L'emergenza calendario e la riprova che la Serie C sa trovare soluzioni adatte. San Benedetto e Livorno, due realtà vittime dei loro fantasiosi personaggi senza presente né futuro. In Toscana, però, sembra esserci almeno una via percorribile

02.04.2021 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    Vedi letture
L'emergenza calendario e la riprova che la Serie C sa trovare soluzioni adatte. San Benedetto e Livorno, due realtà vittime dei loro fantasiosi personaggi senza presente né futuro. In Toscana, però, sembra esserci almeno una via percorribile

Per chi fa il mestiere del giornalista non c’è cosa più difficile e al tempo stesso importante del trovare il giusto attacco (l’inizio) per l'articolo che si sta per scrivere. A volte arriva in maniera spontanea e immediata. Altre, invece, è più complicato del trovare il secondo calzino di quel paio che tanto ti piace, ma che la lavatrice sembra proprio aver ingoiato senza preavviso.

Ecco, quello che state leggendo è un di quegli articoli il cui avvio è stato decisamente complesso. E così mi sono trovato a chiedermi il perché di tante difficoltà. La risposta? Il senso di fastidio (incazzatura o ienatura i primi sinonimi o presunti tali a disposizione) che mi ha pervaso nel dover unire nel medesimo scritto quanto avvenuto nelle scorse ore in merito alla gestione dei match rinviati a causa della pandemia e quello sulla difficile situazione finanziaria della Sambenedettese.

Da una parte, infatti, ci sono le società e la Lega Pro stessa che oramai da un anno affrontano le difficoltà dovute alla pandemia, arrivando ieri a trovare una soluzione che permetta al campionato di terminare regolarmente seppur allungandosi di una settimana, mentre dall’altra rimangono vive le immagini della conferenza stampa dei calciatori del club di San Benedetto del Tronto che, seppur senza stipendi dallo scorso novembre, hanno scelto di dare ancora tempo alla società per saldare tali spettanze posticipando lo sciopero ventilato per il match contro il Matelica.

La prima è stata la riprova degli effetti del lavoro concertato ed efficace che la terza serie è riuscita a portare a termine per riemergere da una situazione venutasi a creare per cause di forza maggiore. La seconda è, invece, la conferma che certe situazioni, seppur di fronte a regolamentazioni più stringenti introdotte negli ultimi anni e che hanno ridotto oggettivamente il numero di tali casi, possono ancora capitare. In barba a chi rispetta le stesse regole e chi cerca di farle rispettare.

Ecco da dove deriva il fastidio di cui sopra. “Stessa storia, stesso posto, stesso bar” dicevano un tempo gli 883. Eppure ogni volta c’è sempre qualcosa di nuovo che ti spiazza. Un tempo ci trovavamo a riflettere e a sorprenderci d'imprenditori nostrani dei quali sapevi il giusto; adesso invece i volti nuovi arrivano dal Sudamerica o dall’est asiatico, ancor già fantasiosi, esotici e impalpabili dei loro predecessori.

Quasi pittoreschi, come il fantomatico manager di origini indiane che era stato avvistato settimane or sono a Livorno con la chiara (secondo chi poi...) intenzione di visionare i libri contabili e capire la fattibilità dell’operazione per l’acquisto del club labronico. Società, quella attualmente ultima nel Girone A della Serie C, che ancora oggi continua a non avere un futuro. L’aumento di capitale tanto atteso non è arrivato così come la proposta di acquisto da parte di Franco Favilla. E ora? L’unica possibilità credibile, ma anche la più complicata, è e rimane quella dell’azionariato popolare nato in città. E’ senza alcun dubbio una strada in salita, ma è una strada ancora percorribile. Cosa che a San Benedetto al momento non sembra esserci. Anche se i giocatori, i dipendenti e gli stessi tifosi continuano a crederci e a sperarci. Nonostante sia tutto in mano di fantomatici imprenditori tutt’altro che credibili. Capite adesso il fastidio?