Seconde squadre, il conto Juventus e un sogno tradito?

Seconde squadre, il conto Juventus e un sogno tradito?
Dal progetto lanciato da Costacurta nel 2018 alla realtà del 2026: la Juventus incassa 235 milioni con la Next Gen

Era il 9 maggio 2018 quando Alessandro Costacurta, all'epoca subcommissario della FIGC, annunciava a Rivista Undici la nascita delle seconde squadre in Lega Pro. L'Italia era ancora sotto shock per la mancata qualificazione ai Mondiali, la prima nella storia recente della Nazionale, e quel progetto veniva presentato come uno strumento per rilanciare il movimento, non come un'operazione di bilancio. Otto anni dopo, ad aver aderito al progetto sono state, oltre alla Juventus, anche Atalanta, Milan e Inter, e i loro percorsi raccontano storie molto diverse tra loro.

<h2>Il progetto Costacurta: giovani per rilanciare la Nazionale</h2>
L'idea di Costacurta era chiara fin dall'annuncio: dare ai club di Serie A la possibilità di iscrivere una squadra B ai campionati di Lega Pro, con l'obiettivo dichiarato di offrire più minutaggio ai giovani italiani e rilanciare, come disse lui stesso, "un gruppo che va ricostruito emotivamente". Le squadre B, spiegava il dirigente, sarebbero state composte da "tutti under 21, più due fuori quota under 23". Un progetto sportivo, pensato per la Nazionale, prima ancora che per i conti dei club.



<h2>I numeri di Calcio e Finanza: la Juventus regina del player trading</h2>
La realtà, però, racconta un'altra storia, almeno per chi vi ha investito con più continuità. Secondo i dati elaborati da Calcio e Finanza, la Juventus, prima società ad aderire al progetto fin dalla stagione 2018/19 con la sua Next Gen, ha concluso in sette anni 44 operazioni di cessione di giovani transitati dalla seconda squadra. Il conto delle sole plusvalenze, tra il 2019/20 e il 2025/26, ammonta a 187 milioni di euro, pari al 44% del totale realizzato dal club bianconero nello stesso periodo. Sommando bonus e sell-on fee incassati negli anni successivi, il totale sale a quasi 235 milioni di euro. L'ultimo tassello, in ordine di tempo, è il prestito di Vasilije Adzic al Sassuolo.

<h2>Non tutti i club hanno vissuto la stessa esperienza</h2>
Il modello Juventus, però, non è la norma. Anche Atalanta, Milan e Inter hanno scelto negli anni di dotarsi di una seconda squadra, ma con esiti molto diversi sul piano sportivo. Il Milan, in particolare, è retrocesso in Serie D nell'estate 2025 e milita tuttora in quel campionato, un epilogo agli antipodi rispetto al percorso bianconero. L'Inter, dal canto suo, ha archiviato solo la sua prima stagione con la seconda squadra, un progetto ancora agli inizi e dunque troppo giovane per un bilancio, sportivo o economico che sia. Non disponendo di dati finanziari equivalenti a quelli della Juventus per Atalanta, Milan e Inter, il confronto tra i quattro club resta necessariamente limitato al piano sportivo, ma è già sufficiente a mostrare quanto il progetto abbia prodotto risultati disomogenei.

<h2>Un bilancio a due velocità: fatturato sì, rilancio azzurro forse no</h2>
Ecco il punto che merita di essere sottolineato: il progetto nato per rilanciare il calcio italiano dopo un trauma sportivo si è trasformato, per la Juventus, in una delle voci più solide del proprio bilancio. Non è un giudizio sulla bontà tecnica della Next Gen in sé, che ha comunque portato in prima squadra o sul mercato profili interessanti. È una constatazione sui fatti. Un dato che dovrebbe far riflettere chiunque, otto anni dopo le parole di Costacurta, voglia ancora leggere le seconde squadre come uno strumento al servizio della Nazionale, più che come una scelta i cui frutti dipendono, in primo luogo, dal progetto industriale del singolo club.