È TUTTA UNA QUESTIONE DI STADI: LA PROSSIMA BATTAGLIA. BENE LA CONFERMA PLAYOFF. AVELLINO, CHE SI FA?

Il caso Cerignola nasce dal vero guaio del calcio italiano: gli impianti. La FIGC conferma i playoff e fa bene, ad Avellino è ora di dare certezze.
31.07.2019 01:10 di Ivan Cardia   Vedi letture
È TUTTA UNA QUESTIONE DI STADI: LA PROSSIMA BATTAGLIA. BENE LA CONFERMA PLAYOFF. AVELLINO, CHE SI FA?

È tutta una questione di stadio. Ne parliamo da tempo, spesso inascoltati. Per esempio, quando evidenziavamo che una delle grandi criticità del progetto seconde squadre era legato agli impianti. Difatti, oggi c’è solo la Juventus, gioca ad Alessandria e non se la fila nessuno. Nonostante sia la Juventus, appunto. Il caso più recente della Lega Pro, leggasi Cerignola, guarda caso è legato proprio a una questione di stadi. Alcuni dichiarati agibili, altri meno. Poi li si va a vedere e magari si scommetterebbe sul contrario, ma intanto va avanti così. Poi qualcuno gioca in deroga e qualcuno no, e portino pazienza i secondi.

Non chiediamo, pretendiamo, neanche immaginiamo che dall’oggi al domani si risolva una questione così annosa come quella delle infrastrutture sportive. Gli stadi di proprietà si contano sulle dita di una mano persino in Serie A, figuriamoci in Serie C. Però, se il tempo degli strappi alla regola è davvero finito, il prossimo passo di coraggio che il nostro calcio dovrà fare è quello legato all’impiantistica. Altrimenti continueremo a prenderci in giro, e non parliamo solo della terza serie, ma anche dei vertici del nostro pallone. Sulla questione del Cerignola, sappiamo tutti come finirà. Abbiamo raccontato su TMW la mossa della denuncia penale nei confronti di Gravina e Ghirelli (probabilmente esagerata), continueremo a raccontarvi la battaglia dei pugliesi per avere quel che con buone probabilità era loro diritto. Sommessamente lo diciamo, è la stessa storia del caso Vibonese, dove ancora nessuno ha pagato. Sarebbe magari ora.

La novità di ieri è la conferma della fortunata formula playoff degli ultimi anni, dopo che sul finire della stagione (in modo in realtà impreciso) era stata messa in discussione. È forse la migliore novità delle stagioni recenti: coniuga spettacolo e sport, allunga la coda della stagione e garantisce un minimo di legalità in più evitando le combine. Appassiona i tifosi, e in questo senso è un piccolo modo di indicare una strada: rimettere chi ama il pallone, l’agonismo, al centro del campo. Si litiga per i diritti tv e il semiprofessionismo, ma non bisogna mai dimenticarsi per chi si gioca. E in fin dei conti ci si ricollega alla vicenda degli stadi: diamo al calcio una cosa che ne sia degna, è la prossima sfida, della FIGC e dello Stato, lo ripetiamo da tempo.

Ci salutiamo con una situazione che fa venire tanti dubbi, a tanti addetti ai lavori. Ma l’Avellino che fa? È un messaggio letto spesso su Whatsapp, perché in molti sono convinti che quella degli irpini sia una fine annunciata. Per le notizie che arrivano non è così, nel senso che l’ambiente biancoverde è convinto che tutto finirà per il meglio e infatti anche il ds Di Somma sta facendo (bene) il suo lavoro a pieno ritmo. Però è il momento di dare qualche certezza: che sia Ferrero o Preziosi, che sia continuità De Cesare, siamo a fine luglio ed è il momento di fugare ogni domanda, ogni incertezza, sul futuro di una piazza gloriosa e più in generale di un’intera categoria.