Avellino, Pezzella a TLP: "Sono in scadenza...In futuro? Continuerò a giocare. Rastelli un grande allenatore. Con mister Braglia..."
Ancora un altro trionfo per Luigi Pezzella. Il difensore esterno classe 1980 ha appena ottenuto la sua quinta promozione con l’Avellino, dopo le due promozioni a Sorrento e quelle di Castellammare, e stavolta l’ha fatto come “chioccia” per i giovani. Intervistato in esclusiva da Tuttolegapro.com, Pezzella ha ammesso di fare fatica a indicare una sola di quelle promozioni da ricordare più delle altre, perché hanno tutte il medesimo valore. Gli piacerebbe stavolta partecipare più attivamente al campionato di Serie B, che nello scorso campionato non riuscì a disputare, ma molto dipenderà dai piani societari: intanto pare che per Pezzella si siano fatte avanti alcune società importanti sempre in Prima Divisione. Benché abbia superato la trentina, egli vuole continuare a giocare su buoni livelli.
“Diciamo che c’è stato l’ennesimo successo personale, ed è stato un trionfo molto importante – afferma Pezzella – perché per come erano i presupposti della vigilia, di portare l’Avellino a fare un campionato tranquillo, abbiamo ottenuto un risultato straordinario. Secondo me non eravamo la squadra più forte, almeno sulla carta. Però sul campo abbiamo dimostrato di essere in grado di raggiungere il primo posto”.
Quindi una specie di miracolo?
“Sì, un miracolo voluto da tutti, perché quando si vince i miracoli ci sono, ma nel calcio le cose te le vai a cercare. Sono i numeri che parlano chiaro: migliore difesa, migliore attacco, e sono dati importanti”.
Per la prossima stagione ora la sfida sarebbe quella della riconferma in B?
“Sono in scadenza di contratto, ancora non ho parlato con la società, ma per quanto riguarda il futuro dovreste parlare con il mio agente – Mariano Grimaldi – Ci sarà tempo per valutare, intanto abbiamo queste partite di Supercoppa con il Trapani, poi ci saranno le vacanze”.
Come mai un difensore fa sempre più fatica a essere riconfermato dopo una promozione in categoria superiore? Almeno rispetto a un attaccante.
“E’ stato sempre così: nel calcio gli attaccanti sono quelli che vengono messi un po’ più in luce, ma per far fare gol agli attaccanti ci vogliono tante cose. Io gioco sull’esterno, quindi, abituato a giocare sulla fascia, devo comunque correre tanti metri per arrivare al cross. Il difensore è sicuramente quello di cui si parla un po’ meno, così come i centrocampisti”.
Se la regola sugli under venisse rimodulata, per non dire abrogata? In Lega si sta valutando questo.
“Sarebbe un bene per tutti: un giovane, se è forte, gioca. Senza bisogno di nessuna regola. Nella mia carriera ho avuto sempre under nella mia posizione, ma alla fine mi sono sempre ritagliato il mio spazio, perché ho dimostrato”.
Torniamo al campionato: è data per favorita la Nocerina nei play-off, anche se è quarta. In questa lotteria quanto contano le motivazioni?
“Sì, ho giocato due volte i play-off per la promozione in B, e li ho giocati da quinto in classifica. Con la Juve Stabia eravamo molto motivati. Arrivare secondo ti dà un certo vantaggio dovuto al regolamento, ma la squadra quinta in classifica può costituire anche una sorpresa, come potrebbe essere il Pisa. Di solito le squadre che partono da quinte giocano con la testa più sgombra. Però la Nocerina resta comunque la compagine più forte”.
La Nocerina tuttavia ha perso a Sorrento ieri.
“In questi finali comunque contano le motivazioni. Una cosa è andare in campo per cercare di fare il secondo o il terzo posto, un conto è invece giocare come ha fatto il Sorrento che lottava per non retrocedere direttamente. È stata una partita in cui la differenza l’hanno fatta le motivazioni. Giocare per un piazzamento è diverso dal giocare per evitare il baratro”.
Secondo lei qual è stato il miglior difensore della Prima Divisione?
“Ce ne sono tanti di difensori interessanti. Magari come terzino, l’Avellino ha Zappacosta che ha grandi qualità anche se deve migliorare a livello difensivo. Ne ho visti anche altri validi. Negli anni ci sono stati dei difensori che hanno fatto il salto in categorie superiori”.
Poteva avere di più dalla sua carriera?
“A trentadue anni posso dire che potevo ambire a fare una carriera diversa, ma sono contento. Ho fatto parecchia gavetta, ma comunque ho vinto tanto. Per me è meglio fare campionati di vertice come li ho fatti io che giocare campionati di Serie B per la salvezza. Qualche rammarico ce l’ho per l’infortunio che ebbi al tempo del Foggia, ma ognuno si assume le sue responsabilità. C’è stato Dario Rossi, che è il nostro allenatore in seconda, che mi ha detto che sono stato un po’ superficiale e potevo fare un altro tipo di carriera. Ho giocato sempre in piazze importanti, anche se a Castellammare ad esempio avevo qualche giocatore importante come Dianda davanti”.
C’è stato un po’ di attrito con Piero Braglia?
“Personalmente con Braglia avevo un bel rapporto anche al di fuori del campo. Con lui devi essere una persona di carattere, perché cerca sempre di tirare fuori il meglio dagli altri. Magari facendo le scelte non si è comportato benissimo con me, però non ho rammarico verso quello che è successo. Lo ritengo uno dei migliori allenatori in circolazione, anche se sotto l’aspetto caratteriale è una persona molto esigente: se becca il giocatore con un carattere un po’ emotivo, rischia di perderlo. Mi ha sempre fatto giocare, poi però sono state fatte delle scelte diverse come quella di Biraghi. Potevo giocarmi le mie carte, avrei fatto più della metà delle presenze in Serie B, ma sono successi diversi episodi che mi hanno spinto ad andare via”.
Tra i cinque campionati vinti in carriera, qual è quello che rimarrà sempre nel suo cuore?
“Quando vinci, è difficile dimenticarli. Abbiamo fatto una grande festa ad Avellino, è difficile dimenticare poi i moltissimi tifosi a Catanzaro, è difficile dimenticare la vittoria di Roma con la Juve Stabia… E’ bello vincere questi campionati, perché rimangono negli annali delle squadre dove si va a giocare”.
Dove si vede la prossima stagione, e cosa le piacerebbe fare a fine carriera?
“Per quanto riguarda la prossima stagione, il mio agente mi ha accennato che mi segue qualche società importante, ma bisogna aspettare dopo la Supercoppa. Per quanto riguarda il futuro dopo aver smesso di giocare a calcio, non so, perché non voglio smettere. Sono stato sei mesi senza giocare dopo l’infortunio, e non esistono categorie. Quando c’è la passione per il calcio, è come una droga. A parte l’infortunio grave di quattro anni fa, sono un giocatore molto sano a livello fisico, quindi fin quando starò bene voglio ancora vincere. La prossima stagione sarò sicuramente in una piazza importante”.
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