Dg Cavese: "Il Trofeo Catello Mari deve diventare un appuntamento fisso"
Nel post gara della prima edizione del Trofeo Catello Mari, dalla sala stampa “Raffaele Senatore” del Simonetta Lamberti, il direttore generale dela Cavese Clemente Filippi ha raccontato emozioni, significato e prospettive di una serata speciale. Legato personalmente alla memoria di Catello e alle sue origini stabiesi, Filippi ha sottolineato il valore simbolico dell’evento: una partita che ha riportato insieme le tifoserie di Cava e Castellammare, trasformando un’amichevole estiva in un messaggio di unità e maturità sportiva. Tra ricordi, visione futura e un occhio al presente della Cavese, il dg ha tracciato la strada per rendere il memorial un appuntamento stabile del calcio campano.
Direttore, ieri ci dicevamo che teneva particolarmente a questo appuntamento: voleva organizzarlo a tutti i costi e ci è riuscito. È stato un successo per la cornice di pubblico e anche sul campo, con una partita vera nonostante fosse calcio d’agosto. Alla fine ha vinto la Juve Stabia, ma hanno vinto tutti perché si è onorata al meglio la memoria di Catello Mari.
«Sì, buonasera a tutti. Saluto i giornalisti di Cava, con cui è da un po’ che non avevo occasione di vedermi. Come dicevo ieri, sapevo che avrei provato una certa emozione. Era un’amichevole, è vero, ma vent’anni non si dimenticano: parliamo di una società per cui si è tifosi per origine e per storia. Il memorial aveva più motivazioni, ma la principale era ricordare Catello. Come ha detto suo padre, ha compiuto un “miracolo calcistico”: riavvicinare in un attimo due tifoserie che l’anno precedente erano arrivate a incidenti anche seri. È stato un gesto enorme, che fa onore ai tifosi di Castellammare e di Cava dei Tirreni. Sembrava l’occasione giusta per creare qualcosa di bello, proprio nel ventesimo anniversario della sua scomparsa. Siamo stati anche fortunati a poterlo disputare il 6 agosto, il giorno del suo numero di maglia. Ringrazio la Juve Stabia, che ha dato subito disponibilità a questa idea nata mesi fa. È stata una serata di sport vera: stadio pieno il 6 agosto, cavesi e stabiesi insieme. Si dice sempre “festa di sport”, ma stavolta lo è stato davvero».
Complimenti per l’organizzazione. Guardando al futuro: questa può essere la prima di tante edizioni? E si può immaginare un triangolare, magari con altre squadre?
«Scherzando, qualche tempo fa dissi che il Trofeo Mari dovrebbe diventare come il Trofeo Berlusconi o il Birra Moretti: un appuntamento fisso di agosto, magari anche con un triangolare. Questa è la prima edizione, ma non la definirei un esperimento: un esperimento può riuscire o no. Io ero certo che sarebbe stata una festa di sport, perché conosco la passione degli stabiesi e il senso di appartenenza dei cavesi. Il ricordo di Catello, mantenuto vivo ogni partita da vent’anni, è qualcosa che non succede in nessun’altra tifoseria del mondo. L’obiettivo è istituzionalizzare il trofeo e renderlo un appuntamento fisso. Il calendario moderno non sempre aiuta, ma lavoreremo per avere ogni anno il Trofeo Catello Mari a Cava».
Quanto può essere importante una gara come questa come “spot” positivo per entrambe le tifoserie, anche per superare il tema delle trasferte vietate?
«Era uno degli obiettivi principali: dare una risposta. E le due tifoserie l’hanno data in modo eccezionale. Cava ha il record delle trasferte vietate, e Castellammare è lì vicino. A parte gli scherzi, questa serata deve essere uno spot, un volano per tornare ad avere partite con entrambe le tifoserie presenti, come accadeva anni fa. Chi è più anziano lo ricorda bene».
Lei oggi è dg della Cavese, ma quanto del suo passato a Castellammare si porta dietro nel suo lavoro?
«La vita è fatta di segmenti, di esperienze. I vent’anni vissuti alla Juve Stabia, in tutti i ruoli, mi hanno fatto crescere come uomo e come dirigente. È un passato che non si dimentica e non si potrà mai dimenticare: fa parte della mia vita. Mi ha aiutato anche nel percorso qui alla Cavese, dove mi accingo a iniziare il quinto campionato».
Un parere sulla Juve Stabia vista stasera?
«Oggi l’ho vista da bordo campo, cosa insolita per me, e ho vissuto emozioni particolari: vedere le due tifoserie cantare insieme per Catello non è cosa da tutti i giorni. È calcio d’agosto, ma la Juve Stabia ha un allenatore che conosco bene, che predilige il bel gioco. La squadra è in crescita e ha mostrato cose interessanti, ma non è il momento di dare giudizi definitivi. Ha dalla sua l’entusiasmo del pubblico, di una nuova dirigenza e di un presidente che ha già compiuto un primo miracolo: salvare la società e iscriverla a un campionato prestigioso come la Serie B. L’allenatore ha idee di gioco chiare: questo è uno dei suoi punti di forza».
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