Campisi a TLP: "Torno a giocare per far meglio di prima: sarò calciatore-imprenditore. Vi racconto il mio primo addio al calcio"
Se il futuro non fa rima con calcio è meglio pensare ad altro. Anche se hai piedi vellutati e hai giocato con grandi risultati nel vivaio più importante d'Italia. Per farlo ci vuole coraggio e intelligenza: nel cambiare vita, nel costruirsi una nuova professione.
Poi succede, però, che il richiamo del pallone è troppo forte, specie se è stato tutto per te in tanti anni.
E per questo, come un amante pentito, decidi di tornare indietro. Non per vivacchiare ma per tentare di nuovo quella scalata interrotta, a causa della sfortuna, qualche anno fa. Se ci avete capito poco o nulla fa niente, leggete l'intervista esclusiva di TuttoLegaPro.com a Luisito Campisi, centrocampista dai piedi buoni classe '87, e poi ritornate a questa introduzione.
Un anno fa davi l'addio al calcio. Adesso si prospetta un clamoroso ritorno?
"Ho una voglia matta di giocare di nuovo a calcio. Mi manca il clima dello spogliatoio, stare insieme ai compagni, l'adrenalina della gara, la gioia per un gol. E' difficile rinunciare a una passione, ci ho provato ma non ci sono riuscito. Aver lasciato il calcio è stato come lasciare qualcosa in sospeso: ho rosicato tanto perché ho una grande autostima e sapevo di poter fare di meglio. Ho le qualità per giocare ad alti livelli.
Per fortuna sono ancora giovane e sono in tempo per rientrare. L'ultima stagione ho fatto una scelta di vita, sono rimasto un anno senza giocare per costruirmi un futuro fuori dal calcio. Ci sto riuscendo e penso di poter anche tornare a giocare. Non per soldi, ma per divertimento".
Dodici mesi fermi però non sono uno scherzo...
"C'è chi rimane fermo un anno per infortunio e poi riprende, non vedo perché non possa farlo io. Fisicamente sto bene, mi sono sempre tenuto in forma e non ho problemi di nessun tipo. So che trovare un team dopo un anno di inattività non sarà facile ma penso di poter tornare alla grande: ho ritrovato motivazioni e un miglior equilibrio personale.
Attualmente sto aspettando delle risposte da alcune squadre, non voglio far nomi per rispetto. Nel mio caso sarà importante trovare un direttore sportivo o un mister che creda in me perché, giustamente, l'ultimo anno non ho calcato i terreni di gioco. Ma a calcio non disimpari a giocare. Io prima di firmare voglio andare in ritiro per mostrare quello che so fare".
Hai 27 anni e una discreta carriera alle spalle, con stagioni ad alto livello in Lega Pro. Adesso qual è l'obiettivo?
"La mia è una sfida con me stesso: voglio far meglio della mia precedente carriera. Sembra impossibile ma non lo è: nel calcio si vive di momenti, di attimi, basta una partita per cambiare la carriera di un giocatore: penso che Parolo giocava con me a Verona e ieri ha debuttato ai Mondiali, Cerci era con me in Nazionale Under 20 ed è anche lui in Brasile. Senza dimenticare di aver lavorato con giocatori del calibro di Rossi, Lupoli, Consigli, Acquafresca.
Per questo sono pronto ad affrontare la seconda parte della mia carriera. Ho ancora 7-8 anni davanti, se non lo faccio ora non potrò più riprendere. Ad esempio, questo mese, avevo già il biglietto pronto per andare in vacanza in Brasile. Ho rinunciato per continuare ad allenarmi, con la speranza di aver fatto questo sacrificio per una giusta causa.
Sarei dovuto partire con la mia ragazza: lei ha capito il mio amore per il pallone e ha deciso di appoggiarmi in questa scelta. Sono molto fortunato ad averla accanto. Ho scombussolato le nostre vite con questa scelta ma lei non mi ha mai ostacolato. Sono felicissimo di questo".
Domanda vecchia di oltre un anno, ma vogliamo riproporla. Come mai avevi attaccato gli scarpini al chiodo?
"L'ultimo anno a Verona con Mandorlini non ebbi possibilità di scendere in campo, se non in Coppa Italia e in amichevole. A gennaio avevo voglia di cambiare non solo aria ma Paese e andai a Boston, in Major League. Poi feci alcune prove in Romania e Grecia. Mi notò il Panionios e trovai l'accordo con loro. Ma purtroppo la Grecia stava per essere devastata dalla grande depressione economica e venne deciso di non consentire trasferimenti a certe cifre. Tornai in Italia molto deluso perché a un passo da un gran salto di qualità era fallito tutto per sfortunatissime cause esterne.
Per questo decisi di chiudere con il calcio professionistico e di costruirmi una carriera fuori dal calcio, diventando imprenditore al Nord Italia grazie anche all'appoggio della mia famiglia. Non smisi subito, feci anche un anno in Serie D, tra Olginatese e Caronnese. Ma sbagliai l'approccio, l'adattamento alla nuova categoria non fu facile e passai un anno senza divertirmi anche perché in quei momenti avrei dovuto giocare in Serie A greca. Quindi decisi di smettere e di dedicarmi completamente alle mia nuova attività e ai miei multistore".
Come farai a mantenere l'attività imprenditoriale in caso di ritorno al calcio giocato?
"Ho gettato le fondamenta da tempo e quindi non dovrò dedicargli lo stesso tempo di prima. In più ho persone affidabile che gestiscono con me e per conto mio l'attività: questo mi permetterà di avere più tempo libero da dedicare al calcio. Certo, dovrò considerare anche la provenienza geografica di eventuali offerte: non posso fare le valigie e andare via, non voglio buttare all'aria tutto. Anche se, in caso di un'intrigante proposta dal Sud Italia, ci penserei due volte prima di rifiutarla. Nella vita mai dire mai...".
Pensi che le regole sui giovani influiranno in negativo sulla tua ricerca di squadra?
"Il calcio in Italia è stato rovinato da regolamenti senza senso. Se un giovane è bravo gioca, non deve prendere il posto a chi merita ma non è più un ragazzino. Un sacco di giocatori hanno perso il lavoro e si trovano a spasso, magari con famiglia. E' bruttissimo vedere un trentenne bravo che deve lasciar spazio a un 18enne scarso. Ho smesso di giocare a pallone anche per questo, era una delle cause. Ora per fortuna non gioco a calcio per un discorso economico ma solo per passione e forse questo mi aiuterà".
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