Vicenza-Benevento, chapeau: vince la programmazione! Tifosi allo stadio e nuova società, ma a Foggia va sempre peggio

Vicenza-Benevento, chapeau: vince la programmazione! Tifosi allo stadio e nuova società, ma a Foggia va sempre peggioTMW/TuttoC.com
Oggi alle 00:00Il Punto
di Luca Esposito

Editoriale di oggi che si apre con i complimenti al Vicenza. Al netto della scaramanzia e delle frasi di circostanza (per la serie “Il campionato è ancora lungo, manca la matematica”), i biancorossi si apprestano a vincere il girone A con pieno merito addirittura con sei giornate d’anticipo. Merito di una società non solo molto forte dal punto di vista finanziario, ma anche capace di non abbattersi quando, malgrado l’allestimento di autentiche corazzate per la categoria, l’obiettivo sfumava in extremis come l’anno scorso nel testa a testa con i corregionali del Padova. E’ vero che il livello del raggruppamento settentrionale è più basso rispetto agli altri due, con stadi semivuoti, avversari con poco blasone e club che investono anzitutto sui giovani non potendo contare su budget importanti. Ma vincere non è mai facile e nulla scalfirà il trionfo di una proprietà serissima, di una dirigenza in gamba, di un gruppo di calciatori che non ha mai abbassato la guardia e di un tecnico come Gallo che si appresta a vincere il secondo campionato di fila dopo quello con l’Entella. Dovrà invece riflettere il Cittadella che, nell’arco della stagione, ha palesato una inspiegabile discontinuità. Segnale evidente che vincere subito dopo una retrocessione non è facile nemmeno se mantieni l’ossatura della cadetteria.

Nel girone B, invece, è testa a testa tra Arezzo e Ascoli. Gli amaranto, dopo la rovinosa caduta interna con la Ternana, sono andati a sbancare Campobasso con autorevolezza testimoniando la volontà di tagliare il traguardo e di tornare in B a distanza di tantissimo tempo. L’Ascoli non molla e sta giocando un gran calcio, trascinata da una difesa di ferro e da tanti calciatori di qualità come Rizzo Pinna, D’Uffizi e Damiani che hanno fatto la differenza. Il Ravenna dovrà accontentarsi dei playoff, ma è già tanta roba se ricordiamo che stiamo parlando di una neopromossa. L’arrivo a gennaio di Viola aveva lasciato sperare in una scalata inarrestabile alla vetta, ma il passaggio da Marchionni a Mandorlini ha destato perplessità e il rendimento dei giallorossi con la nuova guida tecnica sta alimentando il partito di chi ha storto il naso quando c’è stato il ribaltone. Discontinuità clamorosa anche alla Ternana, capace di vincere in stadi difficilissimi per poi perdere il derby con il Gubbio che, lontano dalla luce dei riflettori, espugna il Liberati dopo aver trionfato anche al Curi. Una bella rivincita per mister Di Carlo che, negli ultimi anni, non aveva fatto benissimo dopo un avvio di carriera eccellente. In coda è crisi senza fine per il Pontedera che, nonostante l’arrivo di Braglia, resta ultimo e rischia di dire addio al professionismo dopo lustri ricchi di soddisfazione. Che sia stato un errore l’esonero pregresso di quel Menichini che spesso in carriera ha fatto imprese clamorose in questa categoria? Il campo direbbe proprio di sì. Giusta invece la riconferma di Ginestra a Guidonia. La squadra sta vivendo una involuzione sul piano dei risultati, ma forse è stato il girone d’andata a ritmo playoff a far pensare che una matricola potesse salvarsi senza affanni. Il mister, dopo aver portato in C i laziali, ha tutto il diritto di giocarsi la storica salvezza da protagonista e non ha certo responsabilità di alcun tipo.

Nel girone C, infine, il Trapani dovrà entrare nella mentalità salvezza visto che la classifica è preoccupante. Il -5 per le note vicende societarie è il male minore visto che si temeva l’esclusione dal torneo. Ora che tutto è tornato alla normalità e che il campo sarà giudice supremo, è essenziale che Aronica catechizzi a dovere i suoi giocatori ricordando che, presi singolarmente, non valgono certo la zona playout. Auspicabile anche una virtuale stretta di mano tra la piazza e Antonini: gli errori sul piano della comunicazione ci sono stati, ma non si possono nemmeno sottovalutare gli investimenti milionari del presidente. Gioverebbe a tutti fare un passo indietro e ritrovare serenità in vista del rush finale. Il Benevento invece è virtualmente in B, a testimonianza che in C si può anche giocare un bel calcio e che cambiare tanti giocatori non è un handicap né alibi se gli innesti hanno lo spessore di Scognamillo, Vannucchi, Pierozzi, Caldirola, Maita, Salvemini, Mignani e Tumminello. Bravissimo Floro Flores a calarsi da subito nella realtà giallorossa, con il passaggio da Primavera a prima squadra che ha sortito gli effetti sperati ripagando la coraggiosa scelta di Vigorito. Vedere il presidente commuoversi sotto la curva riconcilia con i valori del calcio, la promessa di chiudere il suo ciclo in serie A non è dettata certo dall’emotività del momento, ma da un progetto che vede nel salto in cadetteria solo il primo passo. Il Catania, con una rosa teoricamente schiacciasassi e ben costruita da Pastore, paga un gioco tutt’altro che brillante e deve ritrovare energie mentali per non mettere a repentaglio finanche la seconda posizione. Il Foggia, infine, al netto del ritorno allo stadio dei tifosi e del cambio di società sta battendo ogni record negativo: nove sconfitte di fila e quarto allenatore che proprio non riesce a incidere. Per Pazienza continua il periodo negativo e, dopo gli esoneri di Benevento, Avellino e Torres, retrocedere in rossonero sarebbe una macchia per una carriera partita bene e che può riservargli ancora soddisfazioni essendo un professionista molto serio.