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Tisci: "Il Pineto si rispecchia nel mio modo di essere. I 100 punti rimarranno dentro di me"

Tisci: "Il Pineto si rispecchia nel mio modo di essere. I 100 punti rimarranno dentro di me"TMW/TuttoC.com
Ivan Tisci
giovedì 16 aprile 2026, 20:45Girone B
di Valeria Debbia

Ivan Tisci, allenatore del Pineto, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio iL61, offrendo una panoramica approfondita sul campionato di Serie C. 

Dal punto di vista tattico, quali sono le caratteristiche principali delle squadre del girone B rispetto agli altri?

"I gironi sono sicuramente diversi anche sotto l’aspetto tecnico. Per quanto riguarda il nostro, che conosco meglio anche se mi piace tenermi aggiornato sugli altri, è un girone molto livellato. Ci sono state tre squadre che hanno fatto un campionato diverso dalle altre. Le prime due, che stanno lottando fino alla fine per la vittoria, sono quelle più attrezzate tecnicamente, come organico, come struttura e per quello che propongono in campo. Lo dimostrano i numeri: hanno fatto un campionato a parte. Il resto sono tutte squadre organizzate. Non ho trovato un girone con così tanti miei colleghi bravi e preparati, che hanno dato un’identità precisa alle proprie squadre. Ognuno ha il suo modo di interpretare le cose, ma è stato un girone bello da affrontare. È stato piacevole incontrare tante squadre e constatare che anche nelle categorie inferiori ci sono allenatori che hanno voglia di studiare, di crescere, oltre a giocatori da tenere in considerazione per le categorie superiori".

Il calcio di Serie C è spesso molto fisico e intenso. Come si prepara una squadra per reggere un campionato lungo e dispendioso, considerando che poi arriveranno anche i playoff?

"Nel calcio di oggi, in tutte le categorie, c’è bisogno di allenare molto l’intensità. La qualità è un dono di natura per alcuni e si può migliorare, ma credo che allenare bene la squadra a correre tanto e bene sia fondamentale. Noi lavoriamo molto sotto questo aspetto. Ho la fortuna di avere una squadra giovane e l’abbiamo allenata proprio in quel senso. È chiaro che a fine stagione alcune squadre possono arrivare un po’ stanche. Spesso però non è tanto una questione fisica, quanto mentale. Basti pensare a quello che sta facendo adesso l’Ascoli: hanno spinto tantissimo per stare davanti e continuano a spingere. Perché? Perché i risultati aiutano a vivere meglio le settimane e l’entusiasmo permette di camuffare quelle poche carenze fisiche che possono arrivare a fine stagione. Non è facile tenere il ritmo per tutta la stagione. Bisogna avere la fortuna e la bravura di avere un organico sempre a disposizione e curare tanti piccoli dettagli che a fine campionato fanno la differenza".

C’è uno stadio o una trasferta di questo girone che lei considera particolarmente difficile?

"Quest’anno, quando abbiamo giocato ad Ascoli (anche se era la gara di andata), Ascoli è sempre una piazza che ha un fascino particolare. Lo stadio era pieno, la partita era sentita e giocare con una cornice di pubblico così è sempre bello e piacevole. Mi ha fatto molto effetto anche andare a Perugia. Perugia mi riporta sempre ricordi storici importanti, è stata una società gloriosa. Quello stadio, anche nell’ultima gara che abbiamo disputato lì, suscita sempre un certo effetto. È piacevole, al di là del fatto che non fosse pienissimo. È una piazza e una tifoseria che suscita ricordi perché ha fatto categorie importanti. Sono queste le realtà che lasciano qualcosa in più".

Quanto c’è di Ivan Tisci nella personalità di questo Pineto?

"Questa è una domanda che dovresti fare forse più a qualcun altro, perché io potrei essere di parte. Devo dire che sono sicuramente molto contento perché, insieme al mio staff, siamo riusciti a trasmettere non solo le mie idee di campo, ma anche il mio modo di gestire il gruppo in generale. Qui ho avuto a che fare con un gruppo di ragazzi che sotto tutti i punti di vista non si tira mai indietro, ascolta e segue non solo me, ma anche il mio staff. Credo che la squadra si rispecchi un po’ nel mio modo di essere: io sono uno che cerca sempre l’aspetto positivo delle cose. Non mi piace essere circondato da persone negative, perché la negatività non aiuta. I momenti difficili fanno parte del percorso di tutti, non solo nel calcio ma nella vita in generale. Sono molto contento di come la squadra rispecchia il mio modo di essere. A volte ci riesce, a volte no, ma i risultati dimostrano che il lavoro c’è stato".

Cosa rappresentano per lei questi 100 punti? Un traguardo personale o la fotografia di un lavoro di squadra perfetto?

"Il raggiungimento di questi 100 punti è sicuramente uno dei traguardi importanti. Mancano ancora un paio di partite più i playoff che vorremmo affrontare al meglio. Essere riuscito a ottenere 100 punti con questi ragazzi è un obiettivo che rimane dentro di me. Qualche giorno fa ho ringraziato i ragazzi, il Presidente e il Direttore. Quelli che erano già qui lo scorso anno ne hanno fatti 100, quelli arrivati quest’anno ne hanno fatti 50. Questi 100 punti sono la dimostrazione di una crescita costante, ma soprattutto la ciliegina sulla torta. Dietro ci sono il lavoro di una società che è cresciuta, di un Presidente che ci ha messo sempre a disposizione tutto, di un Direttore che ha cercato di portare i migliori giovani e di uno staff che ha cercato di valorizzare al meglio questo materiale. Credo che in parte ci siamo riusciti e i risultati lo dimostrano. È un giusto premio. Non è una cosa semplice né scontata. Ci siamo riconfermati ed è normale che ora si pensi al momento attuale, ma non bisogna assolutamente dimenticare quello che questi ragazzi hanno fatto e mi hanno dato per raggiungere questi 100 punti".