Inizia il mercato - Cosa aspettarsi dall'AlbinoLeffe: no fronzoli, solo grinta
"Era" Lopez, capitolo III. Bisognava ripartire almeno da un continuità, visto le cessioni estive più o meno dolorose, più o meno preventivate, più o meno vanto di una società. L'estate dell'AlbinoLeffe ha visto innanzitutto saluti pesanti, con gli addii (in ordine di reparto) di Christian Marietta, Diego Borghini, Marco Fossati, Davide Munari, Matteo Zanini, Salvatore Longo e, ovviamente, di "Momo" Zoma. Praticamente quasi la spina dorsale di una "Celeste" che tanto bene si era disimpegnata almeno nella stagione regolare, con un quarto posto di valore e sessanta punti quale testimonianza di una grande continuità. Riuscire a portare un ragazzo della "cantera" in Zweite Bundesliga (al Norimberga, a conti fatti con reciproca soddisfazione viste le quattro realizzazioni di Zoma in terra di Germania) è senza dubbio una delle principali vocazioni di una società molto vocata alla formazione sul territorio e nessuno, infatti, ha avuto un pensiero negativo per questo figliolo bluceleste che spicca il volo alla conquista di un qualcosa di grande. Per tanti motivi: economici (cessione molto ben strutturata senza cedere al primo offerente), di immagine (di fatto è stato un vanto tanto per la realtà seriana del presidente Andreoletti quanto per una Serie C che ogni tanto fa il suo dovere, cioè quello di credere nei giovani, investire nei giovani, lanciare i giovani), di credibilità verso le famiglie e l'ampio sottobosco calcistico giovanile di cui la Terza serie si nutre. Insomma, Zoma in partenza era nell'ordine delle cose. Forse meno scontate sono state altre dipartite, ma anche qui comunque plausibili, da Marietta a Borghini, giocatori che, maturata l'esperienza bluceleste, hanno giustamente avuto voglia di nuovi stimoli.
Perciò è stata un'estate intensa per il D.s. Obbedio che ha dovuto ristrutturare la sua creazione praticamente in ogni reparto. La porta ha visto un ritorno alla casa base e due nuovi innesti, ambito poi bersagliato dagli infortuni, con una girandola di nomi dai quali sembra che l'orientamento attuale pronunci il nome di Di Chiara; la difesa è stata di fatto la zona meno rivoluzionata con il solo Sottini a rappresentare un innesto importante in termini di continuità di impiego; centrocampo con una nuova cabina di regia (Mandelli), un paio di mezzali che coniughino quantità e qualità (Lombardi e Lupinetti, quest'ultimo con anche divagazioni da esterno) e un esterno di esperienza che risponde al nome di Garattoni; attacco con la freschezza del mobilissimo Sali (il primo acquisto dell'estate in ordine cronologico), la richiesta di un ulteriore step per Svidercoschi e la duttilità di De Paoli, oltre a Sarr da inquadrare e plasmare sotto lo sguardo attento di Lopez. Tante novità, dunque, che solo una conferma in panchina poteva in qualche modo gestire. Così nasce il Lopez III, nuove note nel consolidato pentagramma del 3-5-2.
Si sapeva fosse una stagione difficile, forse non così difficile come poi effettivamente i risultati hanno rilevato. Inizio di torneo che mette subito le carte in tavola (due punti in quattro gare), poi un trittico di vittorie nel cuore di settembre aveva fatto credere che l'AlbinoLeffe potesse tornare quello tonico dello scorso anno. Invece con l'autunno si inaugura un seconda striscia problematica (quello dei trend positivi e soprattutto negativi sembra essere una delle caratteristiche della "Celeste" di quest'anno) con due punti in sei partite e soprattutto quattro sconfitte consecutive. La vittoria in casa contro la Virtus Verona (16 novembre) sembra una nuova svolta, ma è una fase difensiva troppo lacunosa per poter pensare all'avvio effettivo di un percorso virtuoso. Altra mini tunnel culminato con le cinque reti a Trieste, un "cinque" in faccia che forse ha risvegliato l'orgoglio seriano se si analizza la vittoria convincente nell'ultima prova con il 2-0 all'Alcione a due passi dal Natale.
"Non possiamo prendere così tanti gol con questa facilità". E' da tempo che Giovanni Lopez, difensore prima ancora di diventare allenatore, batte su questo tasto. I palloni raccolti in fondo al proprio sacco sono effettivamente un po' troppi, 30, uno in meno della peggior difesa del girone (Pro Patria). Più che reparto difensivo (che a conti fatti è stato toccato relativamente dal mercato e, anzi, con l'arretramento di Gușu si può praticamente sovrapporre alla versione dello scorso anno) la lente di ingrandimento si concentra sulla fase difensiva nel proprio complesso. Dunque un discorso che coinvolge anche un centrocampo che filtra poco e un attacco che non sempre tiene il pallone lontano dalle zone più pericolose. E anche a livello di singoli troviamo prestazioni quadrimestrali con andamenti decisamente differenti. C'è un po' di tutto: c'è la sorpresa Sali, giovane punta che più di movimento non si può, ma c'è anche uno Svidercoschi che ancora deve essere quel centravanti fisico vecchio stampo che ancora non ha inciso; c'è la crescita, partita dopo partita, di un De Paoli sempre più orientato ad avere nel mirino la porta avversaria ma anche un Garattoni che non sfonda sulla corsia di destra come era nelle previsioni agostane.
Blucelesti da rivitalizzare non mancano: dove e con quali modalità è il lavoro che chiama Obbedio ad un gennaio come sempre impegnativo, tra scrivanie e telefoni che bollono. In uscita (più di qualche giovane dovrebbe far esperienza altrove, anche in prestito), ma anche in entrata. Su questo aspetto Il D.s. è stato chiaro, anche pubblicamente (leggasi saluto natalizio a tesserati e stampa): a gennaio qualcosa di significativo va fatto. Una comunicazione, questa, non banale e non scontata, soprattutto se letta alla luce di un linguaggio, quello ufficiale dell'AlbinoLeffe, sempre quasi istituzionale e votato alla prudenza. Dunque, se negli ultimi anni si rivelava una "Celeste" guardinga e materialmente operante soprattutto sul finire delle contrattazioni per ritoccare qua e là (lo scorso gennaio Ambrosini arrivò il 10 gennaio ma Barba, ad esempio, praticamente sul gong), quest'anno Obbedio non dovrebbe aspettare gli ultimi giri di lancette anche perché gli elementi vanno poi inseriti in un quadro d'insieme e le partite che mancano cominciano a diventare sempre meno. Non è forse un caso che, anche secondo quanto raccolto da TuttoC.com, qualche segnalazione di pedinamento sia già trapelata (compresa la suggestione di un ritorno di Alessandro Galeandro, altro prodotto del vivaio prima di nuove esperienze in giro per la C) e che tali nomi non si concentrino su un settore di campo specifico. Si può ipotizzare, più che ruoli definiti, un identikit modellato su "soft skills" che Lopez (come ogni allenatore) possa apprezzare particolarmente. Giocatori che apportino quantità, "tigna" e un buon grado di personalità, visto che è una squadra che troppe volte soffre di cali di concentrazione e fatica nelle letture dei momenti di gara. Bastano due-tre elementi, non serve strafare. Perché in fondo resta sempre un impianto di squadra -e un'idea di calcio- capace di produrre punti. Sessanta, per la precisione. E nemmeno troppo tempo fa.
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