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Pochesci: "In Italia fissati con i nomi, il Girone C non è il più forte"

Pochesci: "In Italia fissati con i nomi, il Girone C non è il più forte"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 16:30Primo piano
di Giacomo Principato

Alessandro Pochesci parla a TMW Radio. L'allenatore risponde sui temi del momento della Serie C, facendo un punto anche sulle novità arbitrali quali il FVS.

Mister, siamo arrivati alla volata finale della stagione regolare di Serie C. Nel Girone A il Vicenza ha già conquistato la promozione, nel Girone C il Benevento è vicino alla cadetteria, mentre nel Girone B resta apertissima la sfida tra Arezzo e Ascoli. Per quelle che erano le sue previsioni, è andato tutto secondo le attese?
“Direi che il Vicenza ha strameritato. Nel girone A mi aspettavo qualcosa in più dall’Union Brescia, che è stata un po’ la delusione, e anche dal Cittadella. Però il Vicenza ha dimostrato di essere la squadra più forte. Nel girone C è stato molto interessante il cambio di allenatore con la scommessa su Floro Flores: il presidente Vigorito ha preso un rischio sostituendo un tecnico esperto come Auteri e all’inizio eravamo tutti un po’ scettici. Invece il ragazzo ha dimostrato di saperci fare e vanno fatti i complimenti a lui, alla società, al direttore sportivo e alla squadra. Non era semplice, perché secondo me le favorite erano Salernitana e Catania. Il Benevento invece, con una squadra giovane e una buona programmazione, ha dimostrato che quando dietro c’è una società importante i risultati arrivano. Il girone B è il più appassionante: prima la partenza fortissima dell’Ascoli, poi l’uscita del Ravenna e ora l’Arezzo che sembra lanciato verso la vittoria. Però attenzione proprio all’Ascoli: ha ritrovato brillantezza e se dovesse vincere lo scontro diretto ad Arezzo diventerebbe la principale candidata alla promozione".

Quali sono invece le delusioni?
“Mi aspettavo qualcosa in più dalla mia Ternana, ma ci sono troppi problemi societari ed extracalcistici. Io non avrei mai sostituito Liverani con una scommessa: quando cambi un allenatore del suo livello devi prenderne uno all’altezza. Mandare via un tecnico forte e amato dalla piazza per puntare su un ex calciatore senza esperienza e senza neanche il patentino è una scelta che non ha né capo né coda”.

Lo scontro diretto tra Arezzo e Ascoli sarà decisivo?
“Molto. Se dovesse finire in pareggio direi 60-40 per l’Arezzo. Se vince l’Arezzo diventa un 90-10. Ma se l’Ascoli espugna Arezzo per me diventa la grande favorita”.

Spera che allo stadio ci siano entrambe le tifoserie?
“Assolutamente sì. Mi auguro non ci siano divieti: il calcio è della gente. Con telecamere e DASPO oggi è più facile controllare la situazione. Lo Stato e le forze dell’ordine devono far rispettare le regole, ma senza togliere ai tifosi la libertà di seguire la propria squadra”. 

Torniamo al Girone C, tradizionalmente ricco di grandi piazze. Perché spesso le squadre di questo raggruppamento faticano nei playoff?
“Perché in Italia abbiamo la fissazione dei nomi. Si pensa sempre che il girone C sia il più forte, ma non è così. Nei gironi A e B ci sono tanti giocatori che poi ritroviamo in Serie A e in Serie B. Nel girone C spesso troviamo calciatori che arrivano da quelle categorie. È una differenza di caratteristiche. È vero che nel Girone C c’è molta pressione: arrivare secondi a Salerno significa fallire, mentre in altre piazze è diverso. Però spesso sottovalutiamo la qualità delle squadre degli altri gironi. Lo vedremo anche nella finali e nella Supercoppa".

Parlando di Coppa Italia di Serie C, quest’anno la finale è tra Latina e Potenza, due squadre del girone C.
“È vero, ed è la dimostrazione che spesso le grandi squadre snobbano la competizione facendo giocare le seconde linee. Per altre realtà invece vincere la Coppa Italia è molto importante, anche per il vantaggio nella griglia playoff”.

Tra le realtà medio-piccole che l’hanno sorpresa c’è qualcuno in particolare?
“Pineto e Pianese stanno facendo molto bene. Il Pineto ha alle spalle una società importante e molto organizzata: quest’anno abbiamo fatto anche un’amichevole contro di loro e ho visto una grande struttura. Nel calcio servono programmazione, serietà e presidenti con visione. In alcune piccole realtà è perfino più facile lavorare, perché non c’è la pressione eccessiva delle grandi piazze”. 

Questa stagione ha visto anche l’introduzione della tecnologia FVS in Serie C. Secondo lei ha migliorato l’arbitraggio?
“Secondo me no. Come il VAR in Serie A, ha creato più confusione. La tecnologia  dovrebbe essere utilizzata solo per errori evidenti: un gol fantasma, un fuorigioco di metri, situazioni clamorose. Non per un millimetro o per un dito che sfiora la palla. Oggi abbiamo troppi arbitri: VAR, AVAR, quarto uomo, arbitro al monitor… e alla fine nascono sempre polemiche. Se per decidere su un episodio servono dieci minuti vuol dire che non c’è certezza. Meglio tornare a un calcio più semplice e usare la tecnologia solo per gli errori davvero evidenti”.

La Serie C è spesso considerata una palestra per i giovani. C’è qualche allenatore che l’ha colpita particolarmente?
“Ce ne sono due che mi piacciono molto: Antonio Floro Flores e Federico Coppitelli. Sono giovani, hanno coraggio e stanno facendo vedere cose interessanti. Coppitelli alla Casertana potrebbe essere la sorpresa dei playoff se continuerà con questa mentalità. Floro Flores invece mi ha stupito: l’ho avuto come calciatore e sapevo che era una persona seria, ma non immaginavo fosse già così preparato nei dettagli. Ha dimostrato di saper gestire uno spogliatoio e di avere idee. Gli auguro una grande carriera, perché il calcio italiano ha bisogno di giovani allenatori”.

Prima di salutarci, come procede la stagione del Valmontone in Serie D?
“Sono arrivato da poco perché la situazione non era semplice. Stiamo cercando di recuperare terreno e uscire dal torpore delle ultime settimane. Domenica scorsa abbiamo subito un pareggio a venti secondi dalla fine contro l’Anzio in una partita che non meritavamo di pareggiare, ma questo è il calcio. Speriamo di trovare la prima vittoria domenica, per regalarla ai tifosi e al nostro presidente, che è una persona seria”.