Buscè: "Cosenza, esperienza tosta ma formativa. Playoff? Si vince con testa e gambe"

Buscè: "Cosenza, esperienza tosta ma formativa. Playoff? Si vince con testa e gambe"TMW/TuttoC.com
Antonio Buscè
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
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di Valeria Debbia

Con i playoff ormai certi per il Cosenza (attualmente quarto in classifica con 56 punti, dietro Benevento, Catania e Salernitana), mister Antonio Buscè traccia un bilancio lucido e determinato per Il Quotidiano del Sud. Il tecnico campano non nasconde le difficoltà di una stagione segnata da infortuni e imprevisti, ma ribadisce la fedeltà al progetto e al gruppo.

Sulla stagione segnata da eventi negativi e infortuni: «Questo campionato è un po’ segnato da tanti avvenimenti non proprio positivi per noi. Infortuni pesanti a giocatori piuttosto importanti. Foggia? Ha un po’ segnato, ha fatto, come dire, da spartiacque della stagione, era un momento in cui si poteva pensare ad altro. Quella partita è stata un po’ maledetta. Sulla carta, vinci col Foggia e puoi fare quel saltello in avanti dove si aprono altre speranze. Quindi abbiamo dovuto abbassare la mira. Però, credo, bisogna capire anche che davanti abbiamo Catania, Benevento, Salernitana e ci sono altre che hanno magari un nome con meno blasone che vogliono dire la loro. Non dimentichiamo che questo girone è tremendo, lo dicono tutti gli addetti ai lavori. Qui si gioca un calcio diverso, fatto di cattiveria agonistica superiore».

Sul mese di gennaio negativo: «Ma si spiega in poche parole. Nel senso che hai affrontato squadre che ora stanno lottando per fare quello che vogliamo fare noi, squadre costruite per fare dei campionati importanti. Noi abbiamo finito il girone d’andata in ginocchio, con alcuni giocatori che erano proprio strizzati come limoni. E poi quando si apre il mercato diventa un problema, ma non solo per il Cosenza, è così un po’ per tutte le squadre. A livello di prestazione non abbiamo fatto grandi prestazioni però abbiamo bene in mente come abbiamo perso alcune partite».

Sul convincimento dei giocatori e sulla professionalità. Buscè sottolinea il dovere di sposare la maglia: «Ma io credo che quando ci sia rispetto per il proprio lavoro è una cosa normalissima sposare la maglia, credo sia un dovere. Lo dico perché l’ho fatto per 22 anni, indipendentemente da tutto quello che magari poteva essere la parte esterna. Conta solo la parte interna e il campo di gioco. Per ogni giocatore è un dovere, deve andare in campo e avere rispetto prima per se stesso, per il lavoro che fa, poi per la maglia che indossa e per rispetto dei compagni, indipendentemente da tutto».

E sul perché non ha mai pensato di mollare: «Io credo che quando vai in un posto devi capire quello che c’è. Io la prima volta che sono arrivato ho subito pensato che ci fosse una grande potenzialità per fare calcio vero. Con chiunque parlo, con qualche collega amico, con qualche procuratore, tutti dicono che Cosenza è tanta roba come piazza, con una storia dietro, poi ti ritrovi ad affrontare tanti problemi che fondamentalmente non ti riguardano, ma bisogna sempre fare il proprio lavoro in maniera professionale. Non è che se vai in altri posti c’è la perfezione. Io credo che la perfezione non esista, ci sono tanti problemi ovunque, chi più o chi meno. Ho sempre cercato di combattere e, l’ho sempre detto, l’unica medicina è il campo, poi c’è chi apprezza e chi non apprezza, ma credo che alzare bandiera bianca, girare le spalle a un gruppo di ragazzi che mi sta seguendo dal primo giorno, sarebbe stata la vera sconfitta. Questi ragazzi, dal primo giorno e nonostante i problemi, mi seguono, lottano, sudano la maglia e c’è rispetto gli uni per gli altro. Lasciare sarebbe una sconfitta, non a livello di allenatore, ma proprio al livello di persona, di uomo e io devo sempre guardare in faccia i miei figli. Chi abbandona è un codardo».

Sui playoff e la preparazione, vista la certezza di essere presenti nella griglia playoff, Buscè guarda avanti: «Nel corso della mia carriera mi è capitato di farli due volte, l’anno scorso a Rimini e alla Vibonese. È un mini torneo e la spunta chi sta bene mentalmente e fisicamente. Magari anche la squadra, lo abbiamo visto, che arriva l’ultima dei play off è quella che poi alla fine va a raggiungere l’obiettivo. Quindi bisogna arrivare bene mentalmente e soprattutto fisicamente. Non bisogna avere pesantezza nella testa, perché a volte la troppa voglia di fare, le troppe responsabilità, ti bloccano, e lo dico per esperienza. Noi dobbiamo lavorare per portare a termine questo, questa regular season in maniera giusta, pensando già a Latina, che c’è domenica, cercando di fare il massimo. Al resto ci penserò dopo».

Valutazione dell’annata e rapporto con la società: «Una esperienza tosta. Esperienza formativa, anche se tosta. Un’esperienza che mi ha insegnato tante cose. Un vecchio amico al telefono mi ha detto solo pochi minuti fa: “Guarda, questa esperienza, questo lavoro che stai facendo a Cosenza, te lo ritroverai dappertutto. Ovunque vai non puoi aspettarti sempre fiori”. Questa esperienza con il Cosenza mi ha dato tanto. Quindi per un allenatore che vuole fare questo mestiere, venire qua a Cosenza e gestire alcune situazioni, credo che sia una cosa molto importante per la crescita».

Sui rapporti con la proprietà: «Guardi, io questa cosa la voglio mettere in po’ in chiaro. Io non sono la persona o l’allenatore che per un niente deve chiamare il presidente. Io non sono quel tipo. Domenica dopo la partita con l’Altamura, era in tribuna, stava scendendo, ci siamo salutati, ci siamo stretti la mano. Quel tipo lì non lo farò mai, né con il presidente Guarascio, né con nessun altro. Siamo tranquilli. Perché poi devo pensare solo al campo».

Sul futuro e il contratto. In scadenza a fine stagione (contratto annuale con opzione di rinnovo siglato nel luglio 2025), Buscè non pone ultimatum:
«Non lo abbiamo fatto, me per me non è un problema. Io ho sempre firmato contratti da una sola stagione. Per me questo non è un problema. Anticipo magari una domanda: non ho avuto qualche altra richiesta da nessun'altra squadra».