Caro Gentile, non dargliela vinta

07.12.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Caro Gentile, non dargliela vinta
TMW/TuttoC.com

Io non conosco Federico Gentile. Non so se sia una brava persona, non ho idea se sia un ragazzo simpatico oppure no. Non so, e lo scrivo con una punta di vergogna per le parole che mi tocca ripetere, se abbia scheletri nel suo armadio o meno. Non ho idea se il Foggia, con un’altra proprietà o altri giocatori, sarebbe in lotta per la Serie B o nella stessa posizione di oggi o in Eccellenza o magari addirittura sparito. Non so tantissime cose di questa vicenda, e alcune penso che proprio non si possano sapere. O che comunque non siano importanti. So soltanto che di notte, mentre lui, sua moglie e i suoi figli dormivano, qualcuno ha pensato bene di bruciargli la porta di casa. E, per quanto non sappia ovviamente chi sia stato, tanto mi basta.

Tanto mi basta a dire: caro Gentile, non dargliela vinta. A chiunque sia. Per quanto possa essere difficile, per quanta paura si possa avere. Perché non è accettabile, quali che siano le motivazioni, un gesto del genere nei confronti di una persona che bene o male nella vita gioca a calcio. Perché non è perdonabile, quali che siano i motivi, mettere a rischio la vita di bambini che non c’entrano nulla. Per queste ragioni, andare avanti può fare paura. Fermarsi qui, sarebbe, sotto tanti aspetti, la cosa più logica. È una vicenda che è andata ben oltre. Ma, come tutti i calciatori, anche tu non vorrai mai darla vinta ai tuoi avversari. In questo caso, a maggior ragione, non tornare su un campo sarebbe una sconfitta ancora più bruciante. Perché vorrebbe dire che chi ha pensato e messo in atto un gesto così aberrante l’ha avuta vinta. E, per quanto sia consapevole di ciò che ti si chiede, la sconfitta sarebbe di noi tutti. Vincerebbero loro. E non può andare bene. Per questo, caro Gentile, non dargliela vinta. Per tutti noi.

Ci fermiamo qui, con l’editoriale di oggi. E l’ovvio auspicio che, al di là delle sorti calcistiche e umane del calciatore e dell’uomo Gentile, si riescano a individuare gli autori di un crimine che col calcio non ha nulla a che fare. Così come tanti altri che si stanno susseguendo, dalle vicende di Livorno a quelle di Potenza. È un calcio più violento? Forse. Forse nelle pieghe della pandemia si nutre un malcontento che esplode sul pallone perché altrove non può. È anche sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, perché a volte (leggasi Livorno) si gioca tanto col fuoco che poi si rimane scottati. Ma questo non giustifica certi atti, per quanto banale possa essere dirlo. E quello che è successo a Gentile fa schifo più di qualsiasi altro episodio del genere, perché si è andati ben oltre il pensabile. Ci sarebbe tanto altro da dire. Raccontare il calcio giocato, quello che fa bene al Paese. Magari soffermarsi su qualche episodio di clamorosa incompetenza arbitrale (giornata a dir poco sfortunata) che fa un po’ meno bene. Ma ci fermiamo qui, cari lettori, perché alle volte tutto il resto passa in secondo piano.