Morrone: "Bisogna lavorare sui settori giovanili. Playoff? Livello alto"
Il futuro della FIGC, il ruolo dei dirigenti sportivi e i verdetti tra promozioni, playoff e crisi societarie: Alfonso Morrone, presidente dell'ADICOSP, analizza i temi caldi del calcio italiano, tra campo e politica, con uno sguardo rivolto alle riforme necessarie per rilanciare il sistema.
Week end che ha visto Barletta e Folgore Caratese approdare in Serie C, mentre altre realtà salutano il professionismo. Che bilancio si sente di fare?
"Innanzitutto vorrei congratularmi con le società del Barletta e della Folgore Caratese per la meritatissima promozione in Serie C. Lodevole il lavoro del presidente Michele Criscitiello, che ha saputo coniugare il successo sportivo con la realizzazione di un impianto bellissimo, già pronto per il professionismo e ricco di servizi. Per il Barletta un plauso particolare al direttore Vincenzo De Santis, tra l'altro nostro associato, che ha contribuito al ritorno nel professionismo di una piazza con grandi tradizioni calcistiche".
Come finirà la corsa tra Arezzo e Ascoli per la promozione diretta?
"Ad una giornata dalla fine l'Arezzo ha il vantaggio del gol negli scontri diretti, che può risultare decisivo. L'Ascoli ha fatto un girone di ritorno eccezionale e meriterebbe il salto di categoria. In ogni caso parliamo del ritorno in B di una piazza importante, sia che si tratti di Arezzo sia che si tratti di Ascoli".
In ottica playoff cosa dobbiamo aspettarci?
"I playoff saranno come sempre un campionato a parte e la condizione fisica farà la differenza. Il livello è altissimo: club come Catania, Salernitana, Brescia, Crotone, Cittadella, Casertana, Ravenna, Cosenza dimostrano che il roster non ha nulla da invidiare alla Serie B. A volte però emerge anche la sorpresa, come accadde con il Lecco di Foschi".
Il caso Ternana tiene banco: cosa può accadere nelle prossime settimane?
"Al momento a Terni non è stata staccata la spina dell'ossigeno che consente di finire la stagione. Se si trova un imprenditore capace di acquisire la società dal Tribunale di Terni e coprire i debiti sportivi, non perderemo una piazza prestigiosa nel professionismo. Altrimenti si potrebbe ripartire dall'Eccellenza, come previsto dalla normativa federale, come già accaduto per Lucchese e SPAL. Sarebbe un epilogo doloroso, anche per la passione dei tifosi delle Fere".
Passando alla politica sportiva: la corsa alla presidenza FIGC tra Malagò e Abete. Cosa serve davvero al calcio italiano?
"Parliamo di due figure con grande pedigree istituzionale e competenze profonde. Più che la persona, però, contano i programmi. Il sistema attuale imbriglia le riforme: chi arriverà in Via Allegri dovrà intervenire su Statuto, NOIF e rapporti con le Leghe. Ho apprezzato le dimissioni del presidente Gravina, gesto raro, ma ora serve una politica forte di riforme. Da presidente di Adicosp mi preme sottolineare anche il ruolo dei dirigenti sportivi e dei collaboratori della gestione sportiva, che devono essere sempre più valorizzati nel sistema calcio".
Quali misure concrete per rilanciare la competitività della Nazionale?
"Bisogna lavorare sui settori giovanili: il talento italiano c'è, ma si disperde nella crescita. Molti club, soprattutto in Serie C, considerano il vivaio un costo e lo affidano all'esterno, quando invece dovrebbe essere una risorsa anche economica. Servono controlli più severi e sanzioni. Inoltre esiste un problema culturale: troppo spesso chi paga trova spazio a discapito di chi merita. Così si penalizza il talento vero e si indebolisce tutto il movimento".
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