Luca, c’è silenzio e silenzio. La Serie C prende forma, sulla Riforma Zola un autogol finito bene

Luca, c’è silenzio e silenzio. La Serie C prende forma, sulla Riforma Zola un autogol finito beneTMW/TuttoC.com
Oggi alle 00:00Il Punto
di Ivan Cardia

Passano i giorni, resta l’angoscia. Non si può non partire dall’editoriale che non avete letto, quello del nostro Luca Esposito, che non ne aveva mai saltato uno. Sulle indagini in corso è stato scritto tanto, spesso a sproposito, e si sa ancora troppo poco, ma non ne leggerete qui: a noi Luca manca come uomo, collega e amico. Continueremo a ricordarlo, e ringraziamo chi - come la Cavese, unico tra i tanti club di C che seguiva da vicino ad averlo fatto - ha voluto ricordarlo pubblicamente. Sarebbe stato bello lo facessero, senza necessità di entrare nel merito, anche altri, a partire da chi - la Salernitana - seguiva ancora più da vicino. Ma lo stile non si impara da un giorno all’altro. 

Si dice che the show must go on, purtroppo o per fortuna è vero. Anche se hai il cuore gonfio di lacrime. Lo show della Serie C è pronto a ripartire, con i gironi pronti a essere annunciati - pronostico: l’Inter nel C, anche se vengono sorteggiati -, e il calendario da stilare. Si riparte a ranghi completi, con qualche incertezza ma questo fa parte della vita e dello sport. A Nord il Brescia deve giocare la parte della squadra favorita, a Sud il Bari farebbe meglio a dimenticarsi le speranze di ripescaggio per demeriti altrui: la Juve Stabia non ne ha e farà il campionato di Serie B. I De Laurentiis farebbero meglio a trovare un acquirente, una piazza così merita altro. Nella stagione che inizia andrà a regime il salary cap: è una bella novità, di quella che ci piace definire la Lega dell’innovazione. Perché altri parlano e in C si fanno esperimenti che tornano utili a tutti.

A proposito del contesto globale: qualche giorno fa alla Riforma Zola è stato riconosciuto per legge - l’iter è ancora in corso, ma non dovrebbero esserci problemi - lo 0,5% della mutualità. Sono più o meno 5 milioni, e sono la toppa messa dal Governo dopo l’autogol di averli destinati alla Serie A Women, cioè ai grandi club, che peraltro non l’avevano chiesti. Ecco, le considerazioni sono due, forse tre. La prima: è un bel riconoscimento (alla fine è andata anche bene o benissimo) per l’unica piattaforma che - per usare le parole di Malagò relative a una questione - inverte la clessidra. Se poi funzionerà o meno lo dirà il tempo, ma tifiamo da sempre per la Riforma Zola. Seconda conversazione: bisogna parlarsi. Abodi ha sbagliato e se n’è per fortuna reso conto subito, ma sarebbe stato meglio confrontarsi, forse si sarebbe capito cosa stava accadendo. L’incomunicabilità tra calcio e politica, come quella interna al calcio, è un macigno che ci affossa. Terza considerazione, più ampia: strumentalizzare non aiuta nessuno. Dire che quei soldi andavano al calcio femminile era strumentalizzare una mezza verità. Impedire a Pirlo di allenare la nazionale perché sponsorizzava un’agenzia di scommesse russa - male, ma sappiamo da dove arrivano i soldi dei fondi proprietari di mezza Serie A? - è strumentalizzare per arrivare a imporre le proprie scelte. Avremmo bisogno di uno sguardo d’insieme, ma i primi vagiti del nuovo corso federale ci fanno pensare che, fatte le elezioni, nella sostanza siamo ancora lontani.