LA STAGIONE RIPARTIRÀ ANCHE SE NON SI SA QUANDO. SERIE C D'ÉLITE? MI PIACE. PUÒ ESSERE LA SVOLTA! GHIRELLI AL VERTICE DEL CALCIO ITALIANO. L'IDEA DI RIFORMA DI GALLIANI MI AFFASCINA MA NON MI CONVINCE

10.04.2020 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    Vedi letture
LA STAGIONE RIPARTIRÀ ANCHE SE NON SI SA QUANDO. SERIE C D'ÉLITE? MI PIACE. PUÒ ESSERE LA SVOLTA! GHIRELLI AL VERTICE DEL CALCIO ITALIANO. L'IDEA DI RIFORMA DI GALLIANI MI AFFASCINA MA NON MI CONVINCE

Più passano i giorni e più che la via sembra tracciata. Non si sa ancora né come né quando ma la stagione, che sia Serie A, B o C, riprenderà. Il sottoscritto nelle ultime settimane si è dichiarato apertamente a favore di uno stop ai campionati per favorire sia la scomparsa della pandemia sia la creazione di un tavolo per il rinnovamento dell’intero sistema calcistico, ma credo che oramai non si possa far altro che prendere atto di tutto questo, cercando di estrarne il meglio possibile. Avanti, dunque, seppur con modalità tutte da studiare e con una serie di punti interrogativi lunga un chilometro.

GIÙ LE MANI DALLA LEGA PRO? MA ANCHE NO! - Data per assodata la decisione che i vertici del nostro calcio ufficializzeranno solo fra qualche settimana, per mia inclinazione personale sono piuttosto bravo a trovare le pecche in tutte quelle situazioni che ai più appaiono belle e i lati luminosi sugli orizzonti più bui. Un bastian contrario. Per alcuni un enorme rompipalle. Ecco allora che dal calderone di questi giorni voglio tirar fuori l’idea della realizzazione di una nuova Serie C. Un rinnovamento che, per alcuni, avrà sicuramente un volto vintage. Il riferimento è alla proposta di creare una terza serie d’elitè, distinta per ambizioni e possibilità economiche dal resto della categoria. Una Serie C con venti “teste di serie” identificate fra le società più forti e solide, in grado di essere il ponte finale fra i grandi e la base del professionismo. La restaurazione di C1 e C2 potrebbe essere un modo per semplificare e spiegare il concetto. Una suddivisione, questa, che renderebbe ancor più graduale il passaggio al grande calcio, con l’intento di facilitare il processo di ambientamento in un verso e nell’altro, comprendendo dunque anche quelle società che per sfortuna o demerito fossero costrette a lasciare il remunerativo palcoscenico della cadetteria. Un’idea che permetterebbe una maggiore stabilità di sistema, con la C che rimarrebbe a sessanta squadre seppur in maniera diversa dal passano. Gabriele Gravina è sempre stato stuzzicato da questo tipo di riforma e Ghirelli pare aver aperto le porte ad una valutazione.

SERIE C AVANTI A TUTTI - Rimanendo nelle stanze dirigenziali della Lega Pro dopo l’accordo ufficializzato con AIC e AssoAllenatori circa le modalità per il taglio degli stipendi e la contemporanea richiesta al Governo di una rete di supporto a favore delle società della Serie C, non c’è altro che da fare i complimenti a Francesco Ghirelli. Benché la sua scelta di sovraesporsi mediaticamente possa non piacere, nonostante abbia permesso alla terza serie di tornare al centro della scena calcistica in maniera costante, che alcune scelte non abbiano avuto il successo sperato (Capotondi in primis) e che la battaglia sul semiprofessionismo non abbia ancora sfondato (anche se l’ipotesi di una nuova Serie C possa essere il volano perfetto), i continui attacchi nei suoi confronti (così come in quelli di Gravina) di alcuni vecchi brontoloni fuori dai giochi, alla disperata ricerca di visibilità con tanto di inoltro costate e scellerato via Whatsapp dei loro scritti, sono la riprova che qualcosa in questa lega stia cambiando. E sia destinato a farlo ulteriormente. Tanto da mandare fuori giri questi novelli “leoni da tastiera”. Nessuno, né in Serie A né in Serie B, ha agito celermente e con profitto in questo momento di emergenza quanto Ghirelli e il suo entourage. Sono i fatti a dirlo e non le opinioni.

STAGIONE AD ANNO SOLARE - Chiudo lo scritto di oggi con l’idea lanciata da Adriano Galliani, ad del Monza e vecchia volpe del calcio italiano, dai microfoni di Radio24 qualche giorno fa. In sintesi: complice la necessità di terminare la stagione attuale, perché non prenderci tutto il 2020 per farlo, magari a porte aperte, e riprogrammare i tornei italiani sulla base di un calendario ad anno solare, con una stagione 2021 da gennaio a novembre con una pausa nel mezzo per l’Europeo e col Mondiale in Qatar fra novembre e gennaio 2022 a chiudere il tutto? L’idea è accattivante, ricorda il calcio sudamericano e ha il fascino tipico di ciò che non abbiamo mai provato. E’ altrettanto vero, però, che potrebbe rivelarsi uno stravolgimento troppo importante per un sistema che già adesso non sa in quale modo riuscirà a sopravvivere, con quali protagonisti e con quali liquidità. Una scelta del genere potrebbe essere un azzardo troppo grande. Soprattutto adesso.