Lotta per evitare i divieti di trasferta: i fatti di Monopoli non aiutano la "battaglia". Antonini-Trapani, opportuno ricucire
Editoriale di oggi che si apre con il testa a testa tra Arezzo e Ascoli, un duello ricco di colpi di scena e capovolgimenti di fronte che sta entusiasmando tutti gli appassionati di calcio e che emetterà il verdetto definitivo e inappellabile negli ultimi 90 minuti. Mentre negli altri gironi Vicenza e Benevento hanno sbaragliato in largo anticipo la concorrenza, nel raggruppamento B è ancora tutto da decidere. Comunque vadano le cose è doveroso togliersi il cappello a cospetto di due realtà blasonate che hanno dato spettacolo e che, per quanto prodotto, meriterebbero in egual misura di salire in cadetteria senza passare dagli spareggi playoff. In virtù degli scontri diretti l’Arezzo è in vantaggio sui bianconeri, ma occhio alla Torres che ha bisogno di fare almeno un punto in terra amaranto per evitare sgradite sorprese. Ma i favori del pronostico sono tutti dalla parte di Bucchi, allenatore che in passato sembrava un autentico predestinato e che, riportasse in B il popolo aretino, si rilancerebbe a grandi livelli. Focus anche sul Foggia che rischia di retrocedere tra i dilettanti al termine di una stagione che sarebbe eufemistico definire fallimentare. Senza le penalizzazioni di Trapani e Siracusa la retrocessione aritmetica sarebbe arrivata già da un pezzo e solo un miracolo tiene ancora vive le residue speranze playout. Disputare la proverbiale partita della vita in uno Zaccheria tristemente a porte chiuse sarà un enorme svantaggio per un gruppo di calciatori tecnicamente molto limitato, ma che avrebbe potuto esaltarsi con 10mila persone a spingere dal riscaldamento fino al 95’. E’ inammissibile, intollerabile e vergognoso assistere a scene come quelle di Monopoli, con pochi facinorosi (per fortuna individuati e arrestati, sia Daspo a vita) che macchiano l’immagine di un popolo profondamente innamorato della propria città e della squadra di calcio e che ha fatto brutta figura a livello nazionale. E purtroppo non è la prima volta che in terra foggiana si verificano episodi di cronaca nera e per nulla associabili al mondo dello sport. Un assist anche a chi, da qualche anno a questa parte, vede nei divieti e nelle restrizioni l’unico modo per evitare scontri e problematiche di ordine pubblico: come potremo portare avanti la nostra battaglia facendoci portavoce di centinaia di migliaia di persone perbene se non si isoleranno questi teppisti? L’immagine di raccattapalle e calciatori nascosti dietro i tabelloni pubblicitari per difendersi da potenziali aggressioni fisiche è agghiacciante, ricordiamoci sempre che stiamo parlando di un gioco e che gli atleti sono anzitutto ragazzi con famiglie incollate alla televisione che hanno vissuto momento di panico e terrore. Vergogna, semplicemente vergogna. A Trapani, invece, il salto all’indietro in D non ha sorpreso nessuno. Il -25 avrebbe ammazzato anche un leone e, nell’ultimo mese e mezzo, la formazione di Aronica (che ha perso molti big a gennaio) è letteralmente crollata soprattutto sul piano psicologico.
Vorremmo però fare una riflessione su Antonini. Presidente sicuramente vulcanico, a volte fuori dalle righe e che certo non ha favorito un clima sereno con parte dell’ambiente, ma al quale non bisognerà mai disconoscere il merito di aver investito milioni di euro per riportare i siciliani in C. L’organico allestito nelle ultime due stagioni, sulla carta, poteva ambire alla promozione diretta, ma il calcio non è una scienza esatta e qualcosa si è inspiegabilmente inceppato. L’auspicio è che possa esserci un chiarimento tra tutte le componenti perché Antonini (che proseguirà la sua battaglia in sede civile) è comunque sinonimo di solidità finanziaria e potrebbe essere l’unico in grado di risollevare le sorti dei siciliani in breve tempo. Dopo il Pontedera, infine, un’altra simpatica realtà saluta il professionismo. Si tratta della Virtus Verona del factotum Fresco incappato in quella classica annata storta in cui non ha funzionato nulla. Anche a loro l’augurio di un presto ritorno. Perché il bello della C non è solo la piazza blasonata con 10-12mila tifosi sugli spalti, ma anche la realtà di provincia che tiene testa alla big scrivendo pagine di storia valorizzando i giovani.
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