutte cose delle quali è prematuro parlare ora. Una volta finita l’emergenza si potranno fare i conti di ciò che è successo e dopo ci si siederà al tavolo per fare delle riforme tutti insieme. Così facendo si rovina ancora di più l’immagine del calcio e non va assolutamente bene”.

Soddisfatto dell'esperienza in biancorosso?
“Non mi aspettavo di rimanere svincolato in estate, purtroppo sono rimasto penalizzato dalla mancata iscrizione dell’Albissola. Sicuramente il nostro è un campionato difficile, questa squadra arrivava da due anni consecutivi in cui erano stati raggiunti i playoff. Quest’anno ci sono stati tanti cambiamenti con una politica maggiormente improntata alla valorizzazione dei giovani e abbiamo incontrato qualche difficoltà in più in un girone difficile come il C. Abbiamo perso partite per mancanza di esperienza però ritengo di aver fatto il mio come sempre. Questa è la mia sedicesima stagione in categoria, è vero non sono mai riuscito ad andare in B però la costanza di rendimento soprattutto mentale è sempre stata la mia forza. Giocare in C non è una passeggiata come qualcuno pensa".