Procaccio: "Trieste è casa mia, fa male vederla così. Sogno di tornare"
C’è un legame che va oltre il campo, oltre le categorie e oltre il tempo. Andrea Procaccio, piemontese di nascita ma triestino d’adozione, racconta il suo rapporto con la Triestina in un’intervista rilasciata a Il Piccolo, tra ricordi, amarezza e speranze per il futuro di una piazza che sente ancora profondamente sua. "Quando sono arrivato nel 2018 eravamo vicini alla Serie B, oggi fa male pensare che la squadra riparta dalla D per cause di forza maggiore come la penalizzazione. Provo tristezza, perché mi sento triestino d’adozione". Un sentimento forte, che si intreccia con l’auspicio di una ripartenza solida: "Da quello che percepisco, la nuova società sta lavorando bene. Spero possa costruire qualcosa di duraturo, vincere la D e riportare la Triestina tra i professionisti, magari fino alla B".
Nel suo percorso, anche l’esperienza negli Stati Uniti, vissuta però senza lasciare il segno: "Non è stata davvero un’esperienza piena. Quando arrivò la nuova proprietà, fui invitato a rinunciare ai miei due anni di contratto. Per amore di Trieste non mi sono opposto e sono andato via, ma il mio legame con questa città resterà per sempre".
Oggi Procaccio è protagonista con il Desenzano in Serie D, dopo una parentesi complicata al Renate: "Ero finito fuori lista, ho dovuto ripartire dalla D ma ho trovato una società importante, dove si lavora benissimo". Una realtà che gli ha restituito entusiasmo: "Dopo l’operazione estiva ho giocato con continuità e, a 30 anni, mi sento nel pieno della maturità".
Guardando alla situazione della Triestina, l’ex centrocampista analizza le difficoltà della ripartenza: "Non basta chiamarsi Triestina per vincere. Servono le persone giuste, soprattutto giovani di valore e un gruppo già abituato a vincere. Passare da una realtà di provincia a una piazza come Trieste non è semplice". E sul settore giovanile aggiunge: "Spero si torni a lavorare sui giovani locali. Il vivaio è venuto meno negli ultimi anni, ma può essere una base fondamentale per ricostruire".
Un passaggio anche sul recente passato del club: "È stato difficile vivere certi momenti. Figure come Biasin e Milanese avevano riportato entusiasmo. Spero che, con eventuali ritorni in società, si possa ritrovare compattezza e riportare la gente allo stadio".
Il futuro, però, resta aperto e legato a un sogno che non si è mai spento: "Il desiderio è tornare alla Triestina, in qualsiasi categoria. Se vinciamo con il Desenzano mi piacerebbe restare in C, ma quando chiama Trieste è impossibile non pensarci". E ai tifosi lascia un messaggio chiaro: "Non mollate. Auguro loro il meglio e, se un giorno tornerò, darò tutto per riportare la Triestina dove merita. Ma serve una società solida, con idee chiare".
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