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Foschi: "La C punta sui giovani, ma poi quasi nessuno arriva in Serie A"

Foschi: "La C punta sui giovani, ma poi quasi nessuno arriva in Serie A"TMW/TuttoC.com
© foto di Alberto Peruzzetto
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di Matteo Ferri

Luciano Foschi, ex allenatore del Renate, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio iL61, per raccontare la sua scelta di lasciare il club nerazzurro.

Arriva da stagioni molto positive, si è appena conclusa la tua esperienza a Renate con un bilancio roseo
"Sono molto contento di quello che siamo riusciti ad ottenere, un quinto e un terzo posto, una semifinale di Coppa Italia. Obiettivi anche impensabili ad inizio anno. Ma questo è il solito discorso di chi sottovaluta una società come il Renate, che da anni si fa rispettare in questo campionato e raggiungere sempre traguardi importanti. Per me era importante fermarmi in questo momento per poi ripartire con più entusiasmo".

Che progetto cercherebbe? In Serie C le panchine sono già tutte piene
"Io sapevo già, prendendomi un periodo di pausa, che mi sarei preso l'estate per vedere cosa sta succedendo. Arrivati ad un certo punto della carriera, si può pensare anche ad un ruolo diverso. Sono da molto tempo nel mondo del calcio, mi sono tolto tante soddisfazioni, ho vinto dei campionato e ho subito anche degli esoneri. La mia intenzione è di valutare se lavorare con i giovani oppure, magari, avere un ruolo più dirigenziale come responsabile dell'area tecnica oppure continuare ad allenare che è la mia professione. Volevo fermarmi per qualche mese e vedere cosa succede, il calcio offre tante opportunità e non bisogna avere fretta".

Alla Lega Pro andrà lo 0,5% dei diritti tv. Una cifra che potrebbe sembrare alta ma che in realtà potrebbe essere irrisoria
"Il problema è di fondo: gestire il calcio, oggi come oggi, con poche risorse economiche, non è semplice. Con queste risorse i presidenti in Serie C fanno fatica a sostenere il sistema. Sento parlare di rivoluzioni, riforme dei campionati, ci lamentiamo che la nazionale non va ai mondiali ma poi tutto si riduce a diminuire l'organico della Serie C. Le riforme devono essere fatte in alto, altrimenti i giovani giocano in Serie C e lì restano, non vanno più su se non ci sono delle riforme in tal senso. Per la C le risorse sono sempre meno e quello che arriva dalla A e dalla B è solo una goccia nel mare. I giovani in Lega Pro giocano, il problema è il dopo perché nessuno si chiede che fine fanno quei giovani. Se andiamo ad analizzare quanti giovani sono partiti dalla C e ora giocano stabilmente in categorie superiori, la percentuale è bassissima. Queste riforme non hanno un valore sul piano tecnico ma solo economico, perché servono a far entrare qualche euro nelle casse dei presidenti che, altrimenti, si ritrovano a dover sborsare sempre di tasca loro. La C lavora bene, però bisogna anche dargli forza, altrimenti finiremo con una riduzione dell'organico a 20 squadre e gli stessi problemi di prima".

Per fare riforme veramente incisive bisognerebbe lavorare di sistema
"Lancio un'idea, da ignorante dal punto di vista della politica del calcio: supponiamo che, invece di ridurre il numero di squadre di Serie C, aumentiamo a quattro il numero dei gironi e inseriamo 5 squadre under 23 delle squadre di Serie A in ogni girone, con l'obbligo di avere in rosa solo giocatori italiani. Non pensate che tra questi giocatori possa uscire fuori un futuro talento per la nazionale? Queste sono le soluzioni da prendere in considerazione, non l'obbligo di far giocare tre under per 7 euro al minuto. Se vogliamo investire dobbiamo rinunciare a qualcosa, altrimenti non se ne esce".

Per la Figc la priorità, in questo momento, è il nuovo ct della nazionale. Poi, forse, si parlerà anche di altro
"Da mesi sento parlare del ct della nazionale, ma, per fare un paragone, è come se io portassi a casa mia Cannavacciuolo per fargli preparare un pranzo ma ho il frigorifero vuoto. Noi prendiamo un allenatore della nazionale ma non abbiamo nulla da dargli, come se l'allenatore avesse la bacchetta magica. In queste condizioni sarebbe dura anche per Guardiola. Pensiamo prima a riempire il frigorifero, perché a svuotarlo ci vuole veramente poco".