QUALE FUTURO A CATANIA? PULVIRENTI È STANCO, RIMANE SOLO LO MONACO. A PIACENZA VINCE L'INTELLIGENZA, TRIESTINA E UNA CONFERMA IN PANCHINA CHE STONA. GIANA, ALBÈ SALVATORE DELLA PATRIA. DI NUOVO

02.10.2019 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    Vedi letture
QUALE FUTURO A CATANIA? PULVIRENTI È STANCO, RIMANE SOLO LO MONACO. A PIACENZA VINCE L'INTELLIGENZA, TRIESTINA E UNA CONFERMA IN PANCHINA CHE STONA. GIANA, ALBÈ SALVATORE DELLA PATRIA. DI NUOVO

Mentre in tv scorrono le immagini delle notti di Champions League mi ritrovo a fare il punto della situazione su quale argomento affrontare nel mio pezzo per TuttoC di questa settimana. La situazione in casa del Catania? Il "caso Cacia" a Piacenza? La panchina senza un vero padrone a Trieste? Oppure la nuova discesa in campo di Cesare Albé in quel di Gorgonzola? Ragionando fra me e me ho pensato: perché non affrontarli tutti. Ecco allora, in rigoroso ordine alfabetico, il punto sui casi più caldi della Serie C in questi primi giorni di ottobre.

Il futuro del Catania - Non è solo il campo, con tre sconfitte in altrettante trasferte per la formazione di Camplone, a preoccupare alle falde dell'Etna. Le maggiori attenzioni al momento sono concentrate sul fronte societario. Christian Argurio, ds di grandi qualità che negli ultimi anni ha contribuito in maniera determinante alla costruzione della rosa, ha salutato la Sicilia e l'Italia intera per accettare la sfida propostagli dall'Hajduk Spalato, storica società del calcio croato. Una perdita, questa, assolutamente non di poco conto. In aggiunta a tutto questo risuonano nelle orecchie di tifosi e addetti ai lavori le parole pronunciate da Antonino Pulvirenti pochi giorni fa: "Sono stanco e non ci sono acquirenti all'orizzonte". Difficile dunque fare previsioni a medio-lungo termine per la società rossoazzurra. La lotta sul campo è dura, durissima, e fuori dal rettangolo verde le certezze si riducono ad un solo nome: Pietro Lo Monaco. In questo momento viene da chierdersi: basterà davvero?

Giana-Albè, di nuovo insieme - Dal caldo della Sicilia al primo freddo autunnale della provincia lombarda. Salutati i temi di Catania ecco Gorgonzola. Ecco la Giana Erminio. I due punti raccolti in sette giornate sono la cartina di tornasole migliore per capire le difficoltà di una squadra che negli ultimi anni è sempre stata protagonista di stagioni positive. La cura Maspero nel nuovo campionato non ha regalato le certezze del passato e così la dirigenza ha provveduto a sostituito. Con chi? Con Cesare Albé. Con chi, nei fatti, ha costruito la Giana Erminio come realtà credibile del calcio di Serie C. Ovviamente i meriti di quanto fatto nel recente passato non sono tutti dell'allenatore classe 1950, ma lui è stato senza dubbio alcuno il catalizzatore del lavoro di una società seria, lucida e attenta a non dimenticarsi mai le proprie origini. Tutto bello, dunque, nel ritorno di Albè in panchina? No. Anche perché inizia a sorgere il dubbio che la Giana non riesca ad uscire dall'ombra del suo Lider Maximo, come se non ci fosse un futuro senza di lui. Un legame, questo, che ha del romantico, ma che nel calcio professionistico rischia di essere pericoloso. Bentornato, dunque, ad Albè ma la dirigenza, forse, dovrebbe iniziare a riflettere sul da farsi.

A Piacenza è Gatti vs Cacia - Continua il piccolo Giro d'Italia che mi sono autoassegnato ed eccoci (eccomi) in Emilia Romagna. Stadio 'Garilli'. Comune di Piacenza. Al centro delle attenzioni, manco a dirlo, la querelle nata nei giorni scorsi fra il patron del club biancorosso Stefano Gatti e l'attaccante della formazione di Arnaldo Franzini, Daniele Cacia. Il numero uno contro il bomber. Il titolare e la leggenda, fresca di ritorno a casa dopo i fasti di oltre una decade fa. Fra i due è volato qualcosa in più di qualche parola sul finire della scorsa settimana, tanto che per l'ex Novara non è arrivata la convocazione per il Carpi. Qualche giorno di silenzio, apparente, per sbollire le tensioni, riflettere e ripartire. Tanto è bastato alle parti in causa per ritrovarsi assieme e mettere fine ad una guerra intestina che tutto avrebbe fatto, tranne che il bene di una società e di una squadra che negli ultimi hanno ha dimostrato di avere le capacità per continuare il percorso di crescita intrapreso dopo l'ultimo fallimento e puntare al bersaglio grosso. Alla Serie B. Una scelta intelligente. L'addio di Marco Gatti? Fa male ma è un altro discorso. La continuità societaria è garantita.

Trieste e una panchina ad orologeria - L'addio di Massimo Pavanel alla panchina alabardata era nell'aria da tempo. I risultati non sono mai arrivati in questi primi impegni stagionali e le aspettative erano davvero ben altre. Come Mauro Milanese, deus ex machina del club, ha detto in occasione dell'ultimo impegno in Lega: "Non potendo cambiare 26 giocatori spesso paga il tecnico per tutti". Parole sacrosante. Da qui la scelta di affidare, ad interim, la guida della prima squadra a Nicola Princivalli, uomo d'azienda della società friulana. Un ruolo di traghettatore che ieri la Triestina ha deciso di prolungare. "L’U.S. Triestina Calcio 1918 - si legge nella nota ufficiale - comunica la continuazione del rapporto con Nicola Princivalli in veste di traghettatore della prima squadra". Una scelta giusta per quello che si è visto dall'arrivo di Princivalli al timone della squadra: due vittorie consecutive dopo un tris di sconfitte, corredate da cinque gol fatti e uno solo subito. Una rinascita che rende onore alla squadra e al nuovo allenatore. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perchè confermare Princivalli "in veste di traghettarore"? In questo modo non si da già una sorta di colpa preventiva al tecnico qualora le cose dovessero nuovamente precipitare? E lo stesso Princivalli che autorità potrà avere sul medio periodo su uno spogliatoio che sa bene essere, lui, solo un supplente? Non era meglio, se davvero si crede nelle sue qualità, confermarlo senza quella etichetta tanto fastidiosa

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