Gela, certe tre epurazioni. Franciel e D'Amico hanno mercato
Tre giocatori con le valigie pronte. Ma potrebbero non essere gli unici. Nel Gela è tempo di bilanci. La società lo farà con tutto lo staff il 29 dicembre, ma nel frattempo incombe il calciomercato. Il mese di gennaio diventa particolare per tutte le società. I calciatori devono giocare un mese con la consapevolezza che da un momento all’altro potrebbero affrontare da avversario la stessa squadra in cui militano. Succede anche questo per via di un regolamento assurdo che ha portato ad un mese la possibilità di intervenire.
E’ certa nel Gela la partenza di Scopelliti, La Porta e Zaminga. I tre atleti sono rimasti ai margini della squadra per una scelta societaria. Non c’è stata possibilità di cederli perché a fine agosto ogni squadra aveva già completato i propri organici. Per quattro mesi si sono allenati insieme al resto del gruppo ma non sono stati mai convocati. Difficilmente resteranno altri cinque mesi inattivi, rischiando di perdere contatti anche per il futuro.
Non saranno però probabilmente i soli. Ci sono calciatori che hanno anche mercato. Secondo indiscrezioni di radio mercato, non confermate dalla società, gli interessamenti riguardano soprattutto Franciel e D’Amico. L’attaccante brasiliano era stato voluto a furor di popolo a gennaio e il presidente Tuccio aveva accontentato se stesso e la piazza con un ingaggio addirittura quadriennale. Tre reti però sono il bilancio non soddisfacente per il Gela che potrebbe anche valutare eventuali richieste. In ogni caso qualsiasi movimento di mercato è condizionato dalle decisioni dello staff tecnico.
La società ha chiaramente detto che non potrà fare follie. Tuccio non ha mai nascosto la delusione per la reazione dell’ambiente al salto di categoria. Meno di 200 abbonamenti (dato addirittura inferiore rispetto alla Seconda Divisione), stesso numero di paganti, tranne che per gare di cartello (vedi Gela-Foggia), pochi sponsor allo stadio e le stesse identiche, croniche difficoltà logistiche del passato. Con queste premesse attendersi scintille a gennaio appare utopistico, soprattutto perché la spaccatura con una parte della tifoserie è forte e preoccupante. Serve maggiore sinergia e serenità. Quella che manca a tutto l’ambiente. Ripartire da quanto di buono è stato fatto è l’unica medicina per evitare che la Prima Divisione sia una meteora.
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