IL CALCIO SENZA TIFOSI NON È CALCIO. SE SI GIOCA A PORTE CHIUSE TANTO VALE FINIRE I CAMPIONATI VIRTUALMENTE. SPERANDO CHE A SETTEMBRE GLI STADI POSSANO TORNARE A RIEMPIRSI

15.04.2020 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
IL CALCIO SENZA TIFOSI NON È CALCIO. SE SI GIOCA A PORTE CHIUSE TANTO VALE FINIRE I CAMPIONATI VIRTUALMENTE. SPERANDO CHE A SETTEMBRE GLI STADI POSSANO TORNARE A RIEMPIRSI

Sembra ormai certo che se i campionati ripartiranno – Serie A quasi certamente, Serie B molto probabilmente, Serie C quasi impossibile in questo momento – si giocheranno senza pubblico, con gli spalti tristemente vuoti e silenziosi che faranno sembrare anche gli scontri più sentiti delle gare fra scapoli e ammogliati. Perché nonostante tutto il calcio senza la sua cornice perde gran parte del suo fascino, perché i tifosi e gli ultras – seppur spesso additati come il male assoluto – sono parte integrante del gioco e lo rendono più affascinante e coinvolgente. Giocare senza rappresenta un minus che in questo momento ci appare inevitabile con buona pace di chi si lamentava, tv in primis, del fatto che gli ampi spazi vuoti ormai presenti in ogni stadio rendessero un cattivo servizio all'immagine del nostro calcio all'estero, con conseguente svalutazione dei diritti tv.

E allora se si deve giocare a porte chiuse, senza la certezza di poter arrivare fino in fondo – che si fa se un giocatore o un membro dello staff viene trovato positivo? Si stoppa di nuovo tutto? E fino a quando? - a una stagione che comunque la si voglia vedere di regolare avrà ben poco e che, sopratutto ai piani alti, si vuole portare a termine solo per mere questioni economiche con la salute che passerà in secondo piano, nonostante le tante belle parole. Se deve accadere tutto questo allora tanto vale finire in maniera virtuale la stagione, affidandosi a quegli eSports che sembrano andare tanto di moda visto che ormai ogni società si sta dotando di una squadra per ben figurare in questo campionato parallelo. La mia è ovviamente una provocazione, sia perché è impossibile che una tale soluzione possa solo diventare un'ipotesi, sia perché – e chi mi conosce lo sa – gli eSports per me non hanno ragione di esistere al di là delle sfide fra amici o qualche serata in solitaria per ammazzare il tempo in attesa di tempi migliori.  Ma calcio finto per calcio finto, perché senza tifosi il calcio è tale, tanto vale votarsi alla soluzione peggiore sperando che poi a settembre, contrariamente a quanto sta circolando con sempre maggiore frequenza, si possa tornare sugli spalti e ridare vita a questo sport. Starà ovviamente ai governi, della nazione e del calcio, trovare la soluzione per superare uno dei momenti più neri che si siano vissuti dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi e limitare al massimo i danni (ovvero la scomparsa di club e posti di lavoro).

Chiudo il mio spazio odierno raccogliendo le parole di una campionessa assoluta come Federica Pellegrini che nella giornata appena passata ha chiesto maggiore attenzione anche agli altri sport che stanno vivendo nell'incertezza quanto e più del calcio. “Devo dire che quando si parla di far riprendere lo sport, sento parlare solo di calcio e mi dispiace. - ha spiegato la nuotatrice - Senza nulla togliere al calcio, esistono anche gli altri sport e sono altrettanto importanti”. Ed è così perché al di là del fatto che il calcio sia il più seguito e ricco, il dibattito non può limitarsi solo a esso. I club calcistici e i suoi dipendenti non sono gli unici a rischiare in questo momento di crisi e non è giusto che si spinga, anche sfidando la logica e le indicazioni delle autorità sanitarie, per un solo sport e ci si dimentichi di tutti gli altri.