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Cioffi: "Non vedo piu le scuole calcio di una volta, azzererei tutto"

Cioffi: "Non vedo piu le scuole calcio di una volta, azzererei tutto"TMW/TuttoC.com
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Oggi alle 11:30Interviste TC
di Laerte Salvini
fonte Intervista a cura di Raffaella Bon

Esperienza, visione e una carriera costruita tra campo e panchina. Renato Cioffi, oggi alla guida dell’Apice ma con un passato significativo tra i professionisti, analizza con lucidità lo stato del calcio italiano, partendo dalle fondamenta: il settore giovanile. Tra riflessioni critiche e spunti concreti, l’allenatore non si limita a fotografare le difficoltà del sistema, ma indica una strada precisa, fatta di competenza, programmazione e valorizzazione dei giovani. Dalla crisi della Nazionale, reduce da anni complicati, fino ai segnali di speranza rappresentati dall’Under 21, passando per il ruolo degli allenatori nei vivai e uno sguardo ai campionati: Cioffi ai microfoni di TuttoC offre una lettura diretta e senza filtri, arricchita anche da riferimenti personali e da un legame ancora vivo con diverse piazze del calcio italiano.

Il calcio giovanile italiano va rifondato?
“Per quanto riguarda il settore giovanile, è certo che va ricreato e soprattutto affidato a persone competenti. Bisogna partire anche dalle scuole calcio che, anche se private, devono essere controllate. Non vedo più le scuole calcio di una volta: oggi spesso sono diventate un parcheggio per le mamme, dove i ragazzi vengono lasciati un’ora e mezza o due mentre loro fanno altro. Questo è grave e fa capire quanto si sia perso il senso della formazione.”

Dopo tre Mondiali saltati, cosa va cambiato nel sistema calcio italiano?
“Io credo che non bisogna semplicemente cambiare qualcosa, ma azzerare tutto e ripartire da capo. Tre Mondiali sono una perdita enorme per una nazione come l’Italia calcistica. Serve ripartire da chi deve stare al comando, da chi occupa le poltrone importanti, e capire se può davvero dare direttive giuste. Solo così si può costruire qualcosa di nuovo e credibile.”

L’Under 21 può rappresentare un punto di ripartenza?
“In questo momento l’Under 21 è sicuramente la nota positiva del nostro calcio. Ci sono giovani interessanti e bisogna lavorare in continuità su questo gruppo, dando loro la possibilità di esprimersi di più anche nei club. Non ho nulla contro gli stranieri, per carità, ma negli ultimi anni abbiamo esagerato. Squadre importanti, che prima costituivano l’ossatura della Nazionale, oggi hanno pochi italiani e spesso anche con un’età avanzata.”

Il tema degli allenatori nei settori giovanili è centrale?
“Il discorso dei mister che fanno due lavori è relativo fino a un certo punto. Il vero problema è la qualificazione. Nei settori giovanili e nelle scuole calcio ci sono persone che non hanno nemmeno il patentino e magari non hanno mai giocato a calcio. Serve una struttura tecnica fatta da allenatori qualificati, che possano trasmettere esperienza sul campo. Leggere i libri non basta. Bisogna smettere di scegliere ‘gli amici degli amici’ o pagare poco pensando che un allenatore valga l’altro.”

Tornando al campionato: il Grosseto merita il ritorno tra i professionisti?
“Al Grosseto faccio i complimenti e un grande in bocca al lupo per il futuro. È una piazza che deve stare assolutamente tra i professionisti e il ritorno tra i pro è una bellissima emozione per tutto l’ambiente.”

Arezzo e Ascoli: chi può emergere?
“Sono due realtà importanti. Ad Arezzo c’è Bucchi, che ha fatto il corso con me a Coverciano, e gli auguro il meglio. Ad Ascoli invece c’è un direttore sportivo che è stato un mio giocatore, quindi faccio i complimenti anche a lui per la squadra costruita. Sono due piazze che possono fare bene e credo che almeno una delle due possa arrivare in Serie B.”

Vicenza: che sensazioni ti dà questa piazza?
“Vicenza è una piazza che ti dà emozioni forti. Ha una storia importante, un pubblico caldo e meriterebbe palcoscenici diversi. Sono realtà che quando ritrovano entusiasmo possono fare la differenza.”

Benevento vicino al ritorno in Serie B: che idea ti sei fatto?
“Il Benevento è una squadra strutturata per fare il salto di categoria. Se continua così può raggiungere l’obiettivo, perché ha le qualità e l’organizzazione per stare in Serie B.”