Cavese salva, Di Giacomo: "E pensare che si diceva che eravamo inadatti alla C"
In casa Cavese è arrivato il punto che dà la salvezza aritmetica. Ed è arrivato in una partita non semplice, a Siracusa, dove si è sentito il dispendio di energie di tre trasferte consecutive, però la squadra metelliana ha avuto le occasioni più nitide.
"Sì, la partita non era facile - ha confermato in sala stampa il vice Umberto Di Giacomo (Prosperi era squalificato). - Nei primi 30 minuti loro hanno fatto qualcosa in più come possesso palla, ma non credo come occasioni da gol. L’occasione più pericolosa del primo tempo l’abbiamo avuta probabilmente noi con Diarrassouba verso la fine del tempo. Questa è una squadra forte, che gioca bene. Non era semplice. Hanno fatto una sfuriata nei primi 30 minuti, poi sono un po’ calati. La cosa importante era chiudere il discorso salvezza oggi e così è stato".
Come contro il Benevento, il leitmotiv della fase difensiva della Cavese è stato chiudere gli esterni e contenere Ardito, un classe 2006 che si muove come un veterano: "Sono d’accordo su tutto. La partita è stata molto simile a quella di Benevento sotto alcuni aspetti, molto diversa sotto altri. Abbiamo concesso un po’ di possesso palla all’avversario, ma avere più possesso non vuol dire necessariamente qualcosa. È stata una scelta precisa e i ragazzi sono stati bravissimi a seguire quello che il mister aveva chiesto, come era successo anche contro il Benevento. Bene così".
Con 41 punti la Cavese è appunto salva: "Se all’inizio della stagione ci saremmo mai immaginati che questa potesse essere la quota salvezza nel girone C? No, non ci siamo fatti questi conti. È chiaro che all’inizio del campionato ti fai un’idea di quanti punti possano servire per salvarsi, però non avevamo fatto calcoli precisi. Onestamente in un momento del campionato questa squadra sembrava quasi inadatta a fare questo numero di punti. Se torniamo indietro e guardiamo le prestazioni, la squadra ha sempre fatto queste partite. All’inizio magari sono arrivati un po’ meno punti rispetto alla seconda parte e alla parte centrale del campionato. Ripeto, non ci eravamo fatti conti particolari. Più o meno si balla sempre tra quei punti lì: tra 39 e 40, puoi arrivare a 41-42, anche 43 in alcune annate. Ma arrivare a 41 punti con una giornata di anticipo… non so quanti pensavano all’inizio del campionato (parlo di persone esterne alla Cavese) che ce l’avremmo potuta fare".
Sulle emozioni: "Io onestamente sono molto contento per il mister. È stata una settimana particolare per lui e stare fuori, in tribuna, per un allenatore è peggio che stare dentro il campo. Quindi sono molto contento per il mister, perché è la prima persona che merita questa salvezza, insieme a tutto lo staff. Ma sono soprattutto molto contento per i ragazzi, perché sono ragazzi splendidi, meravigliosi, ai quali in alcune situazioni non è stato dato il giusto merito. Questo è quello che si meritano".
Con qualche risultato si poteva addirittura pensare ai playoff all’ultima giornata: "Dopo sei o sette partite avevamo solo due punti e, come ho detto prima, si pensava che questa squadra (staff, giocatori e società) fosse inadatta alla categoria. Sentir parlare di playoff a una giornata dalla fine fa sorridere, però vuol dire che i ragazzi hanno fatto qualcosa di grande".
Sulla paura di retrocedere: "Sfido chiunque a dire che non si ha paura di retrocedere. Come quando devi vincere un campionato e hai paura di non vincerlo, quando devi salvarti hai paura di retrocedere. Io ripeto, molte volte secondo me c’è stato poco equilibrio nel valutare alcune prestazioni, anche quelle non fatte benissimo, che in un’annata ci stanno. Ma questi ragazzi in tutte le situazioni sono stati incredibili nella gestione dei momenti. Anche oggi, in altri momenti del campionato questa partita l’avremmo persa. Finire 1-1 in casa di una squadra che doveva necessariamente vincere, su un campo che ha spinto tanto, è il risultato di un’annata. Una squadra giovane che ha giocato con tanti ragazzi bravi si è salvata a 41 punti con una giornata di anticipo. Questo è il frutto del lavoro".
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