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Foschi lascia Renate: addio al tecnico che ha trasformato le ambizioni di un paese in realtà

Foschi lascia Renate: addio al tecnico che ha trasformato le ambizioni di un paese in realtàTMW/TuttoC.com
© foto di Alberto Peruzzetto
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di Laerte Salvini

C'è un paese in Brianza che si chiama Renate e conta forse poco più di quattromila anime. Non ha un centro storico degno di nota, non ha monumenti, non ha probabilmente nemmeno un bar aperto la domenica sera. Ha però uno stadio, il "Città di Meda", e ha avuto Luciano Foschi. Nato ad Albano Laziale il 3 luglio 1967, Foschi firma il contratto per tornare a Renate proprio il giorno del suo 57esimo compleanno, il 3 luglio 2024. Un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi curriculum chi è quest'uomo: uno che sceglie dove stare, e sceglie con il cuore prima che con la testa. "Conosco benissimo questo ambiente, ed è una delle ragioni che mi ha spinto a tornare dove sono stato bene", dice alla presentazione. "Prima valutiamo l'uomo, poi il valore del singolo giocatore." Non è uno slogan. È una filosofia che ha applicato ogni mattina sul campo di allenamento, con la stessa ostinazione di chi sa che il calcio lo vinci soprattutto negli spogliatoi. Eppure quella stessa estate, poche settimane prima di mettere la firma, Foschi si era ritrovato in ospedale per un controllo di routine: aorta occlusa per metà, stent inserito d'urgenza, sei chili persi in poche settimane. "Sono entrato per un controllo e sono uscito che ero già operato", racconterà. 

La stagione 2025/26 comincia con ambizioni misurate e finisce per diventare la più bella della gestione Foschi a Renate. Il 3-5-2 è il suo credo assoluto, tatuato nella testa di ogni giocatore, invariabile in ogni condizione. Il campionato è altalenante: il Renate vince e perde quasi sempre di misura, costruisce strisce positive e poi subisce contraccolpi. A novembre perde 1-0 a Vicenza contro la capolista, ma Foschi esce dal "Romeo Menti" a testa alta: "Non so quante squadre verranno qui a mettere sotto, per lunghi tratti, la squadra che sta dominando il campionato. Proprio per questo siamo delusi, perché la sensazione era di poter portare via almeno un pari." È così che ragiona: la prestazione come bussola, il risultato come conseguenza. A marzo arriva il colpo che accende la Brianza: 0-3 sul campo del Lecco, la sua ex squadra, in uno di quegli incroci di ex che il calcio sa costruire con cattiveria e poesia insieme. In Coppa Italia di Serie C il Renate arriva fino alla semifinale, eliminando l'Inter U23 agli ottavi e vincendo ai rigori contro il Ravenna nei quarti - 7-8 il risultato finale dopo i tempi regolamentari, una di quelle partite che restano - prima di cedere a Latina per 2-1 in trasferta. "Quella è stata una giornata veramente molto amara", dirà il direttore generale Oscar Magoni. Il terzo posto finale in classifica, con 64 punti, arriva all'ultima giornata grazie a un gol contro la Pro Patria che supera Lecco e Trento nel finale di stagione. "Ho ritrovato una organizzazione da Serie A", dirà Foschi, "soltanto così si riesce a mantenersi in terza serie senza mai rischiare di retrocedere".

Poi arrivano i playoff e l'islandese Ottar Magnus Karlsson, undici gol in campionato, uno dei volti nuovi che più hanno entusiasmato nella gestione foschiana,  si trasforma nel protagonista inatteso della fase nazionale. Il 10 maggio, a Casarano, al "Capozza", il Renate vince 0-2 con una doppietta di Karlsson al 3' e al 24': glaciale, essenziale, decisivo. Foschi ha sette playoff in carriera e ne ha vinti quattro, conosce il copione meglio di chiunque altro. Tre giorni dopo, però, il copione si ribalta. Il Casarano di Vito Di Bari - la stessa squadra che aveva già eliminato il Monopoli e travolto il Cosenza per 5-1 al "Marulla" - sale a Meda e in quarantacinque minuti stravolge tutto: 0-2 al riposo, con Cerbone autore di una doppietta, poi il 3-0 firmato Grandolfo nella ripresa, con lo squalificato Spedalieri che manca nel momento peggiore e il VAR che annulla l'unica rete dei lombardi per fuorigioco. Il Casarano vola al secondo turno, il Renate si ferma. "C'è poco da dire: il Casarano è stato più bravo di noi e ha meritato la vittoria", ammette Foschi ai microfoni di Antenna Sud. "Il rammarico è tutto per il match d'andata, quando potevamo realizzare più reti rispetto alle due messe a segno. Abbiamo steccato la partita più importante della stagione e questi livelli non ce lo possiamo permettere." Parole che bruciano, ma che dicono tutto sull'onestà di un allenatore che non si nasconde mai dietro le scuse.

E adesso Foschi si ferma. Il club aveva formulato una proposta di rinnovo già prima della fine della stagione regolare, ma lui ha scelto diversamente: "Il mister aveva necessità di fermarsi un attimo dopo due anni", spiega il direttore generale Magoni. "In piena armonia e serenità abbiamo deciso di non proseguire." Nella nota ufficiale del Renate, poche righe essenziali come il suo calcio: "Mister Foschi ha scelto, in piena serenità e autonomia, di non proseguire la propria esperienza in nerazzurro, fatta di tre stagioni terminate sempre con la qualificazione ai Playoff." Tre stagioni su tre, nessuna eccezione. Resta la statistica, fredda come sempre: 87 partite in due anni a Renate, con una media di 1,62 punti; 46 gare in questa stagione tra campionato, coppa e playoff, con 22 vittorie e 80 punti complessivi, media 1,74, la migliore della sua carriera. Circola il nome del Novara, club che su di lui avrebbe volentieri puntato. Ma Foschi ha già dato la sua risposta. Quattromila anime di Renate, almeno per una stagione, hanno creduto di poter toccare la Serie B. Non è andata così, ma chi se ne va lasciando quella sensazione ha già vinto qualcosa di più difficile da misurare con i numeri.