Il fatto della settimana - Reggiana, via Tosi e Vacondio: il progetto si sgretola prima ancora dell'inizio del campionato?
C'è una differenza sostanziale tra una squadra che deve fare i conti con un mercato complicato e una che, ancora prima dell'inizio della stagione, si ritrova a ricostruire il proprio assetto dirigenziale. La Reggiana appartiene alla seconda categoria. Ecco perché quanto accaduto negli ultimi giorni rappresenta il fatto della settimana in Serie C.
Il terremoto scoppiato in casa granata non riguarda soltanto le dimissioni del direttore tecnico Doriano Tosi e del direttore generale Ivano Vacondio. Il vero nodo è che viene meno, a pochi giorni dall'inizio della preparazione estiva, il progetto che avrebbe dovuto rilanciare il club dopo la retrocessione.
La ricostruzione dei fatti è ormai nota. La telefonata dai toni durissimi tra Alfredo Amadei e Doriano Tosi ha fatto esplodere tensioni che, evidentemente, covavano da tempo. Tosi ha scelto di fare un passo indietro dopo aver dichiarato di non poter accettare le accuse ricevute, mentre Vacondio ha deciso di lasciare per solidarietà nei confronti del dirigente con cui avrebbe dovuto condividere il nuovo corso. Nel giro di poche ore, Romano Amadei ha accettato entrambe le dimissioni, ribadendo la propria fiducia nel presidente Carmelo Salerno e nel vicepresidente Giuseppe Fico.
Al di là delle diverse versioni e delle inevitabili ricostruzioni emerse dalla stampa locale, un dato appare oggettivo: la Reggiana aveva individuato in Tosi e Vacondio le figure chiamate a rifondare il club dopo una stagione conclusa con una dolorosa retrocessione. Un incarico nato appena poche settimane fa e già concluso, prima ancora che il campionato prenda il via.
È questo l'aspetto che dovrebbe far riflettere. In Serie C si tende spesso a concentrare l'attenzione sulle operazioni di mercato, sugli acquisti, sulle cessioni o sui possibili colpi dell'ultima ora. Tutti elementi importanti, ma che rischiano di passare in secondo piano quando vengono meno stabilità e chiarezza all'interno della società.
La Reggiana, almeno sulla carta, aveva iniziato a costruire un percorso preciso. L'arrivo di Attilio Tesser in panchina, il ritorno di Doriano Tosi, l'inserimento di Ivano Vacondio e il lavoro condiviso con il direttore sportivo Marco Bernardi lasciavano immaginare una ripartenza basata sull'esperienza, con l'obiettivo di riportare immediatamente il club nelle posizioni di vertice. Oggi quello scenario è inevitabilmente cambiato.
Il mercato continuerà, Bernardi proseguirà il proprio lavoro e Tesser guiderà comunque la squadra. Ma è difficile pensare che un cambiamento così profondo, arrivato in un momento tanto delicato della stagione, possa essere considerato un semplice incidente di percorso.
Sarebbe sbagliato stabilire, dall'esterno, chi abbia ragione. Le versioni dei protagonisti sono diverse e il confronto interno appartiene alla vita della società. Quello che invece appare evidente è il danno d'immagine provocato da una vicenda che ha riportato al centro le tensioni societarie proprio mentre il club avrebbe dovuto parlare esclusivamente di calcio.
Il rischio, infatti, non è soltanto quello di dover ripensare gli equilibri dirigenziali. Il rischio è che una squadra chiamata a voltare pagina dopo la retrocessione debba convivere, fin dal primo giorno di lavoro, con l'idea di un progetto già rimesso in discussione.
Ed è forse questo il messaggio più significativo lasciato dalla settimana della Reggiana: in Serie C si possono recuperare punti persi, correggere errori di mercato e persino cambiare obiettivi in corsa. Molto più complicato è ricostruire la credibilità di un progetto quando, ancora prima del fischio d'inizio del campionato, è la sua stessa struttura ad aver subito una scossa così profonda.
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