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Braglia: "Ascoli favorito perché gioca in casa. Formula playoff? Io non la toccherei"

Braglia: "Ascoli favorito perché gioca in casa. Formula playoff? Io non la toccherei"TMW/TuttoC.com
Piero Braglia
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com
Oggi alle 11:00Girone B
di Valeria Debbia

Mister Piero Braglia, ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio iL61, ha analizzato la finale playoff di Serie C tra Union Brescia e Ascoli, terminata con un pareggio per 1-1. 

Mister, partiamo dalla finale playoff d’andata tra Union Brescia e Ascoli: 1-1 dopo l’interruzione per pioggia, poi la ripresa dell’ultima mezz’ora ieri sera. Domenica il ritorno al Del Duca. Chi vede favorita?

"Favorito, almeno sulla carta, è l’Ascoli perché gioca in casa. Però il Brescia è una squadra forte e fino all’interruzione aveva dimostrato di poter incidere sul risultato. Poi il campo è diventato impraticabile e la sospensione era inevitabile. Quando la partita è ripresa, l’Ascoli ha fatto meglio: è una squadra che gioca a memoria. Complimenti a Tomei, ma anche al Brescia: sono due squadre con idee diverse. All’andata il Brescia l’ha interpretata bene, non facendo giocare l’Ascoli finché ha potuto. Se li fai giocare, diventa dura".

A proposito di Ascoli: grande rimonta in campionato, promozione diretta sfumata all’ultima giornata. Come ci arriva ai playoff?

"Ci arriva bene, fisicamente e mentalmente. È una squadra in fiducia, con entusiasmo. Non a caso è arrivata seconda. Sapevano che l’Arezzo avrebbe vinto il campionato, ma l’Ascoli è quella che, come impianto di gioco, si è vista meglio nel girone B. Subito dopo metto l’Arezzo, per compattezza e qualità. Però anche il Brescia è forte: peccato per la squalifica di Mercati, che ho avuto e so quanto pesa. È un giocatore fisicamente e tecnicamente importante".

Il Brescia però può contare su Crespi, forse il miglior acquisto del mercato di gennaio.

"Sì, ma il Brescia ha anche alternative importanti. Ieri è entrato Marras, un altro grande giocatore. Crespi sta facendo la differenza: come tocca palla fa gol. Nel girone di ritorno è stato uno dei più positivi. Sarà una partita bellissima. L’Ascoli avrà un grande pubblico e un entusiasmo incredibile: sono a un passo dalla B".

Mister, le piace questa formula dei playoff così lunga?

"Sì. Rende il campionato vivo fino alla fine. Mi ricordo stagioni in cui, con la classifica già scritta, le ultime cinque partite non avevano senso. Dispiace per chi arriva secondo e rischia di perdere la B contro chi arriva decimo, ma il calcio è anche imprevedibilità. E poi gli stadi sono pieni, c’è entusiasmo. Io non toccherei nulla".

Passiamo a un tema delicato: iscrizioni, penalizzazioni, club che faticano a finire la stagione. Cosa si può fare di più?

"Bisognerebbe garantire la regolarità: se ti iscrivi, devi avere i soldi per andare avanti. Non basta una fideiussione da un milione se poi ne spendi cinque aggirando le regole. A rimetterci sono tifosi e giocatori. E se una squadra viene esclusa a campionato in corso, salta tutto. Quest’anno è andata bene, ma poteva essere un disastro. Serve che chi vuole vincere copra il budget, e chi vuole salvarsi faccia lo stesso. E poi ci sono i problemi degli stadi: squadre che devono giocare a 300 km da casa, incassi che spariscono. Le amministrazioni dovrebbero aiutare di più. Quando si vince sono tutti presenti, poi spariscono".

Guardando al prossimo campionato: il girone C sembra una B2, con piazze come Catania, Bari, Salernitana e forse Foggia.

"Ogni anno si dice così, poi vincono girone A o B. I blasoni contano, ma spesso si punta troppo sui nomi. I campionati li vinci con fame ed entusiasmo, anche dei giovani. Gli esempi sono tanti: Carrarese, Lecco, il mio Cosenza che arrivò quinto e fece tutti i playoff. Nel calcio c’è sempre una sorpresa che ti rompe i piani".

Mister, quando la rivedremo in panchina?

"Parlatene voi con qualcuno! (ride)"