Agazzi: “A Campobasso per ripartire, qui c’è un gruppo familiare e spensierato”

Agazzi: “A Campobasso per ripartire, qui c’è un gruppo familiare e spensierato”TMW/TuttoC.com
Davide Agazzi
© foto di Image Sport
Oggi alle 20:50Girone B
di Valeria Debbia

Il centrocampista classe 1993 Davide Agazzi, arrivato a gennaio al Campobasso per rilanciarsi dopo due stagioni difficili, è stato ospite della puntata 20 di “Zona Lupi” su CB TV. Nato nel 1993 vicino a Bergamo, cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta e con un percorso che lo ha portato a vivere piazze appassionate come Foggia (dove ha vinto un campionato di Serie C e ha conosciuto la compagna), Agazzi racconta la sua storia e l’approdo in rossoblù.

Sull’inizio della carriera e il ruolo: «Sono nato in un paese vicino a Bergamo, attaccato alla città, mio papà giocava nell’AlbinoLeffe. Ho fatto 2 anni al mio paese, poi mi ha chiamato l’Atalanta nelle giovanili e ho fatto tutta la trafila. Inizialmente volevo fare il portiere ma mi hanno visto quando ho giocato fuori e mi hanno chiamato. Sono sempre stato centrocampista, ragiono, faccio poco con l’istinto».

Sul periodo più formativo: «La più importante è stata a Foggia. Ho fatto 2 anni a Foggia, piazza incredibile, abbiamo vinto un campionato di C e l’anno dopo in B abbiamo fatto un buon campionato. Mi ha aiutato a entrare in contatto con realtà magari più complicate».

Sul suo stile di gioco: «Sicuramente a costruire, è anche meno faticoso, ma è più bello anche quando si ha la palla nei piedi. Mi riconosco in quello silenzioso, non sono uno con numeri e statistiche incredibili, però quasi in tutti i posti dove sono stato gli allenatori mi hanno dato tanta fiducia».

Sulla scelta del Campobasso: «A me serviva un posto per ripartire perché vengo da due annate difficili che non mi hanno permesso di giocare granché. Il direttore mi aveva già chiamato quest’estate, appena a gennaio sono riuscito a liberarmi, ci siamo riseduti col direttore e abbiamo chiuso subito».

Sulle prime impressioni nello spogliatoio: «Il clima familiare, nel senso ci sono posti dove si vive più con più pesantezza, qua siamo molto spensierati, che penso che sia anche la nostra forza. È un gruppo solido e sano, mi ha aiutato».

Sul rapporto con mister Zauri: «C’è un allenatore, uno staff come si deve e bravissime persone che ti faranno star bene, dà una mano a lasciare il clima disteso e in tranquillità».

Sulla piazza di Campobasso e la prossima sfida: «È una città che ha un grande attaccamento anche quando la squadra è in categoria minore, già quello secondo me è un segnale importante. Sabato ci aspetta la trasferta a San Benedetto, sarà impegnativo, bisogna fare le cose che sappiamo fare fatte bene».