Antonini: "Quando il Trapani tornerà a giocare sui campetti di periferia capirete cosa avete perso"
Immediata risposta del presidente del Trapani, Valerio Antonini, alla lettera dei tifosi della curva che hanno annunciato la contestazione contro la gestione societaria. Il numero uno granata ha affidato ai social il suo pensiero: "Cari tifosi sani, veri, quelli che amano il Trapani Calcio sopra ogni cosa e che lo vivono con il cuore pulito, Non sono bastati 4 titoli in due anni e mezzo, due promozioni conquistate sul campo, due impianti riportati in vita con milioni investiti e tanta passione, per poter semplicemente lavorare in serenità e ricevere un minimo di rispetto umano.
Ho incassato insulti feroci a me e alla mia famiglia, minacce esplicite anche con coltelli mostrati sui social, aggressioni verbali continue.
E tutto questo è stato puntualmente giustificato, coperto, alimentato da narrazioni costruite a tavolino, con precise indicazioni politiche che ormai sono evidenti anche a chi non vuole vedere, con una chiara e precise matrice comune, alimentata per di più grazie ad una buona parte della stampa locale compiacente".
Antonini rivendica i risultati ottenuti sul campo: "Mi accusano di penalizzazioni (che a breve siamo convinti saranno tolte per via delle note vicende degli ultimi giorni), di false promesse (quando invece ho mantenuto ogni singola parola data), di “mancata programmazione”, di “incertezza sul futuro”. Ma l’unica vera incertezza che vedo è quella di chi, non avendo più argomenti, continua a inventarsi il nemico da combattere. Sono profondamente amareggiato. Lo sport, che dovrebbe essere aggregazione, fratellanza, orgoglio condiviso, troppo spesso tira fuori il peggio dell’animo umano. E fa male, fa male davvero, scoprire che 36 minuti di insulti selvaggi, urlati davanti a mia moglie e ai miei figli, accompagnati da uno striscione infame e da attacchi personali ai miei collaboratori , vengano considerati da alcuni “normali”. Pretendere che io, dopo aver ricevuto rassicurazioni in settimana da alcuni degli stessi tifosi in cambio di un alleggerimento delle mie posizioni che avevo messo in essere prima della partita con la Cavese, debba far finta di nulla e sorridere, è un insulto non solo a me, ma al buonsenso e alla dignità di chiunque abbia una famiglia. I presidenti delle squadre che vengono a Trapani mi dicono TUTTI di essere increduli nel sentire certi cori e vedere certi striscioni ricordandosi di cosa fosse lo Stadio Provinciale prima del mio arrivo e di come lo hanno trovato dal mio arrivo".
Infine Antonini ribadisce la volontà di voler proseguire: "Viviamo in un Paese in cui troppo spesso si è convinti che un Ultras abbia più diritti di un tifoso normale. Che si possa insultare, minacciare, umiliare impunemente. Che si possa entrare allo stadio per lanciare petardi in campo, lacrimogeni, oggetti, mettendo a rischio l’incolumità di giocatori, bambini, famiglie, steward e della struttura stessa , come accaduto nelle ultime partite casalinghe del Trapani Calcio. Questa non è passione. Questa è follia.
Questa è violenza. E la violenza non ha nulla a che spartire con lo sport.
In Inghilterra certi comportamenti hanno portato a Daspo a vita, processi, carcere, stadi svuotati per anni da chi seminava odio. Oggi in uno stadio inglese si entra sapendo che le regole valgono per tutti, senza sconti, senza clientele, senza “appartenenze” che giustifichino il terrore.
Chiedo con forza che le istituzioni, le forze dell’ordine, la giustizia sportiva e ordinaria proteggano in maniera sempre piu forte e decisa i tifosi sani, le famiglie, i ragazzi, gli imprenditori seri, da questa deriva infamante.
Una deriva che, lo abbiamo visto in troppe città italiane, finisce spesso per intrecciarsi con ambienti della criminalità organizzata. Non è sport.
È un’altra cosa. E va chiamata con il suo nome. Io sono fermissimo:
accetto e ascolterò sempre le critiche costruttive, quelle fatte nell’interesse del Trapani Calcio e non per sfogare rancori personali o logiche di potere.
Ma non arretrerò di un millimetro nella lotta contro ogni forma di violenza, di intimidazione, di minaccia, di prevaricazione dentro e fuori lo stadio.
Se qualcuno crede che il Trapani Calcio possa finalmente un giorno ambire a diventare grande senza rispetto reciproco, senza regole, senza sicurezza, si sbaglia di grosso.
E quando , e se, si tornerà a giocare sui campetti di periferia, a inseguire campionati che non contano nulla per la città, in tanti capiranno, amaramente, cosa si è perso. Ho dato tutto quello che avevo, e lo farò ancora, finché avrò forze e possibilità. Ma non lo farò mai in ginocchio davanti a chi usa la violenza come linguaggio.
Con dolore, ma con la schiena dritta".
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